Anno liturgico 2012 - 2013

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Anno liturgico 2012 - 2013

Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 01, 2013 9:34 am

      • XIII domenica del Tempo Ordinario. 30 giugno 2013
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Dal primo libro dei Re (19, 16; 19-21)
In quei giorni, disse il Signore ad Elia: «Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai Eliseo figlio di Safàt, di Abel-Mecola, come profeta al tuo posto. ]Partito di lì, Elia incontrò Eliseo figlio di Safàt. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il decimosecondo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quegli lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elia disse: «Và e torna, perché sai bene che cosa ho fatto di te». Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con gli attrezzi per arare ne fece cuocere la carne e la diede alla gente, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati (5,1; 13-18)
Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. ]Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri! Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge.



Dal vangelo secondo Luca (9, 51-62)
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Ma Gesù si voltò e li rimproverò. E si avviarono verso un altro villaggio. Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».




    • Tutto e subito
    «Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme»: andare a Gerusalemme significa andare a morire… ma Gesù non è un kamikaze! Non va a Gerusalemme contro nessuno! Non ha nemici da distruggere! Giacomo e Giovanni vorrebbero vendicarsi per l’ostilità di alcune persone «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Ma Gesù li rimprovera per questa violenta intransigenza. Gesù va a Gerusalemme per “dare la vita”, per offrire l’amore in- condizionato del Padre verso gli uomini. Solo questo gli interessa! Se qualcuno lo rifiuta non è un problema: l’amore non si impone ma si dona! Ha bisogno della libertà per essere recepito… una libertà, però, determinata, radicale!

    È vero che Gesù offre amore a tutti gli uomini indistintamente, senza fare alcuna differenza, tuttavia richiede una disponibilità chiara e nitida all’accoglienza. Non si può, sull’onda dell’entusiasmo, dire “sì” a Gesù e poi voltargli la faccia perché non si vedono realizzate le proprie attese… «il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»: chi cerca in Gesù amore a basso costo, ha sbagliato indirizzo! Accogliere Gesù è una meraviglia che fa esplodere la vita, ma richiede disponibilità a 360 gradi: non c’è nulla che si possa anteporre all’assolutezza del suo amore! Il suo amore non è un tappa buchi! È l’AMORE! Se ci sono altri affetti che vengono prima di Lui, significa che non lo si è trovato!

    Fa specie la risposta che Gesù da a quel tale che chiede il tempo di “seppellire il padre”: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Neanche la buona azione del prendersi cura del padre è accettata come scusa per prendere tempo! “Tutto e subito” sono i termini per incrociare l’amore di Gesù! Tutte le mediazioni, le vie traverse, i compromessi sono semplici scuse… non si arrabbia Gesù! Ma dice che così non si va da nessuna parte!
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 08, 2013 7:38 am

      • XIV domenica del Tempo Ordinario. 7 luglio 2010
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Dal libro del profeta Isaia (66, 10-14)
Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti la amate. Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto. Così succhierete al suo petto e vi sazierete delle sue consolazioni; succhierete, deliziandovi, all'abbondanza del suo seno. Poiché così dice il Signore: «Ecco io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli; i suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati. Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saran rigogliose come erba fresca. La mano del Signore si farà manifesta ai suoi servi, ma si sdegnerà contro i suoi nemici.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati (6, 14-18)
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.



Dal vangelo secondo Luca (10, 1-12; 17-20)
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città. I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».




    • Il Vangelo nelle case
    Nell'Anno della fede abbiamo organizzato una serie di incontri con relatori competenti per chiarirci il senso e lo scopo del credere. L'ultimo appuntamento aveva come titolo «RACCONTARE LA FEDE: Credo "che sia finita?"»: l'intento era quello di mettere a fuoco se valga davvero la pena investire tempo ed energie per annunciare il Vangelo. A partire dai numeri dei bambini che partecipano alle attività catechistiche immaginavamo che l'ansia dei genitori di capire come e perché annunciare al meglio il Vangelo di Gesù fosse altissima…in realtà no, non è stato così… Grazie a Dio, l'incontro settimanale con la Parola non ci permette di piangerci addosso ma ci rilancia ad un impegno sempre più determinato nel dare voce alla salvezza che Gesù ha realizzato per tutti una volta per sempre! Proprio il Vangelo di questa domenica racconta di quando Gesù ha inviato i suoi discepoli - non solo gli Apostoli - a annunciare la «pace» in ogni casa: guarda caso li mandò «a due a due»…

    "Casa" e "due a due" mi richiamano in maniera troppo evidente la coppia e la famiglia! «Davanti a sé» Gesù invia papà e mamma perché in ogni casa siano annunciate la pace, l'amore, la verità… Dice esplicitamente Gesù di annunciare semplicemente «"Pace in questa casa". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi» : la pace, l'amore e la verità non possono venire dall'esterno come una imposizione… o ci sono o non si possono inculcare! L'annuncio del Vangelo prevede un terreno ben preparato. Azioni di convincimento sullo stile dei testimoni di Geova non portano a nulla… se non ad altri adepti… «Quando non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: "Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi"» … Rovellasca: apriamo le porte a Gesù?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 15, 2013 7:42 am

      • XV domenica del Tempo Ordinario. 14 luglio 2013
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Dal libro del Deuteronomio (30, 10-14)
Mosè parlò al popolo dicendo: «Obbedirai alla voce del Signore tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge; quando ti sarai convertito al Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima. Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Non è di là dal mare, perché tu dica: Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (1, 15-20)
Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.



Dal vangelo secondo Luca (10, 25-37)
Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai». Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. er caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fa' lo stesso».




    • Dio è nel cuore dell'uomo
    «Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti»: in maniera così decisa e ferma Mosè comunicò agli israeliti la volontà del Signore. Alle nostre orecchie, disabituate a comandi e diktat, suona male una volontà così impositiva da parte di Dio. Gesù ha sempre usato il più "democratico" «se vuoi…». Eppure, entrambe le espressioni sono "Parola di Dio" e non è corretto prendere ciò che ci piace e scartare il resto: bisogna tentare di capirne la complementarietà.

