SACRA SCRITTURA - 2 – Introduzione alla Sacra Scrittura

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SACRA SCRITTURA - 2 – Introduzione alla Sacra Scrittura

Messaggio da Don Armando Maria » ven mar 25, 2016 9:39 am

SACRA SCRITTURA - 2 – Introduzione alla Sacra Scrittura (*)

1. Che cos’è la Sacra Scrittura
S’intende per Sacra Scrittura l’insieme di quei libri divinamente ispirati, riconosciuti come tali dall’autorità della Chiesa Cattolica e da essa proposti ai fedeli come Parola rivelata da Dio. Essa si chiama anche Bibbia da un plurale greco che significa Libri. È un nome molto bene appropriato, poiché questo è il vero Libro; tutte le povere produzioni umane non illuminate dalla luce della Fede, non sono che fragili fogli, non sono che parole volubili e vuote. Dio solo può scrivere un libro, cioè un volume pieno d’infallibile e d’incrollabile sapienza.
I Libri della Sacra Scrittura sono stati scritti, sotto l’impulso dello Spirito Santo, da uomini, di molti dei quali noi sappiamo il nome e la storia; anzi sono stati scritti per circostanze storiche particolari, le quali hanno costituito l’occasione ed il motivo prossimo per scriverli.
Dio si è servito di queste circostanze per manifestarsi e, come suol fare sempre, ha utilizzato tutti gli elementi umani che potevano concorrere al suo scopo divino nel parlare all’umanità. L’autore sacro fu mosso a scrivere o da un impulso interno o da circostanze esterne, le quali costituirono il fatto provvidenziale di cui Dio ti servì per muoverlo a scrivere. Dio utilizzò l’uomo come suo strumento, senza togliergli la ragione o il libero arbitrio e senza farne uno strumento cieco. L’opera così prodotta può dirsi tutta di Dio e tutta dell’uomo.

2. Natura dell’ispirazione
L’ispirazione divina non è una semplice assistenza dello Spirito Santo simile a quella che ha il Papa quando parla di Fede o di costumi alla Chiesa universale, non è l’approvazione che Dio dà ad un libro già scritto, ma è un dono gratuito e divino con il quale l’autore sacro viene illuminato e mosso a scrivere ciò che vuole Dio, senza errori relativi al pensiero di Dio o allo scopo altissimo che ha la sua Provvidenza nel consacrare nello scritto certi fatti. Quindi:
l° - Dio muove la volontà a scrivere e la muove ispirandola, o determinandola facilmente con circostanze esterne. Così san Marco scrisse il suo Vangelo per conservare ai fedeli di Roma una sintesi della predicazione di san Pietro.
2° - Dio illumina l’intelletto in modo che l’agiografo scrive solo quello che Egli vuole. Anche ciò che conosce naturalmente, l’autore ispirato lo concepisce nell’atto dell’ispirazione, come cosa da scriversi, e sente in se stesso una luce speciale che gli raccoglie l’intelletto sopra quello che Dio vuole che sia scritto. Questa luce non esclude le qualità naturali dello scrittore, il quale conserva quindi il suo stile, la sua cultura, il suo modo di esprimersi. Siccome Dio conosce tutto ab eterno, ed elegge fin d’allora quelli dei quali si vuol servire per rivelarsi agli uomini, Egli, che non fa mai opere superflue, pone l’autore ispirato nelle condizioni di conoscere anche naturalmente quello che poi dovrà scrivere sotto l’ispirazione. Così per una speciale provvidenza san Marco fu associato a san Pietro nell’apostolato per conoscere anche naturalmente quello che doveva poi scrivere per divina ispirazione. In tal modo Dio, nella sua infinita delicatezza, passa più placidamente, e sforza il meno che è possibile l’autore ispirato da Lui.
3° - Dio assiste l’autore sacro perché non ometta e non aggiunga nulla a quello che Egli vuole che sia scritto, e perché fedelmente lo scriva. Quest’assistenza, però, non è accidentale, ma è tanto intima che l’autore si sente soavemente mosso da Dio, e sente una grande facilità anche nello scrivere. Perciò il Profeta disse: “La mia lingua è la penna di uno scrittore che scrive velocemente” (Sal 44,2).
L’ispirazione non comprende necessariamente la rivelazione di una cosa sconosciuta o occulta, benché possa comprenderla, e neppure ciò che si può conoscere naturalmente, perché, ripetiamo, Dio non fa opere superflue. Così un autore ispirato, per conoscere certi fatti storici, può consultare i documenti o le memorie che esistono già. Così fece san Luca nello scrivere il suo Vangelo.
Ognuno vede quale enorme differenza vi sia tra l’ispirazione divina ed i fenomeni dello spiritismo. Il medium è uno strumento materiale di uno spirito perfido, il quale possiede i centri nervosi del paziente, e ne muove violentemente la mano, perché scriva. L’intelletto del medium non viene rischiarato ma viene confuso; la volontà non viene mossa ma forzata dal movimento meccanico, di modo che il medium, quando scrive, soffre uno spasimo che lo debilita. Nello spiritismo manca una mente direttiva, benché spesso si crede di vederla. C’è una produzione vana, subdolamente perversa, disordinata, inutile, che fanatizza e produce letali conseguenze.
Satana ha voluto scimmiottare la divina ispirazione per accalappiare i gonzi e per togliere loro la fede. Questo potrebbe sembrare un paradosso a quelli che sentono dire dagli spiriti che esiste l’Inferno, che il Papa è veramente il capo della Chiesa, ed altre verità. Ma satana dice spesso anche la verità per indurre gli uomini a crederla non perché Dio l’ha rivelata, ma perché l’afferma lui. Con sottile inganno, allora, satana si sostituisce all’autorità divina che rivela, e tenta fondare le nostre credenze sulla parola vana e perversa che emana da lui, raccogliendo egli l’omaggio della nostra ragione. Senza dire, poi, che egli mescola alla verità gli errori, tentando di renderli credibili proprio per la verità che afferma.

