Anno liturgico 2011 - 2012

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Anno liturgico 2011 - 2012

Messaggio da miriam bolfissimo » sab nov 26, 2011 8:43 am

      • I domenica di Avvento. 27 novembre 2011
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Dal libro del profeta Isaia 63, 16b-17.19b; 64, 2-7
Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti. Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti. Mai si udì parlare da tempi lontani, orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui. Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità. Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1, 3-9
Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!



Dal vangelo secondo Marco 13, 33-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».




    • Al lavoro per il Regno
    «Vegliate: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà... fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati»: non siamo i padroni! È inutile che continuiamo ad illuderci di non dover rendere conto ad alcuno! Nella storia siamo tutti attori principali ma la regia è di un Altro! O recitiamo bene o recitiamo male: non è una questione soggettiva!

    Inauguriamo oggi un nuovo Anno liturgico. Non è la riedizione degli anni passati, È una nuova proposta di Gesù a proseguire nella fattiva costruzione del Regno che Lui ha iniziato. È un tempo opportuno e prezioso quello che ci è concesso. Non è un semplice rimando della fine... Il tempo che ci è dato da vivere ha la preziosità del tempo favorevole all'accoglienza piena della salvezza.

    L'invito a vegliare che Gesù rivolge ai suoi discepoli non ha uno scopo minatorio, vuole solo essere un'esortazione a non sprecare le opportunità che ci vengono offerte! Se siamo addormentati significa che stiamo bruciando il tempo e, oltre a sprecare la nostra vita, siamo causa di un rallentamento nella instaurazione del Regno!

    Non sempre è facile capire se stiamo lavorando davvero per la causa di Dio... sul lavorare, non posso che riconoscere una grande dedizione e un impegno quasi eroico da parte di tutti! Ma ce lo dobbiamo chiedere: gli sforzi che stiamo mettendo in atto, con sacrifici non indifferenti, stanno veramente rispettando il mandato evangelico? Sono certo che Gesù quando arriverà ci troverà svegli! Ma a far cosa? Pensiamo di dover rendere conto a Gesù dei nostri giorni, delle nostre scelte, dei nostri comportamenti? Se Cristo arrivasse in questo momento potrebbe dire bene di me? Gli sforzi che sto mettendo in atto possono essere considerati un bene per l'intera comunità o solo per la cerchia dei miei familiari?

    Lavorare per il regno non significa solo impegnarsi e darsi da fare per procurare cibo e benessere per i nostri cari! Lavorare per il Regno è sporcarsi le mani per una causa molto più grande della nostra... Ricominciamo!
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 05, 2011 9:11 am

      • II domenica di Avvento. 4 dicembre 2011
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Dal libro del profeta Isaia 40, 1-5.9-11
«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».



Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo 3, 8-14
Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta. Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia.



Dal vangelo secondo Marco 1, 1-8
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».




    • Rivedere i sentieri di Dio
    Domenica scorsa l'appello che ci è stato lanciato dalla Parola è quello di «vegliare», di rimanere svegli, di tenere accesa la luce della fede nel cammino in notturna che è la vita: la condizione del credente è quella di chi sa che la vita ha la sua svolta decisiva nel venire di Dio in essa! ...e non ne ad-tende che l'ora!

    Appunto: ad-tende, cioè cammina verso... e non ad-spetta, cioè guarda verso...! Il cristiano che veglia non può rimanere a guardare aspettando chissà quale avvenimento, ma si mette in movimento e prepara adeguatamente l'incontro! La visita di Gesù non è una improvvisata ma un appuntamento certo del quale non conosciamo l'ora ma che è talmente importante da non poterci far trovare impreparati...

    Il Vangelo di oggi ci parla dell'invio di un precursore, Giovanni Battista, incaricato di preparare la via: il figlio di Elisabetta ha il compito di sollecitare le coscienze affinchè si ravvedano dal torpore malato nel quale si sono adagiate e si pongano in stato di rinnovamento e di conversione! Il Battista non fa altro che richiamare gli uomini alla verità... così hanno fatto Noè, Mosè e i Profeti... così fanno i vescovi e i preti... La preparazione della via spetta a ciascuno di noi personalmente! I precursori avvisano dell'arrivo ma i singoli credenti hanno il dovere di verificare interiormente il proprio cuore... «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri»? Siamo pronti! Se Gesù arriva ora come ci troverebbe? Saremmo contenti di accoglierlo così come siamo?