    Andando avanti a leggere il discorso di Mosè troviamo queste espressioni: «Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore». Cosa vuol dire? Vuol dire che il comando di Dio non è un'imposizione dall'esterno - una sorta di ingiunzione - ma è, piuttosto, una sollecitazione a vivere una condizione che è connaturale all'uomo. È come se Dio dicesse "Uomo: sii uomo! Sii te stesso!". Pure Gesù, sebbene usi un linguaggio meno categorico, alla fine invita a realizzare un cammino ben definito. È bellissimo notare come nel dialogo con il Dottore della Legge - che ascoltiamo nel Vangelo di questa domenica - Gesù, attraverso delle domande, faccia uscire dall'interlocutore le risposte che cerca! Quasi a dire: "Le cose che cerchi, le cose che devi fare, le conosci bene, perché sono dentro di te! Te le ha iscritte nel cuore il Creatore!".

    Capita spesso, parlando con le persone più disparate, di riconoscere che non è necessario credere in Dio per rispettare un codice di comportamento rispettoso e civile: il contenuto dei comandamenti è già dentro l'uomo! Cosa accade, allora, nel momento in cui scopriamo il nostro DNA morale: riconosciamo che siamo fatti di Dio! Dio ci ha voluti a sua immagine e somiglianza! Che bello se tutti potessero capire che il senso della vita non sta nel rispetto di norme ma nel riconoscersi figli…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 22, 2013 7:55 am

      • XVI domenica del Tempo Ordinario. 21 luglio 2013
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Dal libro della Genesi (18, 1-10a)
Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po' di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa' pure come hai detto». Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr'egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli mangiarono. Poi gli dissero: «Dov'è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (1, 24-28)
Fratelli, sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua parola, cioè il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi, ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo con ogni sapienza, per rendere ciascuno perfetto in Cristo.



Dal vangelo secondo Luca (10, 38-42)
Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».




    • "Nell'ora più calda del giorno…"
    Due pagine della Scrittura che raccontano della visita di Dio all'uomo: la prima ad Abramo e Sara e la seconda a Marta e Maria. Un racconto dall'Antico Testamento e uno dal Nuovo. Alcune dinamiche sono comuni: proviamo a descriverle:

    1. Dio viene incontro all'uomo come un pellegrino alla ricerca di ospitalità. Da notare che non pretende di entrare in casa… rimane sulla soglia… è invitato ad entrare. Bella questa cosa: Dio non si impone ma si propone… tocca a noi essere disponibili all'incontro…

    2. Dio entra in casa, nel luogo più intimo dell'uomo! Dio non vuole essere un estraneo, ma un famigliare! Dio vuole intrattenere con l'uomo non un rapporto di formalità ma di immediatezza e complicità. Dio vuole essere uno di noi: ama essere padre, figlio, fratello…

    3. Dio interagisce con l'uomo a partire da dinamiche molto umane: la sua fame è occasione per sedersi a magiare e ascoltare i bisogni e le ansie che connotano l'ordinarietà della vita. Abramo e Sara desiderano un figlio… Marta e Maria fanno fatica a trovare un equilibrio…

    4. Dio entrando nella vita dell'uomo mette ordine, porta il necessario per una gioia piena! Nel momento in cui l'uomo mette a disposizione la propria vita alla causa di Dio non va in perdita ma ci guadagna! Dio non porta via ma aggiunge…

    Al centro di questa estate assolata Dio viene incontro anche a noi, passa davanti a casa nostra! A noi il compito di riconoscerlo e offrirgli ospitalità… A noi la possibilità di raccontare le nostre preoccupazioni e ascoltare le sue Parole di salvezza! Tanto più Dio diventerà uno di casa, quanto più sperimenteremo la gioia della sua amicizia! Non perdiamo l'opportunità di stare con Lui…le vacanze offrono anche questa possibilità…
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 29, 2013 8:11 am

      • XVII domenica del Tempo Ordinario. 28 luglio 2013
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Dal libro della Genesi (18, 20-21; 23-32)
Disse allora il Signore: «Il grido contro Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!». Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l'empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sodoma troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città». Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere... Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque». Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (2, 12-14)
Fratelli, con Cristo infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.



Dal vangelo secondo Luca (11, 1-13)
Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione». Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall'interno gli risponde: Non m'importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».




    • Pregare è come amare
    Gesù «prega» il Padre. L’evangelista Luca avrebbe potuto benissimo dire che Gesù parlava con il Padre: il termine “pregare” dà l’idea della sudditanza… ma Gesù è Figlio, ha la medesima dignità del Padre! Eppure Gesù «prega». Significa che il rapporto con Dio non è da considerare alla stregua di una chiacchierata: c’è in gioco qualcosa di più… una intimità più profonda… Oserei dire che il pregare è da ritenersi un sinonimo di amare!

    I discepoli sono ammirati dallo stile di preghiera di Gesù. Notano che il suo non è uno “sprecare parole”, un ostentare una condizione di privilegio. Gesù prega diversamente da tutte le persone che fino a quel momento avevano visto! Per questo osano chiedergli: «Signore, insegnaci a pregare». E Gesù risponde…

    Chissà se il “Padre nostro” era una preghiera che Gesù diceva regolarmente… io vorrei pensare che fosse la condivisione dell’intimità appena vissuta! Non è una formula il “Padre nostro”! È, piuttosto, il racconto della profonda comunione tra il Figlio e il Padre! In sostanza, Gesù ci rende partecipi della familiarità divina! Dicendo il “Padre nostro” siamo nella stessa comunione del Figlio! Gesù istruisce i discepoli sulle condizioni interiori necessarie affinché il pregare non svilisca in un formulario arido e sterile: c’è da riconoscere che dall’altra parte non abbiamo un indifferente burocrate dell’ordine del mondo, ma un Padre tenero e sensibile! Un Padre che ha a cuore nient’altro che la nostra gioia!

    Gesù non ha mai smesso di pregare! Non ha mai fatti i calcoli sulla resa della sua preghiera! Viveva dentro la granitica certezza che il Padre non lo avrebbe mai lasciato solo! Questa è la condizione fondamentale affinchè la preghiera non sia vuota e deludente… Usiamo il “Padre nostro” per entrare in comunione con Dio: è un mezzo infallibile… Gesù ne è la prova!
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mer ago 28, 2013 5:51 pm

      • XVIII domenica del Tempo Ordinario. 4 agosto 2013
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Dal libro del Qoèlet (1,2; 2, 21-23)
Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità. Perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e grande sventura. Allora quale profitto c'è per l'uomo in tutta la sua fatica e in tutto l'affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose; il suo cuore non riposa neppure di notte. Anche questo è vanità!


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (3,1-5; 9-11)
Fratelli, se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria. Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria. Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. Qui non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti.