3. Estensione della divina ispirazione
Dio, ispirando un autore sacro, non gli toglie la natura e le abitudini che ha; si serve di lui come di uno strumento libero e ragionevole, e più che sforzarlo, lo guida soavemente nelle sue vie con ammirabile delicatezza. Di conseguenza un autore sacro conserva il suo stile particolare, come si è detto, benché sotto la divina ispirazione esso s’illumini maggiormente, conserva la sua cultura letteraria, benché nella luce divina diventi più equilibrata e più profonda. Lo stile, la perfezione della lingua, l’ornamento delle parole rappresentano il canale per il quale Dio passa con il suo pensiero, ed è chiaro che appartengono all’uomo. È logico che Dio, parlandoci in maniera umana, si serva proprio della parola umana cosa come fluisce dalla creatura che Egli elegge; non si può dire perciò che tutte le singole parole della Scrittura siano ispirate in maniera meccanica, cioè siano dettate o siano scritte con una particolare mozione. Deve però notarsi che quando il Signore elegge una creatura come strumento della sua rivelazione scritta, la prepara accuratamente, la mette nelle condizioni di scrivere più facilmente, e quindi non può negarsi una speciale Provvidenza di grazia in tutta la cultura dell’autore sacro. Con infinita bontà, il Signore lo forma e lo educa, per così dire, utilizzandone tutte le vicende e le circostanze della vita, in modo che l’autore sacro risponda meglio alla propria missione, e si presti più facilmente nelle mani di Dio per il compimento del divino disegno.
Quando il Signore vuol comunicare all’uomo non un fatto soltanto o un insegnamento derivante dall’essenza di un fatto, ma vuol determinare un’espressione in quanto è formata di parole, allora le singole parole sono ispirate, e sono come dettate soavemente attraverso l’intelletto dell’autore sacro. Così la formula dei Sacramenti, una massima che serve a regolare la vita e che forma una legge assoluta, racchiusa nei termini stessi che la esprimono, hanno le singole parole ispirate da Dio. Per esprimerci con un esempio: chi si serve della penna per scrivere, la muove, ma lascia che essa tracci le parole con il profilo speciale del quale è capace; scrive la mano e scrive anche la penna. Ma se la mano ha bisogno di un profilo diverso, allora domina più fortemente la penna, e la sforza con arte a formare un carattere speciale del quale normalmente non sarebbe stata capace. Quando Dio detta le singole parole di una rivelazione, passa nell’intelletto dell’autore sacro con una luce così viva che egli non può esprimersi con altre parole; anche se lo volesse, non troverebbe un’espressione più adeguata di quella che risponde esattamente alla luce che lo illumina.
Nella Sacra Scrittura vi sono spesso citate parole empie pronunciate da gente perfida; quelle parole certo non sono ispirate sol perché si trovano nel Sacro Libro. Dio muove l’autore a scrivere quel fatto ed a citare quelle parole per i suoi altissimi fini; il fine è ispirato, la Scrittura è ispirata, ma non certo le parole dell’empio che sono semplicemente ricordate.
Sicché tutto è ispirato nella Sacra Scrittura, ma non tutto è ispirato nel medesimo modo e per il medesimo fine. Deve perciò rigettarsi l’opinione di quelli che vorrebbero ammettere l’ispirazione divina solo in ciò che riguarda la Fede ed i costumi, perché la Scrittura non ci dà solo insegnamenti di Fede e di morale, ma ci dà anche insegnamenti ricchi di sapienza di ogni genere, ci fa conoscere l’uomo per quello che è, ci mette sotto gli occhi in una sintesi stupenda il mondo con le sue vicende, ci istruisce, ci guida, ci consola, e ci addestra anche a vivere sapientemente sulla terra.
Tutto ciò che è scritto dall’autore sacro è vero, ma di quella verità che compete al genere letterario da lui usato. Tra i libri della Scrittura infatti, alcuni sono storici, altri didattici, altri profetici; il modo di parlare storico non è lo stesso di quello didattico o di quello profetico. Per discernere la verità oggettiva di quello che è detto nella Scrittura, bisogna tener conto anche dello scopo che ha Dio nell’ispirare l’autore sacro, e di conseguenza non può pretendersi di trovare un trattato di scienze in quei passi nei quali il Signore vuole insegnarci semplicemente la via del bene e dell’eterna salvezza, e nei quali parla secondo il modo comune con il quale si esprimono gli uomini, o secondo le apparenze delle cose. Così la Scrittura parla del movimento del sole dall’oriente all’occidente, perché così appare e così ci esprimiamo noi nel parlarne.
Si deve però ritenere assolutamente che nella Scrittura non ci possono essere errori riguardanti la Fede, la morale, la scienza e la storia. Se si trovasse in conflitto la scienza o la storia con il Libro Divino, si può essere certissimi che è la scienza che sbaglia e che la storia è mal compresa. L’esperienza ci mostra ogni giorno che la scienza e la storia, tante volte opposte alla Scrittura dall’umana stoltezza, hanno dovuto ritrattarsi e riconoscere che la verità stava solo nel Libro Divino. Le scoperte scientifiche e storiche, lungi dal contrastare con la Parola di Dio, la confermano ogni giorno più. Gli scavi che si vanno facendo nei luoghi ricordati dalla Sacra Scrittura confermano in modo luminoso i suoi racconti e distruggono radicalmente le asserzioni di quelli che li chiamarono miti. Sarebbe dunque somma stoltezza opporre ad un libro che è passato trionfante in mezzo alle convulsioni dell’umano sapere, una scienza che muta continuamente, che nega oggi quello che affermò ieri, che nel corso dei secoli ha dovuto spesso demolire tutto quello che aveva edificato con tanto orgoglio.
