La fiaba del mughetto e dell'amore

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La fiaba del mughetto e dell'amore

Messaggio da Ospite » sab set 25, 2010 9:21 am

Immagine C'era una volta, un piccolo mughetto, che viveva, assieme a una moltitudine di fiori selvatici, sopra ad un minuscolo prato, ai margini del bosco. In mezzo a questa coloratissima popolazione, c'era una margheritina, che per la propria bellezza, spiccava sopra ogni altro fiore, facendo battere forte, in un tripudio di passione, il cuore dei giovani maschi.
Questa margherita, aveva i petali, di un bianco candido, con al centro della corolla, un piccolo pistillo color dell'oro zecchino, e, dall'alto del suo stelo verde-smeraldo, si elevava, come una Dea, da sopra a un soffice tappeto di quadrifoglio; Era l'essere più bello e desiderabile, che mughetto, avesse mai visto. Egli, ne era molto innamorato, sognando in cuor suo, di poterne, un domani, esserne il fedele compagno, e, ogni qual volta, lei, gli rivolgeva la parola, il poverino, di fronte a quell'essere così altero e irraggiungibile, per la vergogna, arrossiva. Un giorno, prendendo il coraggio a due mani, e balbettando per la timidezza, le disse: " Margheritina, sono contento di vivere su questo piccolo prato, dove il Creatore di tutte le cose, ha fatto nascere te, la più bella fra tutti i fiori. Ringrazio ogni giorno il destino, per il dono prezioso, che mi ha fatto, dandomi il privilegio di viverti accanto, sappi, che farei qualsiasi cosa, per dimostrare al mondo intero, ma specialmente a te, quello che il mio cuore prova! ". La bella margherita, anche se lusingata in cuor suo da quelle belle parole, e compiaciuta nella propria femminilità, gli rispose, con aria di sufficienza: " Sei gentile, mughetto, anche tu, a guardarti bene, non sei proprio male! Ma devi convincermi, di quanto sia profondo, questo sentimento, che dici di provare per me, essendo, io abituata, ad essere corteggiata da fiori, molto più belli, e soprattutto, molto più aristocratici di te. Perciò, se vuoi avere una pur minima possibilità, di fare breccia nel mio cuore, dovrai servirmi, assecondando ogni mio capriccio, giurandomi, su ciò che hai di più caro, di non pretendere mai nulla in cambio da me".

Mughetto, al settimo cielo per la felicità, accettò immediatamente quel ruolo, e così, da quel momento, si dedicò, anima e corpo, sia di giorno, che di notte, alla splendida, ma crudele margheritina, non capendo, accecato da quel sentimento così puro, che quest'ultima, lo incoraggiava unicamente, con lo scopo di saziare la propria vanità, deridendolo a sua insaputa, agli occhi degli altri fiori. Venne l'estate, e con essa, giunsero per le vacanze, ospiti dei nonni materni, che abitavano in una piccola e linda casetta poco distante, tre bimbette vispe e vivaci, che allietarono con le loro risate argentine e innocenti, la quiete di quel luogo incantevole. Una splendida e calda mattina di Luglio, mughetto, dopo aver riempito la fonte delle sue attenzioni di ogni genere di premure, le disse, timidamente: " Margheritina adorata, dopo tutto questo tempo, passato a servirti con devozione, non pensi che, ogni tanto, io meriti una frase o una parola dolce, per gioire, nel sapere, che in fondo, conto qualche cosa per te? ". La margherita, a quelle parole, stizzita, gli rispose: "Lo sai, mughetto, che sei più appiccicoso del miele? Come osi pretendere qualche cosa da me? Se ti ho concesso il privilegio di servirmi, l'ho fatto unicamente, per il senso di compassione che provo nei tuoi confronti, essendo tu, bruttino e sgraziato, ma adesso basta! Mi hai proprio seccato con i tuoi insulsi complimenti! Anche perché, se proprio ci tieni a saperlo, io, con un inutile fiore come te, non mi fidanzerei mai! ". Dopo averlo così malamente apostrofato, tra le risate di scherno da parte degli altri fiori, l'arida margherita, non gli rivolse più la parola, accettando, con modi civettuoli, i corteggiamenti, dei numerosi pretendenti che aveva ai suoi piedi, e godendo profondamente, al pensiero della gelosia, che rodeva il cuore, e l'anima, del nostro piccolo amico. Mughetto, da quel momento, si isolò dal mondo circostante, non proferendo più parola con nessuno, appassendo lentamente, giorno dopo giorno, tra l'indifferenza degli altri fiori, che avevano, erroneamente scambiato, quel suo atteggiamento, come a un senso di vergogna, per la figura meschina, fatta, di fronte a loro, qualche tempo prima.