Dal vangelo secondo Luca (12,13-21)
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità». a egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio».
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Messaggio da miriam bolfissimo » mer ago 28, 2013 5:53 pm

      • XIX domenica del Tempo Ordinario. 11 agosto 2013
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Dal libro della Sapienza (18, 6-9)
La notte [della liberazione] fu preannunziata ai nostri padri, perché sapendo a quali promesse avevano creduto, stessero di buon animo. Il tuo popolo si attendeva la salvezza dei giusti come lo sterminio dei nemici. Difatti come punisti gli avversari, così ci rendesti gloriosi, chiamandoci a te. I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto e si imposero, concordi, questa legge divina: i santi avrebbero partecipato ugualmente ai beni e ai pericoli, intonando prima i canti di lode dei padri.



Dalla lettera agli Ebrei (11, 1-2; 8-19)
Fratelli, la fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza. Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. Per fede anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di diventare madre perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare. Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra. Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città. Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, del quale era stato detto: In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo.



Dal vangelo secondo Luca (12, 32-48)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
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Messaggio da miriam bolfissimo » mer ago 28, 2013 5:59 pm

      • XX domenica del Tempo Ordinario. 18 agosto 2013
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Dal libro del profeta Geremia 38,4-6.8-10
In quei giorni, i capi allora dissero al re: «Si metta a morte questo uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché questo uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecia rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi». Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, principe regale, la quale si trovava nell'atrio della prigione. Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c'era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango. Ebed-Melech uscì dalla reggia e disse al re: «Re mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame sul posto, perché non c'è più pane nella città». Allora il re diede quest'ordine a Ebed-Melech l'Etiope: «Prendi con te da qui tre uomini e fà risalire il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia».



Dalla lettera agli Ebrei 12, 1-4
Fratelli, circondàti da un gran numero di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci intralcia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato.



Dal vangelo secondo Luca 12, 49-57
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D'ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». [Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?».
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Messaggio da miriam bolfissimo » mer ago 28, 2013 6:02 pm

      • XXI domenica del Tempo Ordinario. 25 agosto 2013
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Dal libro del profeta Isaia (66, 18-21)
Così dice il Signore: «Io verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle genti di Tarsis, Put, Lud, Mesech, Ros, Tubal e di Grecia, ai lidi lontani che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunzieranno la mia gloria alle nazioni. Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutti i popoli come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari al mio santo monte di Gerusalemme, dice il Signore, come i figli di Israele portano l'offerta su vasi puri nel tempio del Signore. Anche tra essi mi prenderò sacerdoti e leviti».



Dalla lettera agli Ebrei (12, 5-7; 11-13)
Fratelli, avete già dimenticato l'esortazione a voi rivolta come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio». È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre? Certo, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati. Perciò rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia infiacchite e raddrizzate le vie storte per i vostri passi, perché il piede zoppicante non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.



Dal vangelo secondo Luca (13, 22-30)
In quel tempo, Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».




    • Desiderio di intimità con Dio
    Leggendo il Vangelo capita di ravvisare delle contraddizioni: a volte le Parole di Cristo sono totalmente sbilanciate nella direzione della misericordia a tutti i costi e a volte nella direzione di un severo ed implacabile giudizio. A quali parole dare credito! Ovvio che è necessario tenere insieme entrambe le dimensioni... ma non è sempre così facile. Da una parte si spera in una rigorosa giustizia per chi riteniamo cattivo e dall'altra in una largheggiante misericordia per noi che crediamo di essere, tutto sommato, brave persone...

    Gesù oggi ci da una netta e chiara chiave interpretativa: il giudizio deve esattamente il contrario di quanto istintivamente siamo portati a ritenere! Il giudizio deve essere considerato severissimo verso se stessi e benevolo verso gli altri... Ascoltiamo il dialogo con il Signore di chi si presume apposto: «Comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze". Ma egli vi dichiarerà: "Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!"».

    Sentirsi sempre in cammino e bisognosi di riforma è assolutamente necessario alla salvezza! Guai a chi si trincera dietro una pseudo-giustizia tipica del praticante doc! I parametri della giustizia non sono quelli che ci diamo a partire da un costume a cui siamo stati abituati da una religiosità pagana! La giustizia è l'amore che ci spinge continuamente ad una relazione più intima con il Signore dove il nostro desiderio di una assimilazione a Lui rimane permanente vivido e operante! Non contano risultati superlativi... è consolante ascoltare quanto Gesù ci dice: «Vi sono ultimi che saranno primi e vi sono primi che saranno ultimi». Potremo essere anche delle povere persone... con tanti difetti e povertà... considerati infimi tra gli uomini... ma l'amore e il desiderio di comunione con il Signore, solo a Lui non sfuggiranno mai! ...saranno l'ancora della nostra salvezza!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 02, 2013 8:30 am

      • XXII domenica del Tempo Ordinario. 1 settembre 2013
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Dal libro del Siracide (3, 17-18; 20; 28-29)
Figlio, nella tua attività sii modesto, sarai amato dall'uomo gradito a Dio. Quanto più sei grande, tanto più umiliati; così troverai grazia davanti al Signore; perchè dagli umili egli è glorificato. Una mente saggia medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio. L'acqua spegne un fuoco acceso, l'elemosina espia i peccati.



Dalla lettera agli Ebrei (12, 18-19; 22-24)
Fratelli, voi infatti non vi siete accostati a un luogo tangibile e a un fuoco ardente, né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano che Dio non rivolgesse più a loro la parola. Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell'aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele.



Dal vangelo secondo Luca (14, 1; 7-14)
Avvenne un sabato che Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece quando sei invitato, và a metterti all'ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».




    • Occhi che osservano
    «Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo». In un versetto viene descritta la grandezza di Gesù e la piccineria dei farisei: Gesù va a mangiare perché è stato invitato a mangiare, i farisei, al contrario, invece di mangiare stanno ad osservare che cosa fa Gesù. Direi che l’atteggiamento dei farisei è quanto mai presente anche nella nostra comunità: invitati a vivere la vita seguendo Gesù, ci occupiamo di stare a guardare che cosa fanno gli altri… Per distogliere l’attenzione dalle proprie magagne stiamo a stigmatizzare quelle degli altri per evitare il caso serio della nostra conversione personale…

    I farisei che stanno ad osservare Gesù presumono di essere delle persone inattaccabili eppure finiscono subito sotto il suo giudizio attento: sono persone che credono di avere diritto ai primi posti, di non meritare la seconda fila… ritengono di avere la coscienza apposto semplicemente perché esteriormente hanno il riconoscimento della gente… Ma lo sguardo di Dio va ben oltre… li coglie in fallo e li fa sedere negli ultimi posti! Ebbene sì: «Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Gesù ha insegnato ai suoi discepoli la via dell’umiltà, la via di chi non si presume un santo, di chi riconosce la necessità della propria conversione! Chi ritiene di essere un buon cristiano perché si comporta secondo alcuni parametri di moralità comune sbaglia di grosso… Gesù ha insegnato a mai presumere di sé! Non gli altri devono convertirsi ma noi personalmente!