Non ci dilunghiamo eccessivamente su questo argomento generale, poiché nella stessa esposizione della Sacra Scrittura si elimineranno tutte le difficoltà che si incontrano nel Sacro Testo, e si vedrà tutta la mirabile luce che emana dalla Divina Parola.


4. I Libri della Sacra Scrittura
La Scrittura comprende l’Antico Testamento ed il Nuovo Testamento. Si chiama Testamento o Patto, perché è il complesso delle comunicazioni fatte da Dio all’uomo, ed è la solenne promessa della redenzione dell’uomo, del premio che Dio dà ai buoni, e del castigo che dà ai cattivi.
I Libri dell’Antico Testamento, secondo il canone cattolico, cioè secondo l’elenco approvato dalla Chiesa, sono: il Pentateuco, ossia i cinque libri di Mosè: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio. I libri storici, ossia: Giosuè, Giudici, Ruth, i quattro Libri dei Re, i due libri dei Paralipomeni, i due libri di Esdra, Tobia, Giuditta, Ester, i Maccabei. I libri sapienziali o didattici: Giobbe, Salmi, Proverbi, Ecclesiaste, Cantica, Sapienza, Ecclesiastico. I libri profetici: quattro profeti maggiori: Isaia, Geremia (con le Lamentazioni, Baruc e la Lettera) Ezechiele e Daniele; dodici profeti minori: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia.
I protestanti, seguendo il canone ebraico, non accettano come ispirati i libri detti deuterocanonici, e mutilano la Sacra Scrittura dei seguenti libri: I e II dei Maccabei, Sapienza, Tobia, Giuditta, i due terzi dell’Ecclesiastico, alcuni capitoli di Ester e di Daniele, Baruc e la Lettera di Geremia.
I libri del Nuovo Testamento comprendono i quattro Vangeli, secondo san Matteo, san Marco, san Luca e san Giovanni; gli Atti degli Apostoli; quattordici lettere di san Paolo: una ai Romani, due ai Corinti, una ai Galati, una agli Efesini, una ai Filippesi, una ai Colossesi, due ai Tessalonicesi, due a Timoteo, una a Tito, una a Filemone, una agli Ebrei; sette lettere varie: una di san Giacomo, due di san Pietro, tre di san Giovanni, una di san Giuda; un libro profetico: l’Apocalisse di san Giovanni. Sicché i Libri della Sacra Scrittura complessivamente sono 71, e se si riguardano come un libro a parte le Lamentazioni di Geremia, Baruc e la Lettera, sono 73.
I Libri della Sacra Scrittura accettati dagli Ebrei sono scritti in ebraico. Gli altri non sono giunti a noi che nella versione greca. I libri del Nuovo Testamento sono scritti tutti in greco, ad eccezione del Vangelo di san Matteo, che fu prima scritto in aramaico. La versione latina della Scrittura, fatta sugli originali da san Girolamo verso il 390, è chiamata la Volgata, e fu dichiarata autentica dal Concilio di Trento nel 1545. Siccome la Chiesa l’ha fatta sua, è di grandissima autorità. Questo però non significa che non si possa consultare il Testo originale e attenersi ad esso. La Volgata fu tradotta per la prima volta in italiano da mons. Antonio Maria Martini, nel 1778.

5. L’interpretazione e il senso della Sacra Scrittura
Non v’è un libro di profonda cultura che non debba avere chi lo interpreti. Su questa necessità di Magistero è fondato tutto l’insegnamento. Quando poi un Libro esce dal comune, la sua interpretazione non è facile, ma c’è bisogno di tante idee sussidiarie per intenderlo. Come si fa a conoscere la Divina Commedia senza conoscere la storia e lo spirito di Dante? La frase pronunciata da uno scienziato non ha lo stesso valore di una frase pronunciata da un uomo qualunque. Nell’opera di un grande, quello che a primo aspetto può sembrare oscuro e sconclusionato ad una mente volgare e comune è proprio la parte più profonda e più bella.
Chi può dire quanta profondità ci sia nella Sacra Scrittura! Dio ha parlato all’umanità, è vero, ma non perché si è degnato discendere fino a noi la sua Parola si è fatta meschina. Dio parla a noi, ma ha innanzi alla mente i suoi piani, i suoi disegni, il suo Verbo eterno. Egli, dunque, sotto il velo delle parole umane, intende dire tante cose sublimi che a prima vista sfuggono. È per questa profondità della Divina Parola che c’è bisogno assoluto dell’autorità della Chiesa per interpretarla, come c’è bisogno di un dantista per interpretare Dante. “I Sacri Libri – dice Leone XIII nell’Enciclica Providentissimus Deus – sono avvolti da una tal quale religiosa oscurità, cosicché nessuno può a loro entrare senza qualche guida nel cammino; Dio ha voluto provvidamente così, com’è comune opinione dei Santi Padri, affinché gli uomini li scrutassero con maggiore desiderio e studio, e più altamente s’infiggessero nella mente e nel cuore le cose ricavate di lì con tanta fatica, e soprattutto affinché intendessero aver Dio consegnato le Scritture alla Chiesa, allo scopo che essi debbano seguirla come guida e maestra sicura nel leggere e trattare i suoi divini eloqui”.
L’interpretazione della Sacra Scrittura può essere dogmatica ed esegetica. La dogmatica è quella che si fa per una speciale autorità avuta da Dio e di conseguenza con assoluta certezza. Il Concilio Vaticano dichiarò al proposito essere suo intento che nelle cose di Fede e di morale, appartenenti all’edificazione della dottrina cristiana, si debba avere per vero senso della Sacra Scrittura quello che tenne e che tiene la santa Madre Chiesa, a cui spetta giudicare del vero senso e dell’interpretazione della Sacra Scrittura, e perciò a nessuno essere lecito interpretare la stessa Sacra Scrittura contro questo senso, o anche contro l’unanime consenso dei Padri (Sess. III c. 2. De Revelat.).