    Provo ad immaginare che cosa risponderemmo di primo acchito... ho l'impressione che siamo talmente obnubilati interiormente da non cogliere più la meschinità della nostra condizione umana... Saremmo capaci di dire a Gesù: "se vuoi sono così altrimenti ne faccio a meno"... Dobbiamo "raddrizzare i sentieri"! Gesù li aveva tracciati perfettamente, ma l'incuria e la superficialità ne hanno fortemente condizionato la visibilità... Solo un ascolto rinnovato della Parola ci può aiutare a ritrovare i percorsi di Dio...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 12, 2011 9:50 am

      • III domenica di Avvento. 11 dicembre 2011
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Dal libro del profeta Isaia 61, 1-2.10-11
Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore. Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli. Poiché, come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 5, 16-24
Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!



Dal vangelo secondo Giovanni 1, 6-8. 19-28
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.




    • «Noi non siamo...»
    "Tu non sai chi sono io!"; quante volte ci è capitato di sentire pronunciata questa espressione da parte di persone che, avendo una qualche carica pubblica, ritengono di avere una importanza sopra le righe... Il darsi arie, il ritenersi mondanamente rilevanti, sono atteggiamenti che, oltre ad essere fastidiosi, non corrispondono mai alla realtà.

    Decisamente diverso è l'atteggiamento di Giovanni Battista descritto dalla pericope evangelica di questa domenica: si parla di un uomo schivo, ritirato nel deserto, con uno stile di vita essenziale, attorniato da una schiera di fedeli in attesa di essere battezzati, al quale viene rivolta una domanda sulla sua persona. «Chi sei!». La risposta è lapidaria: «lo non sono».

    Giovanni Battista avrebbe potuto tranquillamente presentarsi con titoli altisonanti. La gente gli riconosceva un carisma di alta caratura: qualcuno lo considerava il Messia, qualcuno un profeta, qualcuno Elia... Bastava cavalcare l'entusiasmo della folla per ricevere onori e rispettabilità.

    Tutt'altra la scelta! «lo non sono»; è proprio il contrario dell'«lo sono», il nome con il quale Dio si presenta a Mosè e che Gesù fa suo in diversi dialoghi riportati dal Quarto vangelo. Giovanni Battista è la figura più idonea per definire quale sia l'atteggiamento appropriato per accogliere il Signore: riconoscere la propria inconsistenza e, quindi, il bisogno di salvezza.

    «Il Signore mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l'anno di grazia del Signore»: ecco la missione di Gesù! Se ci riconosciamo dentro queste categorie di persone, il Signore viene proprio per noi! Serve un grande bagno di umiltà per riconoscere di aver bisogno di Dio. «Noi non siamo»! Noi, senza la grazia di Dio, siamo condannati ad essere polvere... «Rendere dritta la via» della nostra vita è lasciarla tracciare da Lui...
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 19, 2011 8:59 am

      • IV domenica di Avvento. 18 dicembre 2011
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Dal secondo libro di Samuele 7, 1-5.8b-12.14a.16
Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te». Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 16, 25-27
Fratelli, a colui che ha il potere di confermarvi nel mio vangelo, che annuncia Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine dell’eterno Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all’obbedienza della fede, a Dio, che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli. Amen.



Dal vangelo secondo Luca 1, 26-38
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.




    • A Dio non solo un angolo...
    «Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all'intorno, disse al profeta Natan: "Vedi io abito in una casa di cedro, mentre l'arca di Dio sta sotto i teli di una tenda"». Furbo il nostro re Davide: prima si mette a posto la casa, si aggiusta bene bene, e poi si ricorda di Dio... Come se il padrone del Regno fosse lui, Davide, e non il Signore!

    Attraverso il profeta Natan giunge la risposta di Dio: «Va' e di' al mio servo Davide: "Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? lo ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele»; Dio non è ospite nel mondo, ma è il Signore! Ciò che Davide ha realizzato non è sua conquista, ma opera di Dio! Al Signore non si concede benignamente uno spazio ma gli sì rende ciò che a Lui spetta di diritto!

    L'atteggiamento del re Davide è certamente risibile... ma quanto ci interroga e ci scuote! Tutti noi, credenti praticanti, corriamo seriamente il rischio di occuparci principalmente dei nostri affari e solo a tempo perso del nostro rapporto con il Signore... Se tutto va bene, allora troviamo il tempo anche per una devozione a Colui che siede nei posti alti...