    Sono convinto che molte persone si allontanano dalla Chiesa o non si avvicinano proprio per questo motivo: sentono così chiare le posizioni di chi sta davanti e chi sta dietro da ritenere impossibile un posto per sè… La comunità cristiana dovrebbe essere esattamente il contrario: nessuno che pretende i primi posti ma tutti che si mettono negli ultimi considerando gli altri migliori di sé…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 09, 2013 8:01 am

      • XXIII domenica del Tempo Ordinario. 8 settembre 2013
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Dal libro della Sapienza (9, 13-18)
Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l'anima e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri. A stento ci raffiguriamo le cose terrestri, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi può rintracciare le cose del cielo? Chi ha conosciuto il tuo pensiero, se tu non gli hai concesso la sapienza e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto? Così furono raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono ammaestrati in ciò che ti è gradito; essi furono salvati per mezzo della sapienza».


Dalla lettera di san Paolo apostolo a Filemone (9-17)
Carissimo, io Paolo, vecchio, e ora anche prigioniero per Cristo Gesù; ti prego dunque per il mio figlio, che ho generato in catene, Onesimo, quello che un giorno ti fu inutile, ma ora è utile a te e a me. Te l'ho rimandato, lui, il mio cuore. Avrei voluto trattenerlo presso di me perché mi servisse in vece tua nelle catene che porto per il vangelo. Ma non ho voluto far nulla senza il tuo parere, perché il bene che farai non sapesse di costrizione, ma fosse spontaneo. Forse per questo è stato separato da te per un momento perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello carissimo in primo luogo a me, ma quanto più a te, sia come uomo, sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri come amico, accoglilo come me stesso. E se in qualche cosa ti ha offeso o ti è debitore, metti tutto sul mio conto. Lo scrivo di mio pugno, io, Paolo: pagherò io stesso. Per non dirti che anche tu mi sei debitore e proprio di te stesso! Sì, fratello! Che io possa ottenere da te questo favore nel Signore; dà questo sollievo al mio cuore in Cristo!



Dal vangelo secondo Luca (14, 25-33)
Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.




    • Esigenze evangeliche
    Nel mondo, ogni anno, nascono una marea di sette religiose con la pretesa di aver scoperto la via migliore per arrivare a Dio. È un vero e proprio mercato dove ognuno studia a modo il prodotto affinchè possa riscuotere il miglior successo… Le persone, così, trovano quello che più si adatta alla loro misura e si fanno adepti…

    Quanto è diverso Gesù! «se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo». Non ha proprio alcuna intenzione di addolcire la pillola, anzi! Chiunque, se si confronta con verità con la proposta di Gesù, non può che sentirne la radicalità e l’intransigenza…

    Seguire Gesù vuol dire scegliere di “amare di più” Lui al di sopra di tutto! Chi non vuole fare questa scelta non è discepolo! Non ha paura Gesù di essere impopolare: preferisce l’autenticità al qualunquismo! Attenzione: non dice che chi non lo ama non riceve il suo amore! Assolutamente! Gesù assicura a tutti il suo amore: “per tutti” egli da la vita! Ma i discepoli, cioè quelli che vogliono mettersi sulle sue orme ed esserne una testimonianza viva, devono per forza mettere Gesù al primo posto ed essere disposti a portare la croce.

    Oggi salutiamo suor Estela, chiamata dalla sua Congregazione alla missione in Africa, in Congo: perché accetta di lasciare tanti amici e amiche che qui ha incontrato? Perché ancor prima ha lasciato suo padre, sua madre e i suoi fratelli? Perché ad una vita agiata e sicura è disposta ad abbracciarne una più difficile e precaria? Non credo sia necessario andare a trovare chissà quale motivazione psicologica o sociologica… semplicemente per amore a Gesù! Lui e le sue vie prima di qualunque altra cosa! Il Vangelo di oggi trova nel volto di suor Estela una sua comprensibilità… è la vita che parla…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 16, 2013 8:02 am

      • XXIV domenica del Tempo Ordinario. 15 settembre 2013
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Dal libro dell'Esodo 32, 7-11. 13-14
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va', scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: "Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto"». Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione». Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto con grande forza e con mano potente? Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: "Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre"». Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 1, 12-17
Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.



Dal vangelo secondo Luca 15, 1-32
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta". Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto". Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"».




    • Esigenze evangeliche 2
    Qualche domenica fa il Vangelo che ricordava la fatica ad entrare nel Regno a causa della «porta stretta»… domenica scorsa le richieste severe del discepolato «se uno ama il padre o la madre più di me non è degno di me»…: tutto fa pensare a un Dio severo ed esigente da temere… necessario rigar dritto per non incorrere in sanzioni insanabili! Ebbene sì, Gesù non banalizza la signoria di Dio così come non semplifica il ruolo della libertà umana: la salvezza è una questione seria! Il rapporto Dio - uomo non può risolversi in una trama scontata e insignificante: davvero si è amici o nemici di Dio… non si pensi di risolvere tutto a “tarallucci e vino”… Però.

    Però Gesù non disdegna di presentare una predisposizione benevola e misericordiosa di Dio nei confronti dei suoi figli! Con Dio c’è un rapporto di figliolanza e, in forza di ciò, mai è supponibile una chiusura netta e decisa del Padre a fronte di peccati e mancanze da parte dei figli! Insomma: se appena appena glielo si chiede, il perdono è certo… La condizione è la consapevolezza di essere dentro un legame Padre - figlio! Nella parabola del Padre misericordioso, nel momento in cui il figlio prodigo entra in sé, afferma: «Mi alzerò, andrò da mio padre» . Il figlio non si è dimenticato l’identità del Padre! Qui sta la ragione di una riconciliazione! Coloro per i quali in cielo non c’è un Padre ma un padrone è ovvio che non sarà mai possibile un ritorno…

    «Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione» : non si tratta di far la gara a chi sbaglia di più… ma attenzione ad essere arbitri di se stessi al punto da non ritenere mai necessario un ritorno pentito alla casa del Padre! I giusti sono, ovviamente, presunti tali… per i quali non è possibile far festa per il fatto che non mettono in conto l’abbraccio amoroso di Dio! se non siamo figli che cosa siamo? Materia in progressiva decomposizione...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 23, 2013 8:33 am

      • XXV domenica del Tempo Ordinario. 22 settembre 2013
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Dal libro del profeta Amos 8, 4-7
Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: «Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano? E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, diminuendo le misure e aumentando il siclo e usando bilance false, per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Venderemo anche lo scarto del grano». Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: certo non dimenticherò mai le loro opere.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 2, 1-8
Carissimo, ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l'ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo - dico la verità, non mentisco -, maestro dei pagani nella fede e nella verità. Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese.