L’interpretazione esegetica della Scrittura è quella che si fa privatamente, con lo studio accurato del Sacro Testo della dottrina cattolica, e delle varie interpretazioni fatte dai Dottori della Chiesa. Lo studio e la meditazione della Parola di Dio non solo non è impedito, ma è incoraggiato grandemente dalla Chiesa; quello che essa condanna è l’arbitrio personale dell’interpretazione del Sacro Testo, ossia la presunzione d’interpretarlo a proprio capriccio, come fanno i poveri protestanti.
Dio ha parlato all’umanità attraverso lo scritto di autori divinamente ispirati, ed ha parlato attraverso la storia stessa del popolo eletto, da Lui scelto per preparare le vie alla venuta del Redentore. È certo, dunque, che le parole dell’autore ispirato non hanno un senso puramente umano, ma hanno un senso divino che rivela mediatamente o immediatamente il pensiero di Dio. Perciò, secondo la dottrina della Chiesa, si chiama senso della Sacra Scrittura tutto quello che le parole del Libro Divino manifestano sia direttamente sia indirettamente, per volere dello Spirito Santo. I principali sensi della Scrittura sono: il senso letterale che risulta direttamente dalle parole del Sacro Testo, ed il senso tipico, detto anche mistico o spirituale, che risulta indirettamente dalle parole e direttamente dalle cose o dalle persone indicate nelle parole. Il senso letterale può essere proprio quando risulta dalle parole prese nel loro senso comune, e metaforico, quando risulta da una metafora, da un’allegoria, da una parabola o da qualunque altra figura retorica con la quale si esprime il Sacro Testo. Così, quando la Scrittura parla del braccio di Dio, non vuol dire che in Dio ci sia il braccio, ma vuole esprimere quello che è significato con questo membro, ossia la virtù operativa. Il senso tipico è manifestato direttamente dalle cose o dalle persone, chiamate tipi, che per disposizione divina hanno il potere di significare altre cose ed altre persone, chiamate perciò antitipi. Il senso tipico si chiama allegorico quando si riferisce a quelle cose, che devono credersi del Cristo e della Chiesa, tropologico o morale quando figura quello che noi dobbiamo operare, anagogico, quando riguarda il Cielo o la vita eterna (Cf TANQUEREY, vol. I n. 1030).
A volte il significato etimologico di certi nomi, la disposizione stessa delle parole con le quali è raccontato un fatto scritturale e le circostanze che lo accompagnano, indicano un particolare aspetto del pensiero di Dio; così san Paolo afferma esplicitamente che i significati etimologici di Melchisedek e di Salem si riferiscono tipicamente al Redentore e che nel Sacro Testo è taciuta la genealogia di Melchisedek per indicare il Verbo eterno da lui figurato: Melchisedek – dice l’apostolo – il quale prima s’interpreta re di giustizia, e poi re di Salem, vale a dire re di pace, senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni, senza fine di vita, e rassomigliato al Figlio di Dio, rimane sacerdote in eterno (Eb 7,1-3). Questo particolare aspetto del senso tipico, largamente indicato nella Scrittura da tutti i Padri, è chiamato dallo Zapletal (Herm. Bibl., pag. 36) senso tipico verbale.
Quando dal Sacro Testo, con un ragionamento rigorosamente logico e rispondente al senso letterale o tipico certamente inteso dallo Spirito Santo, si deduce una verità, si può dire che essa sia inclusa nella rivelazione, e perciò che faccia parte indirettamente del senso scritturale. In questo caso i Dottori chiamano senso conseguente della Scrittura la verità dedotta rigorosamente dalle parole divine.
Se le parole della Sacra Scrittura si adoperano per manifestare più nobilmente il proprio pensiero, allora si accomodano, ossia si adattano ad un significato che Dio non ha inteso nel Sacro Testo; questo adattamento impropriamente si chiama senso accomodatizio della Scrittura. La Chiesa nella Sacra Liturgia fa spesso questi adattamenti, i quali non sono sempre delle semplici accomodazioni, ma tante volte sono l’applicazione pratica di quello che ha detto Dio, e qualche volta anche la rivelazione dei piani mirabili della Divina Provvidenza, come avviene nelle accomodazioni fatte nella Liturgia alla Vergine Santissima. È evidente che un oratore non sacro potrà usare in senso accomodatizio le parole scritturali contro il senso che esse hanno.
Non può chiamarsi accomodazione l’applicare le parole della Scrittura a cose profane, ridicole, vane, o il farle proprie, per adulare, per imprecare o peggio per esprimere qualche cosa tristemente cattiva. Questo uso irriverente e stolto delle parole sacre, del quale oggi con facilità abusano letterati e poeti, vuoti di espressioni e poveri di idee, fu condannato esplicitamente dal Concilio di Trento, ed è condannato anche dal buon senso e dal rispetto dovuto a Dio, perché spesso equivale ad un parlare blasfemo.
Da questi brevi accenni sui vari sensi della Scrittura si può già intuire di quale ricchezza feconda sia pieno il Libro di Dio. La meditazione accurata dei Sacri Testi, anche nelle parti che sembrano più sterili, ci farà vedere luminosamente che cosa mirabile è la Parola di Dio, e quanto è diversa dalle povere cicalate umane.