Immagine Arrivarono, un pomeriggio inoltrato, molto vicine, le voci delle tre piccole bimbe, che in cerca di bacche, e di frutti di bosco, esploravano la tenuta dei nonni. Mentre le due più grandicelle, tenevano tra le mani, due canestri stracolmi delle prelibate delizie raccolte, la più piccola, invece, tra le sue, stringeva un variopinto mazzolino di fiori campestri. Come questa giunse, per caso, sopra al piccolo prato, notò immediatamente la splendida margherita, e come chinatasi, fece l'atto di coglierla, mughetto, uscendo improvvisamente da quell'apatico torpore, disse accorato, rivolto alla cucciola d'uomo: " Bella bambina, non raccogliere quel fiore, ti prego! Nel tuo bel mazzolino, formato da tanti fiorellini stupendi, ne vedo già parecchie, di margherite, prendi me al suo posto, già che, della mia specie, non ne possiedi neppure uno! ". La bambina, stappando delicatamente il piccolo mughetto, corse via lesta, da quel luogo, ritenendolo stregato, gridando alle sorelle poco distanti: " Giulia! Isabella! Venite a vedere! Ho raccolto un fiore che parla! ". Il prato, dopo il vuoto lasciato dalla scomparsa del piccolo mughetto, non fu più lo stesso. Solo la margherita, incapace di comprendere, andava dicendo, :"Non riesco proprio a capire, cosa può aver spinto, quel poverino, a sacrificarsi per me, dopo che io, l'ho umiliato e deriso davanti a tutti voi".

Un vecchio larice, dal tronco segnato dallo scorrere degli anni, rivolgendosi alla margherita, le disse: "Come fai a non capire? Mughetto, a differenza tua, aveva scoperto, quel bellissimo sentimento, che può spingere un individuo ad accettare, umiliazioni e soprusi, quella stupenda sensazione, che può farti sognare ad occhi aperti beato, oppure, essere talmente dolorosa, da farti provare, le più terribili pene dell'inferno, rendendoti però, all'occorrenza, pronto a sacrificare la tua stessa vita, per l'essere desiderato". La margheritina, folgorata da quelle parole, e resasi conto, solo allora, di aver perso con la morte del fiorellino, un fedele compagno, disse, rivolta al vecchio albero, con voce rotta dal pianto: "Se davvero esiste, questo bellissimo sentimento, che spinge un individuo a sopportare, quello che io, stupidamente, ho fatto subire al povero mughetto, te ne prego, tu che sei, uno dei più anziani e saccenti alberi del bosco, dimmi di quale sentimento stai parlando!" Il vecchio saggio, con voce profonda, in un tono di rimprovero, le rispose: "È l'amore! Vanitosa, e sciocca margheritina! ". La leggenda, narra, che il velo d'acqua, che ammanta, da quel giorno, ogni mattina, infradiciandolo, la superficie del minuscolo prato, non sia dovuto alle naturali stille di rugiada, ma siano invece, le lacrime di dolore, della bella, e triste margheritina, consapevole nella propria solitudine, di aver rinunciato, spingendolo a sacrificarsi per lei, alla presenza, e all'amore di mughetto, un minuscolo e anonimo fiorellino, però dal cuore grande.

(M.Baronetto)

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