Dal vangelo secondo Luca 16, 1-13
In quel tempo, Gesù diceva anche ai discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona».




    • Scegliere tra ricchezze e Ricchezza
    Noto con piacere come molta gente apprezzi papa Francesco quando esorta ad una vita sobria e a una condivisione delle ricchezze con i più poveri. Il massimo del consenso c’è quando esprime il suo sogno di una chiesa povera, spoglia di tanti averi inutili… Mi chiedo: come mai tutta questa approvazione? Se davvero c’è un consenso così unanime attorno alla relatività della ricchezza perché non si assiste ad una maggiore attitudine alla condivisione dei beni? Mi sembra di assistere, al contrario, ad una lagna costante di gente che non ne ha mai abbastanza…

    Non è che il sogno nel cassetto, ovviamente inconscio, sta nel pensare ad un giovamento personale nella spoliazione dei beni da parte della chiesa? È vero amore per i poveri o è ambizione di una ricchezza maggiore? Se il papa parla di spoliazione dei beni non è per amore della povertà ma per amore di Dio! L’amore per Dio, se viene posto a capo di tutto, necessariamente spinge ad amare ancora di più l’uomo! Nessuno lascia la ricchezza per la povertà… si lascia una certa ricchezza per una ricchezza maggiore… Chi trova Dio avverte quanto esigue e insignificanti siano le gioie procurate dall’avere!

    «Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza»: ebbene sì, è tutta questione di priorità! È una alternativa secca tra due ricchezze: Dio e il denaro! Non cadiamo nella tentazione di semplificare con facilità la risposta… A Dio non basta che a parole dichiariamo il suo primato! Chiediamoci molto onestamente: quanto la mia gioia e la mia serenità dipende dai soldi che ho in tasca? Quanto sono capace di condividere con gli altri? Che libertà possiedo nel regalare beneficamente non solo il superfluo? Non stiamo a guardare che cosa fa la chiesa istituzionale e proviamo a interrogare la nostra coscienza: come siamo messi?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 30, 2013 8:02 am

      • XXVI domenica del Tempo Ordinario. 29 settembre 2013
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Dal libro del profeta Amos 6, 1; 4-7
Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Essi su letti d'avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell'arpa, si pareggiano a David negli strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l'orgia dei buontemponi.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 6, 11-16
Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose e di Gesù Cristo che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti scongiuro di conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi rivelata dal beato e unico sovrano, il re dei regnanti e signore dei signori, il solo che possiede l'immortalità, che abita una luce inaccessibile; che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere. A lui onore e potenza per sempre. Amen.



Dal vangelo secondo Luca 16, 19-31
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvedranno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».




    • Abbondanza e indigenza…
    Viviamo in un contesto sociale che, dal punto di vista economico, ci offre una condizione di grande privilegio: siamo davvero tra il 20% della popolazione mondiale che vive sfruttando l'80% delle risorse… Non si tratta di generare inutili sensi di colpa ma di ricordarci che molte delle lamentele sulla crisi che fuoriescono dalla nostra bocca non hanno diritto di esistere! Gesù, nel Vangelo, parla della nostra condizione di "ricchi epuloni" che banchettano allegramente non accorgendosi, ahimè, dei vari "Lazzaro" che stanno ai piedi della nostra mensa intenti a racimolare gli avanzi che cadono per terra.

    Certo, ci giustifichiamo sostenendo che tutto quanto abbiamo "sul piatto" è frutto di estenuanti fatiche e di grande sudore… tutto vero! Ma la condizione in cui siamo è, fuori dubbio, di evidente privilegio… Che cosa fare? Gesù non fa altro che dipingere la situazione: c'è gente che mangia e beve e c'è gente che mendica negli stenti. Successivamente la condizione si ribalta: chi prima mangiava e beveva mendica e chi prima mendicava è nella pace! Gesù non dice che cosa è giusto fare: fa solo intuire che ad ogni azione corrisponde una reazione… Ognuno è chiamato a prendere una decisione! Personalmente!

    Siamo effettivamente liberi: non ci viene detto quanto dare, come dare e a chi dare! Ognuno semplicemente sappia che tappare gli occhi sulle povertà che si hanno attorno non lascia impuniti: c'è una giustizia! Il richiamo è prevalentemente rivolto ai credenti, a chi pensa di assicurarsi il paradiso con la sola adesione di fede… "il ricco" non fa nulla per Lazzaro, mentre "i cani" leccano le sue ferite… I pagani erano chiamati dai giudei "cani": è chiaro che l'apprezzamento riservato a chi ama piuttosto che per chi compie solo gesti religiosi… Fratelli e sorelle cari: lasciamoci interpellare e, con verità, compiamo gli atti necessari ad una vera conversione… il giudizio di Dio verrà…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 07, 2013 10:11 am

      • XXVII domenica del Tempo Ordinario. 6 ottobre 2013
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Dal libro del profeta Abacuc 1,2-3; 2, 2-4
Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non soccorri? Perché mi fai vedere l'iniquità e resti spettatore dell'oppressione? Ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. Il Signore rispose e mi disse: «Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette perché la si legga speditamente. È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà». Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 1, 6-8; 13-14
Carissimo, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l'imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza. Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio. Prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù. Custodisci il buon deposito con l'aiuto dello Spirito santo che abita in noi.



Dal Vangelo secondo Luca 17, 5-10
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».




    • Oratorio: per crescere nella fede
    Gli Apostoli dicono a Gesù: «Accresci in noi la fede!». Avevano Gesù sotto gli occhi tutti i giorni: vedevano quello che faceva e ascoltavano quello che diceva, eppure non riuscivano ugualmente ad abbandonarsi totalmente a Lui… C’è e ci sarà sempre uno scarto tra la forma della nostra adesione a Dio e l’autentica e piena adesione a Dio! La supplica dei discepoli deve essere la nostra, tutti i giorni!