Dal fine stesso che Dio ha avuto nel rivelarci la sua Parola, è evidente che Egli ci parla principalmente del Redentore, della sua Chiesa, di quello che ci conduce al Redentore e alla sua Chiesa, e quindi alla vita eterna. Tutto l’Antico Testamento può riguardarsi come un annuncio, una figura ed una profezia del Nuovo, e perciò il senso che domina in tutta la Sacra Scrittura è questo solo, secondo le parole di san Paolo: Tutto questo avveniva loro in figura (1Cor 10,11) e secondo la stessa parola di Gesù Cristo, il quale affermò assolutamente che nella Legge, nei profeti e nei salmi si parlava di Lui; di Lui come Re divino – spiega sant’Agostino – e di Lui nel suo Corpo mistico che è la Chiesa. Si può dunque, anzi si deve rintracciare nella Sacra Scrittura principalmente questa luce che ci illumina e ci vivifica. Quando si trova una vera corrispondenza dicono i Teologi, tra la figura e il figurato, tra il tipo e l’antitipo, è segno certo che nel Sacro Testo è adombrato il Redentore o la sua Chiesa. L’esatta corrispondenza indica che l’interpretazione non è arbitraria né fantastica né errata. Del resto, in questo difficile, cammino noi abbiamo già la guida sicura dei Padri, i quali ci addestrano praticamente a riconoscere nell’Antico Testamento il Redentore e la Chiesa. Con questa guida non c’è pericolo di errare e l’anima trova nel Sacro Libro un orto fiorito, ed un campo ricco di messe e di frutti, dei quali si nutre.

6. Aprendo la Sacra Scrittura
Dovremmo prostrarci e adorare Dio nell’aprire questo Libro divino. È una cosa tanto santa che il solo vederlo deve raccoglierci innanzi a Dio. La Sacra Scrittura è come una lettera – dice san Gregorio – che Dio onnipotente ha mandato dal Cielo alla sua creatura. Sotto il velo delle umane parole c’è il mistero della Parola di Dio. Dio manifesta la sua gloria nell’umanità: la storia, le leggi, le guerre stesse, la sapienza, la vita soprannaturale, le profezie, la liturgia, la preghiera, tutto è manifestazione di Dio. Egli raccoglie in un libro ispirato da Lui la storia, gli avvenimenti e tutto quello che manifestò la sua gloria, affinché ogni anima viva di Lui e lo ami.
Non c’è un libro più vivo della Sacra Scrittura, è sempre fresco, non è mai lettera morta per l’anima che lo legge guidata dal lume della Chiesa Cattolica. Senza la Chiesa Cattolica non si può vedere nulla nella Sacra Scrittura, come non si può vedere un quadro senza la luce; i colori sono vividi alla luce del sole, e nelle tenebre diventano ombre oscure.
La Sacra Scrittura si potrebbe considerare come l’Eucaristia della divina Parola. Sant’Agostino stesso più volte paragona, anzi quasi identifica l’Eucaristia con la Parola di Dio. Nell’Eucaristia Gesù vive sotto gli accidenti del pane, e nella Scrittura il pensiero di Dio sta sotto le specie della parola umana. Il pane si forma dal grano che nasce nei campi ed è il nostro nutrimento materiale; Gesù Cristo lo transustanzia in sé e lo rende nostro nutrimento spirituale. La parola è l’espressione del nostro pensiero; Dio si serve di questa parola per esprimere e comunicare a noi il suo pensiero divino. La verità eterna che Egli ci rivela entra così nella nostra mente e la nutre, penetra nella nostra ragione e la eleva, rifulge nella nostra libertà e la indirizza a Lui. Come è mirabile questo nutrimento spirituale!
Questo Libro divino è, per così dire, come un’incarnazione del Verbo, poiché la divina Sapienza qui si riveste delle nostre povere spoglie, passando per la mente dello Scrittore ispirato. La parola, gli eventi, le vicende umane sono diventate come l’alfabeto della Parola di Dio. Dio ha composto questa mirabile e gigantesca pagina tipografica, con tutti gli elementi della nostra povera umanità, ha scritto questa divina armonia con tutti i suoni della nostra miseria e della nostra piccolezza.
Quando fai girare il disco di un grammofono, per ascoltare la voce che vi è impressa, devi mettere il disco nelle stesse condizioni di velocità nelle quali fu impresso. Se rallenti la velocità il suono si fa rauco e diventa un gracidare; se l’accresci, il suono si fa acuto fino a diventare un sibilo. Non basta leggere la Sacra Scrittura per ascoltare la Parola Divina, bisogna armonizzare il movimento dell’anima con Dio, bisogna leggerla nello Spirito Santo, come nello Spirito Santo è stata scritta. Allora soltanto la voce del Signore risuona nelle nostre menti e nel nostro cuore.

7. I protestanti s’illudono
I protestanti s’illudono di aver la Bibbia; essi in realtà non l’hanno! Il loro libro non è illuminato dalla Chiesa, è un quadro che sta nelle tenebre; sono parole umane quelle, perché non hanno più la divina risonanza; sono espressioni morte nelle quali non vive più la Parola di Dio, ma vive la parola umana, il pensiero individuale, la propria opinione che è come sostanza guasta ed alterata incapace di esprimere il pensiero di Dio! Quando le specie eucaristiche si corrompono, non vi rimane più Gesù, ma solo una sostanza corrotta; nello stesso modo quando la parola della Scrittura è guastata dal libero esame, non è più Parola di Dio, e non è neppure una parola di umana sapienza, è sostanza corrotta dove non nasce la vita, ma brulicano i vermi.
I brillanti di Brera hanno le stesse facce di un brillante vero, ma non riflettono la stessa luce perché sono falsi. Così sono le Bibbie protestanti. Satana, che tenta in tutti i modi di screditare Dio nella nostra terra, ha messo in circolazione una Bibbia tenebrosa per mezzo dei protestanti. Essa è come una lampada spenta, è come un lucignolo fumigante, è come uno strumento senza fiato. È diffusa fra i barbari e fra i popoli civili, ma non fa che discreditare Dio, poiché è senza luce. Che cosa ne possono capire i popoli idolatri, che cosa ne può capire questa nostra generazione, più idolatra dei pagani? Anche l’eunuco della regina Candace leggeva Isaia, ma aveva la sincerità di dire a san Filippo Apostolo: Come posso intendere quello che leggo se qualcuno non me lo spiega? (At 8,31).