    Maria, la madre di Gesù, ha capito splendidamente questa verità, non esita a mettersi in gioco: «Eccomi, sono la serva del Signore!». Smettiamo di ritenere la vita una nostra proprietà! La vita è di Dio! È un dono splendido che Lui ci ha fatto! A Lui dobbiamo essere riconoscenti!

    Tra l'altro, nel momento in cui Dio chiede ospitalità, egli mostra tutto il rispetto e la discrezione possibili! Mai viene per usurpare ma per offrire il suo amore e la sua bontà. Così ha fatto con Davide rinnovando la sua disponibilità a lavorare per la floridezza del Regno, garantendolo anche per il futuro... E così ha fatto con Maria: non solo è divenuta mamma di un Bimbo chiamato Figlio dell'Altissimo ma di tutti i discepoli di Gesù! Chi da ospitalità a Dio ha fatto l'investimento più redditizio possibile! Non tergiversiamo...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar dic 27, 2011 10:53 am

      • Natale del Signore. 25 dicembre 2011
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  • Messa Vespertina nella Vigilia
Dal primo del profeta Isaia 62,1-5
Per amore di Sion non mi terrò in silenzio, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finché non sorga come stella la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada. Allora i popoli vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio. Nessuno ti chiamerà più “Abbandonata” né la tua terra sarà più detta “Devastata” ma tu sarai chiamata “Mio compiacimento” e la tua terra, “Sposata”, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo creatore; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.



Dal Salmo 88: Canterò senza fine le tue grazie, Signore.
Tu hai detto, Signore:
«Ho stretto un'alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide mio servo:
stabilirò per sempre la tua discendenza,
ti darò un trono che duri nei secoli.

Egli mi invocherà: Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza.
Gli conserverò sempre la mia grazia,
la mia alleanza gli sarà fedele».

Beato il popolo che ti sa acclamare
e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto:
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
nella tua giustizia trova la sua gloria.
Dagli Atti degli Apostoli 13,16-17.22-25

Paolo, giunto ad Antiòchia di Pisìdia, si alzò nella sinagoga e, fatto cenno con la mano, disse: «Uomini di Israele e voi timorati di Dio, ascoltate. Il Dio di questo popolo d'Israele scelse i nostri padri ed esaltò il popolo durante il suo esilio in terra d'Egitto, e con braccio potente li condusse via di là. Dopo aver rimosso Saul dal regno, suscitò per loro come re Davide, al quale rese questa testimonianza: Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri. Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio trasse per Israele un salvatore, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta, predicando un battesimo di penitenza a tutto il popolo d'Israele. Diceva Giovanni sul finire della sua missione: Io non sono ciò che voi pensate che io sia! Ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di sciogliere i sandali».



Dal vangelo secondo Matteo 1,1-25
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadab, Aminadab generò Naasson, Naasson generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, Zorobabèle generò Abiud, Abiud generò Eliacim, Eliacim generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliud, Eliud generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici. Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa "Dio-con-noi". Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.


  • Messa della Notte
Dal libro del profeta Isaia 9,1-3.5-6
Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si divide la preda. Poiché tu, come al tempo di Madian, hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra che gravava sulle sue spalle il bastone del suo aguzzino. Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore.



Dal Salmo 95: Oggi è nato per noi il Salvatore.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunziate di giorno in giorno la sua salvezza,
in mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
frema il mare e quanto racchiude;
esultino i campi e quanto contengono,
si rallegrino gli alberi della foresta.

Esultino davanti al Signore che viene,
perché viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e con verità tutte le genti.



Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 2,11-14
Carissimo, è apparsa infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone.



Dal vangelo secondo Luca 2,1-14
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».


  • Messa dell'Aurora
Dal libro del profeta Isaia 62,11-12
Ecco ciò che il Signore fa sentire all'estremità della terra: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, ha con sé la sua mercede, la sua ricompensa è davanti a lui. Li chiameranno popolo santo, redenti del Signore. E tu sarai chiamata “Ricercata” “Città non abbandonata”».



Dal Salmo 96: Oggi la luce risplende su di noi.
Il Signore regna, esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
I cieli annunziano la sua giustizia
e tutti i popoli contemplano la sua gloria.

Una luce si è levata per il giusto,
gioia per i retti di cuore.
Rallegratevi, giusti, nel Signore,
rendete grazie al suo santo nome.



Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 3,4-7
Carissimo, quando si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna.



Dal vangelo secondo Luca 2,15-20
Avvenne che, appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.


  • Messa del Giorno
Dal libro del profeta Isaia 52,7-10
Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio». Senti? Le tue sentinelle alzano la voce, insieme gridano di gioia, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore in Sion. Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutti i popoli; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.



Dal Salmo 97: Tutta la terra ha veduto la salvezza del Signore.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha manifestato la sua salvezza,
agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa di Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la salvezza del nostro Dio.
Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia.

Cantate inni al Signore con l'arpa,
con l'arpa e con suono melodioso;
con la tromba e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.



Dalla lettera agli Ebrei 1,1-6
Dio, che aveva gia parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell'alto dei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto: "Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato"? E ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: "Lo adorino tutti gli angeli di Dio".



Dal vangelo secondo Giovanni 1,1-18
In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. ] Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. [ Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.




    • Dio fra noi
    "Natale: è la festa dove tutti diventiamo più buoni"... ma non diciamo fesserie! Natale è la memoria liturgica della nascita di Gesù! lo mi chiedo perché si debba festeggiare... se Gesù non è il Signore! Si, va bene, lo so che ogni cultura si dà dei tempi di festa nei quali uscire dalla routine del feriale e dedicarsi all'«inutile»... Ma... Che cosa ha fatto convergere - così massicciamente - i nostri padri attorno alla figura di Gesù!

    Quest'estate sono stato con molti di voi a Betlemme e con i miei occhi ho visto il luogo nel quale, certissimamente, è nato Gesù: sulla mangiatoia c'è scritto "Hic Verbum caro factum est"... È fuori dubbio che la ragione per cui ha senso festeggiare è perché Gesù non è un uomo qualunque ma il Figlio di Dio! «Il verbo si fece carne»!

    Ho l'impressione che il rischio grande che si corra oggi è che la nascita di Gesù sia considerata una non-notizia. Tutto è già noto, scontato, routinario... L'attenzione per Gesù riguarda per lo più il suo altruismo e la sua filantropia... Un buon esempio, insomma! Ma con la nostra vita di oggi: niente a che fare! In realtà, la notizia che ancora deve fare il giro del mondo è che Dio in Gesù si fa storia, oggi! Gesù non è il reperto storico da rispolverare per l'occasione, quasi un idolo verso il quale, scaramanticamente, fare i doverosi salamelecchi...

    Gesù è qui! In Gesù Dio sta gioendo e soffrendo con noi! Con noi sta costruendo il Regno di pace, d'amore e di giustizia! Nell'Eucaristia si fa piccolo pezzo di pane per alimentare la nostra speranza e piroettarci verso l'eternità! Quando la smetteremo di credere che il mondo è nostro e che siamo soli nella costruzione del nostro destino sarà Natale! Gesù farà parte della nostra vita reale e non saremo più soli! Buon Natale!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » ven dic 30, 2011 10:05 am

      • Maria Santissima Madre di Dio. 1 gennaio 2012
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Dal libro dei Numeri 6,22-27
Il Signore si rivolse a Mosè dicendo: «Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro: Voi benedirete così gli Israeliti; direte loro: Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati 4,4-7
Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.



Dal vangelo secondo Luca 2,16-21
In quel tempo, i pastori andarono senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.




    • Custodire nel cuore
    «Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori»: qualcuno di voi mi sa dire che cosa hanno detto i pastori? Non lo trovo scritto da nessuna parte. Di che cosa si stupivano tutti! L'unica cosa che è riferita dei pastori è che «trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia».

    Dobbiamo stupirci della nascita di un bambino in una mangiatoia! A quel tempo chissà quanti poveri subivano una tale sorte... Probabilmente non era tanto ciò che avevano visto che li aveva stupiti, quanto ciò che avevano «udito» dagli angeli! «È nato un Salvatore!». Come poteva Dio aver scelto una strada così marginale per entrare nella storia...

    Ai pastori e alla gente bastava quanto avevano sentito: forse l'entusiasmo, la straordinarietà del coro degli angeli il coinvolgimento emotivo... tutto avrà contribuito a scaldare gli animi di tutti! Sappiamo quanto sono facili le folle sia al "surriscaldamento" come al "raffreddamento"...