    Credo ci possa essere un nesso tra questa supplica e la ristrutturazione dell’Oratorio: è la comunità cristiana che crea un luogo nel quale poter crescere nella fede! Bambini, giovani e adulti avranno qui la sede nella quale incontrarsi per riflettere, discutere, familiarizzare, giocare e così fare esperienza di fede! Non possiamo essere così ingenui da credere che la fede sia un processo spontaneo e ineluttabile nel cammino dell’uomo! La fede è un dono da chiedere e da cercare! Obbliga ad un dinamismo sempre attivo e sempre nuovo! Chi intraprende un cammino dietro a Gesù non può pensare di arrivare ad un punto e raccogliere… quasi una sorta di pensione, frutto dell’impegno profuso negli anni… Fino alla fine sarà necessario “lavorare” per la causa del vangelo con la consapevolezza di essere “servi inutili”…

    Sarebbe un’illusione credere che ristrutturato l’Oratorio tutto cambia… siamo noi che dobbiamo sentire il desiderio permanente di cambiare, di seguire Gesù, di stare con i fratelli, di conoscere più attentamente il suo Vangelo! L’Oratorio nuovo è solo uno stimolo a ravvivare il nostro impegno ad essere comunità in forza di Cristo! Sogno l’Oratorio come uno spazio dove i ragazzi hanno il loro punto di ritrovo, dove gli adulti si incontrano e creano legami, dove con naturalezza si va e si viene sentendo di essere sempre a casa! Non dite che l’Oratorio è un gruppo chiuso! Se lo fosse venite ad aprirlo, a spalancarlo! Per tutti c’è posto! È la casa di tutti i battezzati! Camminiamo assieme!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 14, 2013 8:57 am

      • XXVIII domenica del Tempo Ordinario. 13 ottobre 2013
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Dal secondo libro dei Re 5, 14-17
In quei giorni, Naaman Siro scese e si lavò nel Giordano sette volte, secondo la parola dell'uomo di Dio, e la sua carne ridivenne come la carne di un giovinetto; egli era guarito. Tornò con tutto il seguito dall'uomo di Dio; entrò e si presentò a lui dicendo: «Ebbene, ora so che non c'è Dio su tutta la terra se non in Israele». Ora accetta un dono dal tuo servo». Quegli disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». Nàaman insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. Allora Nàaman disse: «Se è no, almeno sia permesso al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne portano due muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dei, ma solo al Signore.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 2, 8-13
Carissimo, ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti, secondo il mio vangelo, a causa del quale io soffro fino a portare le catene come un malfattore; ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò sopporto ogni cosa per gli eletti, perché anch'essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch'egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.



Dal vangelo secondo Luca 17, 11-19
Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: «Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».




    • Ringraziare sempre
    Qualcuno si chiede “A che cosa serve pregare? Perché è necessario ringraziare Dio? Tutto ciò che possiedo è frutto del mio lavoro!”. Il sentimento di gratitudine nasce dalla consapevolezza di essere depositari di un dono: chi non percepisce di essere oggetto di cure e di amore gratuito da parte di Dio non avvertirà mai il desiderio di ringraziare! Nelle letture di oggi ci vengono proposte due figure, Naaman il Siro e un lebbroso samaritano, che manifestano gratitudine nei confronti di Dio per aver ottenuto la guarigione. Guarda caso, trattasi di pagani, uomini lontani da un autentico rapporto con Dio. Stupiti del dono ricevuto ritengono necessario rendere grazie: non si tratta per nulla di un dovere ma di un desiderio vero e proprio!

    Gesù fa notare, però, che altri nove lebbrosi sono stati liberati dalla lebbra eppure non sono tornati a rendere grazie… Uno su dieci riconosce il dono di Dio… Mi piace proporvi uno scritto di santa Teresina di Lisieux che ben descrive la situazione: credo aiuti tutti a riconoscere la necessità di ringraziare sempre… “Suppongo che il figlio d’un medico abile incontri sul suo cammino una pietra che lo faccia cadere; cadendo, egli si rompe un arto, e subito il padre corre a lui, lo rialza con amore, cura le ferite…, e ben presto il figlio completamente guarito gli dimostra la propria riconoscenza. Certamente questo figlio ha ben ragione d’amare suo padre! Ma farò ancora un’altra ipotesi. Il padre, avendo saputo che sulla strada di suo figlio si trova una pietra, si affretta, va innanzi a lui, la rimuove senza che nessuno lo veda. Certamente questo figlio oggetto della sua tenerezza previdente, non sapendo la sventura dalla quale è liberato per mezzo di suo padre, non testimonierà a lui la propria riconoscenza e l’amerà meno che se fosse stato guarito da lui. Ma se viene a conoscere il pericolo al quale è stato sottratto, non amerà di più suo padre?” (Storia di un’Anima, 120).
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 21, 2013 8:44 am

      • XXIX domenica del Tempo Ordinario. 20 ottobre 2013
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Dal libro dell'Esodo 17, 8-13
In quei giorni, Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim. Mosè disse a Giosuè: "Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio". Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l'altro dall'altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 3, 14-16; 4, 1-2
Carissimo, rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l'hai appreso e che fin dall'infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina.



Dal vangelo secondo Luca 18, 1-8
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: «C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».




    • La forza della preghiera
    Muore un papà giovane. Telefono alla figlia per mostrare il mio cordoglio e per sollecitare alla preghiera. La risposta: “Mi sa che il Signore non ascolta proprio… poteva fare qualcosa di diverso!”. Mi chiama una mamma per parlarmi del figlio ammalato: la esorto a pregare e ad insegnare al figlio a fare altrettanto. La risposta: “Dico a mio figlio di pregare ma è stufo perché dice che tanto Gesù non lo ascolta!”. Quante altre situazioni del genere potremmo aggiungere… Come rispondere? Il silenzio prende il sopravvento… E poi ci troviamo a leggere il Vangelo di questa domenica: «Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai» … la scelta inevitabile del silenzio che connota il nostro pensiero immediato, cozza con l’esigenza evangelica di “pregare sempre, senza stancarsi”!