Solo la Chiesa Cattolica ha il segreto per comunicare alle anime la Divina Parola; essa sola possiede la chiave di questo cifrario meraviglioso, Essa sola sa far girare questo disco divino, perché dia il vero suono che vi fu impresso; essa sola conosce l’andamento e quindi l’espressione di questa musica celeste. Ogni musica ha in fronte il suo andamento; ma non basta leggerla per interpretarla, ci vuole un maestro che la renda come è stata scritta dal suo autore. Se fosse libera l’interpretazione di una musica, un allegro potrebbe diventare un adagio snervante, ed un patetico potrebbe diventare un... ballabile frenetico.
È necessario scuotere la polvere dell’umana presunzione nel leggere la santa Scrittura, ed è necessario rivolgersi con umiltà alla Chiesa, come l’eunuco si rivolgeva a san Filippo.
Con la libera interpretazione non si esprime il pensiero di Dio, ma il proprio pensiero, deformato dai pregiudizi e dagli errori che si hanno nella mente. Così per i protestanti che negano il Sacerdozio, i sacerdoti diventano soltanto gli anziani; per essi che negano la transustanziazione, l’Eucaristia diventa la cena; per essi che rinnegano la Vergine Immacolata, le delicate attenzioni di Gesù per la Madonna diventano atti di noncuranza e di disprezzo. Gli empi e i miscredenti fanno pietà, ma i falsificatori della Divina Parola fanno sdegno, perché sono i carnefici che piagano il Redentore e lo ricoprono di obbrobrio!
È una menzogna che la Chiesa Cattolica non voglia che si legga la Scrittura. La Chiesa ne ha una fioritura ammirabile nella sua Liturgia, perché là è maggiormente luminosa. Nella Liturgia è Gesù Cristo che opera per mezzo del sacerdote, il quale legge la Divina parola con un mandato speciale della Chiesa, che da solo la rende più penetrante nelle anime. Non a caso occorrono gli Ordini sacri per leggere ai fedeli la Parola di Dio: un suddiacono che legge l’epistola dà alle parole un sapore ed un’espressione particolare. È come una musica per violino eseguita dal violino, mentre la lettura dei laici è come una musica per violino eseguita sulla chitarra. La lettura dei protestanti è afona, è confusa, è urtante, perché non è l’eco della voce divina, ma è l’eco dell’io che è sempre orgoglioso!

8. Come leggere la Sacra Scrittura
Giova qui ricordare alcune parole preziose dell’Imitazione di Cristo: «Chi vuole avere pieno e gustoso intendimento, delle parole di Dio deve conformare la sua vita a quella di Gesù Cristo.
Se tu conoscessi esternamente tutta la Bibbia e tutte le sentenze dei filosofi, che cosa ti gioverebbe questo senza la carità e la grazia di Dio?
Sforzati dunque di staccare il tuo cuore dall’amore delle cose visibili, e rivolgiti alle invisibili. Poiché quelli che seguono i loro appetiti macchiano la coscienza e dissipano la grazia di Dio (Libro I, capitolo I).
A che cosa giova la scienza senza il timore di Dio? Se io sapessi tutte le cose del mondo e non fossi in grazia di Dio, a che cosa mi gioverebbe innanzi a Dio che mi deve giudicare dalle opere?
Non voler sentire altamente di te, ma piuttosto confessa la tua ignoranza… Non tenere di te nessun conto. La nostra opinione e il nostro sentimento spesso ci ingannano e vediamo poco.
A che giova il grande sofisticare di cose arcane ed oscure?… Colui a cui parla l’eterno Verbo si libera da una farragine di opinioni… O verità, Dio, fammi con te una sola cosa in amore perpetuo! Si tacciano tutti i maestri, ammutoliscano tutte le creature davanti a te, a me parla Tu solo!
Quanto uno è più raccolto e più semplice, tanto più facilmente e senza travaglio intende le cose più alte, perché riceve dall’alto il lume dell’intelligenza.
L’umile conoscenza di te stesso ti è strada a Dio più sicura che l’investigazione della scienza (Ivi, capitolo II e III).
La santa vita fa l’uomo sapiente secondo Dio, e conoscente di molte cose» (capitolo IV).
Raccogliamoci innanzi a Dio con grande umiltà e con grande semplicità, aprendo questo Libro Divino. Tocchiamolo anche con rispetto profondo, come si tocca una pisside piena di particole consacrate. È Dio, è Dio che ci parla qui! La Sacra Scrittura è come un vasto e ubertoso campo, con alberi colossali, con fiori soavissimi, con sterpi inariditi, con erbe selvatiche. È il campo di Dio, dove sono trapiantate tutte le umane attività, buone e cattive. I suoi racconti così belli e freschi, così pieni di fascino e di insegnamenti, cosi ricchi di misteri e di riflessi eterni sono come boschetti ricchi di ogni sorta di vegetazione e di profumo.
I salmi, i cantici, le preghiere sono come il gorgheggio placido e soave degli uccelli del campo, o come il placido risuonare di dolcissime melodie lontane che dal cielo giungono a noi sulle ali della divina ispirazione. I libri guerrieri sono come i forti venti di questo campo; i libri Sapienziali sono come aiuole fiorite; i libri legali ne sono come la palizzata e la siepe; il Cantico dei Cantici è come il canto pastorale del Re d’Amore; le voci dei Profeti sono come l’eco dei monti eterni ripercosso nella nostra valle!
Che cosa mirabile è la Sacra Scrittura! È come un mare pieno di vita nascosta dalle sue onde! V’è lo zefiro e la tempesta, il forte riflesso del sole ed il pallido candore della luna e delle stelle, la nave magnifica che solca le acque, la Chiesa Cattolica, figurata in tanti modi nel Libro Divino.