    Bello l'animo infiammato di fervore da parte della gente, ma molto più interessante l'atteggiamento di Maria: «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Viene fuori tutta la statura e la grandezza dì questa donna,.. Gli eventi non vanno valutati sull'onda delle passioni e dei sentimenti della massa, ma dentro una meditazione e contemplazione personali!

    Provate a pensare se il mondo non è un po' come i pastori: arriva il Natale e il rimbalzo scrosciante degli auguri non sì fa attendere! Pochi giorni e tutto sì spegne... la gioia della massa lascia il tempo che trova... La liturgia ci invita ad assumere l'atteggiamento di Maria, molto più riservato e pacato, ma certamente più lungimirante e illuminante! Diamoci tempo per conoscere meglio Gesù...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 09, 2012 10:46 am

      • Battesimo del Signore. 8 gennaio 2012
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Dal libro del profeta Isaia 55, 1-11
Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un'alleanza eterna, i favori assicurati a Davide. Ecco, l'ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d'Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata».



Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 5, 1-9
Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l'acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio.



Dal vangelo secondo Marco 1, 7-11
In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».




    • Finite le feste, comincia la festa!
    La liturgia, dopo averci fatto gustare l'attesa (il tempo d'Avvento) e, in seguito, il compimento (il tempo di Natale), ci catapulta nella nuda ferialità. È bello che sia così: per gustare lo straordinario ci deve per forza essere un ordinario! È stato bellissimo far festa nei giorni passati: la nascita di Gesù ci ha regalato momenti di distensione e di fraternità, di incontri e di relazioni, di pace e di serenità. Il tempo ordinario che riprende non ci deve far scordare quanto vissuto, anzi! Deve aiutarci a ricordare che l'attività e l'impegno non devono sottrarci dal mettere sempre al centro ciò che veramente da gioia... l'amore ricevuto e l'amore donato... Gesù!

    Se teniamo Gesù al centro non possiamo perdere quanto abbiamo conquistato in questi giorni! La liturgia della Chiesa, così, ci invita a metterci dietro a Gesù e seguirlo nel suo itinerario di obbedienza e di servizio alla volontà del Padre. Sarà il Vangelo di Marco ad accompagnare i nostri passi di domenica in domenica: oggi, con la stringatezza che lo caratterizza, l'evangelista Marco ci porta sulle rive del Giordano a vedere il Battesimo di Gesù. Giovanni Battista, simbolo dell'umanità in attesa, si ritira dalla scena e lascia il posto a Gesù! Tutti devono puntare lo sguardo su di Lui! L'attesa è finita: il senso della storia è da scorgere e leggere dentro la persona di Gesù.

    A suggerire queste considerazioni non è Giovanni Battista ma il Padre stesso: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento». Gesù è l'uomo in cui Dio mette in gioco la sua credibilità! In Gesù Dio decide di dire tutto il dicibile! Gesù si fa carico di questa responsabilità. Accetta di farsi ribalta dentro la quale Dio possa raccontare all'umanità tutto il suo amore e la sua passione. Non possiamo perderci questo spettacolo!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 16, 2012 10:32 am

      • II Domenica dei Tempo Ordinario. 15 gennaio 2012
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Dal primo libro di Samuele 3, 3b-10. 19
In quei giorni, Samuele dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio. Allora il Signore chiamò: «Samuele!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuele!»; Samuele si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuele fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuele!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuele: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuele andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 6, 13c-15, 17-20
Fratelli, il corpo non è per l'impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall'impurità! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all'impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!



Dal vangelo secondo Giovanni 1,35-42
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbi - che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui: erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa», che significa Pietro.




    • Un incontro dentro la vita
    Non c'è storia... ognuno di noi sa intimamente se ha preso sul serio la decisione di seguire Cristo o no! I discepoli di cui parla il Vangelo di oggi ricordano nitidamente l'ora e il giorno in cui si sono lasciati sedurre dal Rabbi di Nazareth... Ci deve essere anche per noi un'ora e un giorno da raccontare nel quale ci siamo decisi per Cristo! Se interpelliamo una qualsiasi coppia e chiediamo il giorno e l'ora del loro primo incontro non esiteranno a raccontarci esattamente nei dettagli le circostanze...