    Chi ha ragione? Beh, credo non sia difficile immaginare che il suggerimento di Gesù sia da prendere sul serio e alla lettera, superando ogni obiezione e ogni considerazione meramente umana! Gesù ci assicura che la preghiera ha un potere assoluto di fronte al quale nulla anteporre! La preghiera ha una incisività e una forza che, sebbene non siano empiricamente valutabili, concretamente realizzano la volontà di Dio! Il nocciolo della questione sta tutto nella frase finale della pericope: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» . Ebbene sì: solo la fede smuove le montagne! La preghiera non è una formula magica che recitata cambia la realtà, ma è uno strumento della fede che fa memoria della paternità di Dio e, quindi, della sua cura! Senza fede la preghiera è parola morta, vuota, sterile… Un bambino, se sorretto dalla parola del papà o della mamma, è in grado di superare anche gli ostacoli più pericolosi: la fede/ fiducia nel loro amore non fa sentire minimamente il rischio e la paura! Così è del credente che ha fede in Dio: la preghiera non è altro che la voce guida che sollecita al cammino… non esisteranno più ostacoli!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 28, 2013 9:27 am

      • XXX domenica del Tempo Ordinario. 27 ottobre 2013
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Dal libro del Siracide 35, 15-17;20-22
Perché il Signore è giudice e non v'è presso di lui preferenza di persone. Non è parziale con nessuno contro il povero, anzi ascolta proprio la preghiera dell'oppresso. Non trascura la supplica dell'orfano né la vedova, quando si sfoga nel lamento. Chi venera Dio sarà accolto con benevolenza, la sua preghiera giungerà fino alle nubi. La preghiera dell'umile penetra le nubi, finché non sia arrivata, non si contenta; non desiste finché l'Altissimo non sia intervenuto, rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l'equità.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 4, 6-8; 16-18
Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione. Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Non se ne tenga conto contro di loro. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.



Dal vangelo secondo Luca 18, 9-14
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».




    • Stimarci a vicenda…
    Da un po’ di tempo a questa parte sono di più le persone che incontro che si vantano per il fatto di non andare a Messa rispetto a quelle che ci vanno… è un paradosso… La parabola del pubblicano e del fariseo si è ribaltata! Alla fine il vizio di fondo è sempre lo stesso: la presunzione di essere nel giusto! E il peccato ancora più subdolo sta nel sentirsi più giusti in rapporto agli altri… Gesù è geniale nello stanare il male nella sua radice: la buona e la cattiva condotta non sono determinabili da atteggiamenti esteriori! Sono, piuttosto, condizioni che riguardano l’interiorità! È dentro al cuore che si annida il fariseismo… Guai a noi se ci limitiamo a giudicare le persone in base a quello che fanno esteriormente: il cuore è davvero un’altra cosa…

    È così che non possiamo dividere chiaramente le due categorie: i pubblicani da una parte e i farisei dall’altra! L’uno e l’altro sono potenziali che abbiamo tutti nella nostra condizione umana: c’è da stare molto attenti e vigilare perché mai ci si senta degli arrivati ma sempre ci si adoperi per una permanente conversione! Quando siamo farisei? Quando guardiamo gli altri dall’alto in basso; quando pensiamo di avere la ragione tutta dalla nostra parte; quando siamo convinti di essere nel giusto e non siamo disposti a metterci in discussione… Quando siamo pubblicani? Quando siamo coscienti dei nostri limiti; quando sappiamo chieder scusa; quando accettiamo di essere guidati nella ricerca della verità; quando gareggiamo nello stimarci a vicenda…

    Abbiamo tutti un bel percorso da fare… Sono certo che il lavoro più utile a cui dobbiamo dedicarci sia quello di imparare a guardare più il bene che c’è negli altri rispetto al male! Ridurre ai minimi termini i giudizi sugli altri! Sentire l’ansia dell’imitare il bene che ci circonda e insieme limitare in noi il male che spesso ha il sopravvento… ne usciremo giustificati!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 04, 2013 9:13 am

      • XXXI domenica del Tempo Ordinario. 3 novembre 2013
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Dal libro della Sapienza 11, 22 - 12, 2
Signore, tutto il mondo davanti a te, come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra. Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento. Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita, poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli e li ammonisci ricordando loro i propri peccati, perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 1, 11 - 2, 2
Fratelli, anche per questo preghiamo di continuo per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volontà di bene e l'opera della vostra fede; perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo. Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente.



Dal vangelo secondo Luca 19, 1-10
In quel tempo, Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E' andato ad alloggiare da un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».




    • Siamo di Dio
    Questa domenica leggiamo un brano dal libro della Sapienza che merita di essere ripreso versetto per versetto: un capolavoro!
    • Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra
    Proprio in questi giorni nei quali abbiamo ricordato i nostri morti ne abbiamo rivissuta l’esperienza… siamo polvere…
    • Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento.
    La storia, a cui si aggiungo giorni ininterrottamente, è segno inequivocabile della misericordia… Dio attende il ritorno di tutti…
    • Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.
    Non c’è nulla che Dio non ami! Tutto ciò che esiste è uscito dalle sue mani, dalla sua volontà… Tutto è fatto per la vita!
    • Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta? Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza? Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita
    Siamo di Dio! Questo appartenere a Lui ci deve far sussultare di gioia! Solo il Nemico, l’Avversario, cerca di toglierci dalle sue mani…
    • Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato, perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.
    Ritorniamo a Lui! Egli non aspetta altro… e anche il nostro cuore…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 11, 2013 10:49 am

      • XXXII domenica del Tempo Ordinario. 10 novembre 2013
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Dal secondo libro dei Maccabei 7, 1-2; 9-14
Ci fu anche il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re a forza di flagelli e nerbate a cibarsi di carni suine proibite. Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi di indagare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le patrie leggi». E il secondo, giunto all'ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani e disse dignitosamente: «Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo»; così lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza del giovinetto, che non teneva in nessun conto le torture. Fatto morire anche costui, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «E' bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sarà per la vita».



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 2, 16 – 3, 5
Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene. Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore si diffonda e sia glorificata come lo è anche tra voi e veniamo liberati dagli uomini perversi e malvagi. Non di tutti infatti è la fede. Ma il Signore è fedele; egli vi confermerà e vi custodirà dal maligno. E riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore, che quanto vi ordiniamo già lo facciate e continuiate a farlo. Il Signore diriga i vostri cuori nell'amore di Dio e nella pazienza di Cristo.



Dal vangelo secondo Luca 20, 27-38
In quel tempo, si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. Da ultimo anche la donna morì. Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui».