Tutti i libri umani sono come il sillabario del pensiero, di fronte alla profonda sapienza del Libro Divino. I protestanti, con la loro libera interpretazione, hanno reso un sillabario il Libro Divino; hanno fatto come i fanciulli che prendono i libri scientifici della biblioteca paterna e ne ritagliano le figure, per fare i pupazzetti dei loro stupidi giochi.
Vi sono alcuni che per un senso di delicatezza vorrebbero escludere dalla Sacra Scrittura alcune cose. Certo nessuno può leggere la Sacra Scrittura senza farsi guidare, poiché oggi specialmente, le anime sono così povere di spirito e di vita soprannaturale, che certe cose potrebbero leggerle in maniera umana, con fini e con preoccupazioni umane. Ma in generale deve dirsi che se Dio ha conservato la memoria di certi delitti, lo ha fatto per uno scopo altissimo. Sarebbe ipocrisia, e sarebbe un’ingiuria fatta al Signore il mutilare la Parola di Dio. Il male oggi si conosce purtroppo da tutti, grandi e piccoli, e si conosce sotto la falsa luce di affascinanti colori. Gli episodi raccontati nella Scrittura, quando non sono letti per morbosa curiosità, ci danno il santo odio e l’avversione al male, per la grazia interna che ne accompagna la lettura. Essi sono allora come il siero che si ricava dalle medesime infezioni e immunizza contro i malanni. Certe medicine sono salutari per uso esterno, e sono mortali per uso interno. Alcuni racconti della Scrittura sono per uso esterno; l’anima se ne serve come disinfettante non li beve, non li assorbe, ma uccide con quel veleno l’attrazione al male. In questo bisogna farsi regolare dal proprio direttore spirituale, che conosce le debolezze e le necessità dell’anima, e la guida nel nome santo di Dio.

9. I vantaggi spirituali che si conseguono leggendo la Sacra Scrittura
Quando il sacerdote termina la lettura del Vangelo nella Santa Messa, bacia il Messale, ed esclama: Per le parole evangeliche siano cancellati i nostri peccati. Questa bella espressione non è oziosa, ma indica uno dei frutti principali che si ricavano leggendo la Parola di Dio. I Teologi, infatti, affermano che la lettura della Sacra Scrittura è un Sacramentale e come tale cancella i peccati veniali, come li cancellano il segno di croce fatto con l’acqua benedetta e gli altri Sacramentali. Si può aggiungere che la lettura del Libro Divino è uno dei più potenti Sacramentali, perché direttamente eccita l’anima ad amare Dio, facendoglielo conoscere nella sua infinita potenza, nella sua sapienza e nella sua bontà.
Nessuno ama di più il Signore di colui che vuole solo ciò che Egli vuole; ora chi legge abitualmente la Sacra Scrittura, a poco a poco si eleva talmente in Dio, da pensare ciò che Egli pensa, da desiderare ciò che Egli desidera, da amare ciò che Egli ama. Come chi tratta con il mondo diventa gradualmente frivolo, stupido, impuro, sconvolto e pieno di desideri perversi, così chi tratta con Dio diventa a poco a poco sapiente, ponderato, puro, ordinato nelle sue potenze interiori e pieno di desideri soprannaturali. Questa sublime elevazione purifica l’anima, la libera da ciò che in lei è fanciullesco, le dà una coscienza forte, e la rende veramente cristiana.
Chi legge la Sacra Scrittura si mette nella condizione di ricevere moltissime grazie, perché questa santa lettura è una preghiera efficacissima, essendo l’elevazione più bella dell’anima in Dio e la conversazione più familiare con Lui. Non è possibile leggere la Divina Parola senza trovarsi, per così dire, nell’ambiente di Dio, senza trovarsi alla sua presenza in una maniera speciale; ora un Padre così amoroso può vedere i figli nella sua casa senza prender conto delle loro necessità e senza soccorrerli? Può vederli in contrasto con Lui senza dar loro il modo di ritornare nella sua paterna amicizia, senza far loro un sorriso capace di ridonarli al suo cuore? Di quante invisibili tenerezze il Signore colma quelle anime che leggono la sua parola! Come le chiama a sé, come le scuote, come le alletta perché siano sue!
Per questo un peccatore che legge la Scrittura con retta intenzione, che la legge non per semplice curiosità, ma per meditare la Divina Parola, non può resistere alla grazia che delicatamente lo assedia, e presto o tardi cade nella soave rete di Dio. Potremmo citare una lunghissima serie di peccatori convertiti dalla meditazione della Sacra Scrittura, potremmo citare molte di quelle stesse anime che hanno letta la prima edizione di questo libro e che ci hanno attestato di non aver potuto più resistere alla grazia, e di essere diventate pure, uscendo dalla schiavitù d’inveterate abitudini; ma ci basta qui ricordare gli esempi conosciuti dalla storia: sant’Ilario, san Giustino, san Teofilo d’Antiochia, Atenagora, il padre Guglielmo Faber e tantissimi altri, convertiti dalla lettura del Sacro Libro. Il demonio perciò fa tutti gli sforzi per allontanare le anime da questa fonte di santificazione e di grazia e le suggestiona con un senso di oziosità e di noia perché non leggano.
La lettura della Sacra Scrittura irrobustisce l’anima, le dà un grande equilibrio di sapienza e di esperienza pratica, le mostra i modi di operare della divina Provvidenza, le fa conoscere il mondo per quello che è, le fa conoscere il cuore umano, la vita, la natura del pellegrinaggio terreno, e di conseguenza la tutela contro le tentazioni diaboliche. Satana difficilmente può vincere un’anima illuminata in tal modo da Dio, difficilmente può illuderla con i suoi falsi miraggi. Certo i più grandi santi si sono formati sul Libro Divino, poiché non c’è meditazione più salutare e più vivificante quanto quella che si fa sulla Sacra Scrittura. Perciò è essenziale alla formazione delle anime sacerdotali e religiose questo Sacro Libro, senza del quale tutti gli altri sono senza sapore e senza vita.
Infine è certo che noi dopo la morte dobbiamo purificarci nel Purgatorio, non solo per espiare le colpe veniali e per pagare la pena di quelle mortali non soddisfatta in vita, ma ancora e soprattutto per ingentilirci soprannaturalmente, per così dire, e prepararci alla visione beatifica. Come potrebbe un’anima materializzata dalle stolte visioni della vita presente, contemplare Dio e vivere eternamente in una dimora di gloria tanto diversa da quella terrena? Come può un rozzo contadino intendere le bellezze dell’arte musicale più raffinati, se il suo gusto non viene prima educato? Il Purgatorio è anche l’educazione dell’anima alle idee e ai gusti soprannaturali attraverso un immane dolore. Ora chi legge la Sacra Scrittura educa già l’anima sua alle cose celesti, non è più idiota nelle vie di Dio, non è più incapace di apprezzarne la magnifica gloria, e perciò, passando all’altra vita, risparmia certamente una gran parte della penosa purificazione che dovrebbe avere in Purgatorio, vantaggio questo d’inestimabile valore. È impossibile che un’anima che legge la Sacra Scrittura ignori le eterne verità, perché tutte le scienze sacre sono ad essa collegate, dal Catechismo alle più profonde cognizioni della mistica e dell’ascetica; l’anima dunque passa a Dio dopo la morte già preparata a presentarsi a Lui, già raffinata dalle cognizioni e dal gusto del soprannaturale.
A questi inestimabili vantaggi spirituali si possono aggiungere anche quelli naturali, poiché qual libro è più atto a quadrare l’intelligenza quanto la Sacra Scrittura? Se si considera attentamente quest’opera semplice e meravigliosa, si trova in essa il fiore di tutte le scienze; la Teologia, la filosofia, la poesia, l’arte, la logica più rigorosa, la storia, l’archeologia e tutte le altre scienze che ne aiutano l’interpretazione rifulgono intorno a questo Sacro Libro. Dalla cognizione del cuore umano si impara a saper vivere, dalla cognizione delle umane miserie si impara a saperle fuggire, e l’anima, dalla lettura del Libro di Dio, rimane più illuminata anche nel campo naturale. Può dirsi senza timore di esagerare che tutto quello che di veramente grande è stato scritto dagli uomini sulla terra si trovi in proporzioni gigantesche nel Sacro Libro; di conseguenza chi conosce questo solo, conosce tutto quello che più gli giova nella vita, particolarmente quello che gli giova per essere un uomo perfetto e per conseguire il fine per il quale è stato creato.
I frutti meravigliosi che si raccolgono dalla Sacra Scrittura non maturano in un momento, ma gradualmente. È necessario però una grande costanza in questo santo esercizio. Chi legge a sbalzi non può raccogliere che ben poco, perché mentre in lui si forma un piccolo germe di vita, l’oziosità lo essicca e lo isterilisce. La meditazione ordinata e semplice, fatta con vero spirito di fede, purifica l’anima e la prepara a nuove altezze, a patto però che essa non si stanchi e non s’arresti nel suo cammino.
Imploriamo da Dio questa grande grazia, ricordandoci le severe parole di Gesù che si adattano tanto bene a quelli che disprezzano la Divina Parola o la tengono in non cale: Chi è da Dio ascolta le parole di Dio, per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio (Gv 8,47). I falsi sapienti, le anime superficiali, le anime orgogliose e presuntuose non leggono la Parola di Dio, perché non sono da Dio! Terribile parola che dovrebbe farci tremare e che deve farci vincere quella terribile tentazione di noia e di oziosità che ci viene quando prendiamo in mano il Sacro Libro. Certo può dirsi che è un grande segno di predestinazione l’essere familiari con il Libro Divino, illuminato però dalla Chiesa Cattolica, e che la sua conoscenza è come un titolo per il possesso dell’eterna gloria. La casa nella quale questo Libro Divino è tenuto al posto di onore, è letto e meditato, è una casa nella quale risuona la voce di Dio, è una casa esorcizzata continuamente dalla stessa voce di Dio, è una casa benedetta che sfugge a tante sventure e raccoglie mille sorrisi d’amore del Padre celeste. ...(CONTINUA)...
Sac. Dolindo Ruotolo

(*) Ave Maria! Carissimi/e, purtroppo oggi la Sacra Scrittura, a volte, viene interpretata in modo freddo, distaccato e razionalistico, e perciò la Parola di Dio non riesce a calare dentro al cuore e nella nostra vita di ogni giorno, non riesce a farsi carne della nostra carne, Vita della nostra vita. Affidiamoci e consacriamoci perciò, ogni giorno, al Cuore Immacolato di Maria, prima di leggere e meditare la Santa Parola, e la Madre del Verbo Incarnato certamente ci aiuterà ad incarnarla in noi e a viverla, e sempre di più. E ci farà bene leggere e riflettere su queste pagine bellissime del Servo di Dio don Dolindo Ruotolo che ci saranno di grande aiuto nella vera comprensione della Parola del Signore. Gesù e Maria vi amano assai, e vi benedicano sempre. Pace e gioia!
don Armando Maria Loffredi o.s.b. silv.
donarmando@silvestrini.org
- https://www.facebook.com/don.maria.5
don Armando Maria Loffredi o.s.b. silv.
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Gesù e la Mamma Celeste vi amano assai e vi benedicono; e anche io, nel loro Santissimo Amore vi voglio bene e vi benedico per intercessione del Cuore Immacolato di Maria: nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Don Armando Maria

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