    • Essere figli
    Più volte l’ho ribadito sia a voce che da queste pagine: la questione della risurrezione è fondamentale per la vita credente! Direi che ne è il fondamento: si crede non per essere più buoni ma per ottenere la vita! Dal momento che la morte ha un esagerato strapotere sul nostro futuro è necessario rivolgere lo sguardo a Chi, solo, può salvarci! Da qui lo sguardo rivolto verso Gesù, il vincitore della morte…

    Nella prima lettura che ascoltiamo nella celebrazione eucaristica domenicale ci è narrata l’esperienza dei fratelli Maccabei: a fronte di una infuocata persecuzione contro la religione dei padri ebbero il coraggio di affrontare la tortura e la morte proprio sulla scorta della fede nel Dio che fa risorgere: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».

    Non esiste forza più grande della fede! Il dolore e la morte hanno su di noi un potere inibitorio incredibile: quando siamo stretti nella loro morsa la paura e il terrore ci irretiscono e ci ammutoliscono… Tentiamo di ribellarci con i nostri mezzi e le nostre forze ma ne usciamo sempre perdenti… Solo la certezza dell’amore di Dio offre l’ardore e l’audacia per affrontare senza remore la prepotenza della morte… e dei suoi adepti…

    La grande maggioranza degli uomini affronta il tema della risurrezione con ironia, quasi fosse una storiella per bambini… anche i sadducei di sui si parla oggi nel vangelo ridicolizzarono la questione raccontando questo caso: «C’erano sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. …la presero tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie?» . Gesù rispose: «Quelli che sono giudicati degni della risurrezione dai morti non possono più morire, perché sono figli di Dio» . Chi ha orecchi per intendere intenda… c’è da essere figli per capire…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 18, 2013 9:08 am

      • XXXIII domenica del Tempo Ordinario. 17 novembre 2013
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Dal libro del profeta Malachia 3, 19-20
Così dice il Signore: «Ecco infatti sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno venendo li incendierà - dice il Signore degli eserciti - in modo da non lasciar loro né radice né germoglio. Per voi invece, cultori del mio nome, sorgerà il sole di giustizia».



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 3, 7-12
Fratelli, sapete infatti come dovete imitarci: poiché noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come esempio da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace.



Dal vangelo secondo Luca 21, 5-19
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, disse: «Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?». Rispose: «Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: "Sono io" e: "Il tempo è prossimo"; non seguiteli. Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine». Poi disse loro: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime».




    • Il futuro è Dio
    Il genere letterario è apocalittico, quindi le immagini vanno decodificate, ma le parole del vangelo di questa domenica suonano forti e vigorose: un sano timore deve assolutamente avvolgere la nostra coscienza! Anzitutto la preconizzazione della fine: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta» . Tutto ha una fine… tutto è soggetto alla corruttibilità… c’è da fare i conti con la finitezza di tutti i nostri progetti altisonanti… non per smettere di impegnarci e lavorare per un mondo migliore ma per considerarci dentro un progetto più grande a cui dedicarci con umiltà!

    Poi, la rimozione di ogni tipo di allarmismo: «Molti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro!» . Il mondo e la storia non sussistono da se stessi ma nessuno si può arrogare la conoscenza del futuro! Gesù non vuole che sia la paura ad animare la conversione… non è perché ci si sente il fiato sul collo si deve reagire di conseguenza! Piuttosto si dia il massimo nella certezza che il bene prodotto Dio non lo dimenticherà mai! Inoltre, la presa di coscienza che i cristiani non sono di casa nel mondo: «prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno» . Il Vangelo risuonerà nella storia in tutta la sua istanza di alterità rispetto al pensare comune e, quindi, con tutta la sua carica di mal tollerata contraddittorietà… L’avversione a chi testimonia la verità di Cristo sarà una costante della storia…

    Infine, l’ostilità delle persone con le quali si condivide una comunione: «Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici» . Gesù l’ha sperimentato in prima persona e ci avvisa che sarà così anche per chiunque deciderà di essere suo discepolo… La tentazione è di pensare di essere dalla parte del torto e abbandonare la strada del Vangelo… ma Gesù ricorda: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Coraggio!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 25, 2013 8:27 am

      • Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo, 24 novembre 2013
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Dal secondo libro di Samuele 5, 1-3
In quei giorni, vennero allora tutte le tribù d'Israele da Davide in Ebron e gli dissero: «Ecco noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: Tu pascerai Israele mio popolo, tu sarai capo in Israele». Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re in Ebron e il re Davide fece alleanza con loro in Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re sopra Israele.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 1, 12-20
Fratelli, ringraziamo con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.



Dal vangelo secondo Luca 23, 35-43
In quel tempo, il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».




    • Regalità altra
    Lo dicono chiaramente i capi del popolo «Ha salvato altri! Salvi se stesso»! Lo sanno, lo riconoscono: quell’uomo che stanno uccidendo è uno che nella sua vita ha sempre pensato di salvare gli altri e non la propria pelle! Il mondo non può tollerare un sovversivo del genere… per stare nel mondo bisogna essere degli squali… mors tua vita mea… Non è cambiato nulla! Le logiche che sottendono il vivere del mondo hanno come criterio il tornaconto personale… l’altra sera a catechismo è emerso come si faccia fatica ad entrare in relazione con gli altri per paura di rimanerne implicati! È la logica del “chi fa da sé fa per tre”…proverbio che stigmatizza la “saggezza popolare”…

    È proprio vero: l’umano e il divino sono distanti l’universo! «I miei pensieri non sono i vostri pensieri»: lo aveva detto JHWH per bocca del profeta Isaia e Gesù l’ha mostrato plasticamente! Dio pensa a dare la vita e l’uomo solo a conservarla… Soprattutto detesta chi viene a portare una logica differente… Guardiamoci dentro: a quale regno apparteniamo? A quello di Gesù o a quello del mondo? Siamo il ladrone buono che intuisce la bellezza della proposta cristiana e si pone a suo servizio… oppure siamo il ladrone cattivo che non crede e mette in dubbio il valore assoluto del dare la vita per gli altri? «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». C’è poco da fare: è possibile entrare da subito nel regno di Cristo solo se ci convertiamo al suo essere dono e ci adoperiamo a fare altrettanto! «Chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per causa mia e del vangelo, la salverà!» … il nostro “uomo vecchio” è duro a morire… Riconoscere Gesù come nostro Re, significa continuare a far risuonare in noi la sua proposta di conversione e promuovere una lotta strenua al nostro istinto di conservazione, illusorio e meschino…
    • don Natalino Pedrana
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