    Sì, la fede deve nascere da un incontro sconvolgente con una persona! Non è un processo inerziale! I due discepoli, accolta l'indicazione di Giovanni Battista, hanno fatto la scelta di mettersi sulle tracce di Gesù e di dimorare con lui. Il desiderio dei discepoli era quello di sondare l'effettivo spessore carismatico di Gesù... quel giorno diventò per sempre!

    L'amore non si sottopone a verifiche: prende e basta! Se decidiamo interiormente e con sincerità di seguire Cristo non c'è più nulla che ci può deviare o far tornare indietro. Gesù, come dice il prologo del vangelo di Giovanni, è "pieno di grazia e di verità": una volta assaporato il gusto divino della sua persona non c'è più nulla di così dolce!

    Non sono nessuno, ma anche io mi ricordo perfettamente il giorno in cui a otto anni mi decisi per Gesù! Sì, a otto anni... nevicava forte a Livigno, la casa del vicario era lontana quattro chilometri da casa mia, ma nulla mi fermò dall'inforcare la mia bicicletta e dichiarare solennemente la mia decisione di seguire Gesù... È mistero anche per me questo fatto, ma così è... e sono ancora dietro a questo uomo che non smette di aprirmi tesori e affascinarmi con la sua Parola.... Provate a raccontare anche voi la vostra storia d'amore con Gesù...non ne è valsa la pena?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » sab gen 21, 2012 9:02 am

      • III Domenica dei Tempo Ordinario. 22 gennaio 2012
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Dal libro del profeta Giona 3, 1-5. 10
Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Alzati, va' a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta». I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 7, 29-31
Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d'ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!



Dal vangelo secondo Marco 1, 14-20
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.




    • «Subito»! Non si perda tempo...
    "Non sono ancora pronto", "Sono un attimo occupato", "Quando sarà il momento mi deciderò". Non si contano le espressioni che utilizziamo per sfuggire alla pressione di una richiesta. Se poi si tratta di una decisione esistenziale come quella richiesta nel Vangelo di oggi «Convertitevi e credete al Vangelo»...non ne parliamo!

    Dilazionare il tempo dell'impegno è un vizio che facciamo fatica a scrollarci di dosso. Di fondo c'è una scarsa consapevolezza della finitezza del tempo e della serietà della nostra libertà: da una parte non ricordiamo che i nostri giorni sono contati - il salmo 89 fa pregare «insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore»... quanto è vero... - e dall'altra pensiamo che il destino abbia il sopravvento sulla nostra volontà.

    Gesù non ammette scusanti: «Il tempo è compiuto»! Non c'è da aspettarsi altro rispetto a quello che abbiamo e conosciamo: ci sono tutti gli strumenti per vivere una vita piena e secondo il cuore di Dio. Non possiamo accampare scuse per giustificare le nostre inettitudini e inadempienze: siamo assolutamente responsabili dì quello che facciamo e di come viviamo!

    Alla faccia di chi per decenni ha sostenuto che la fede fosse "oppio dei popoli", rea di allentare lo spirito di iniziativa e di spinta positiva dell'essere umano... Gesù, nella sua "prima predica" sembra indicare proprio il contrario: chi ha intenzione di seguirlo deve investire con tutto se stesso nella causa del Regno. E il Regno non è nel futuro ma nel «qui e adesso»!

    Il miglior commento alle prime parole di Gesù è l'atteggiamento riportato nel racconto della vocazione dei primi discepoli: «subito»! Non c'è tempo per tergiversare e accampare scuse: alla chiamata di Gesù sì corrisponde con scelte decise e perentorie! Ad ognuno di noi la valutazione della propria vocazione cristiana...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 30, 2012 8:56 am

      • IV Domenica del Tempo Ordinario. 29 gennaio 2012
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Dal libro del Deuteronomio 18, 15-20
Mosè parlò al popolo dicendo: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull'Oreb, il giorno dell'assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”. Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire”».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 7, 32-35
Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.



Dal vangelo secondo Marco 1, 21-28
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnaménto nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.




    • Toccati dalla Parola
    «Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafarnao, insegnava». Ecco una delle attività predilette da Gesù: insegnare, raccontare la verità, dare eco alla Parola. Quante volte siamo tentati di credere che siano i fatti a contare e non le parole: eppure è la Parola che smuove le cose dal sonno del non-essere... È a partire dalla conoscenza della verità che è possibile perseguirla...

    Il nostro Vescovo, quest'anno, ci ha invitati a mettere al centro dell'attenzione pastorale la Parola di Dio: siamo troppo poveri di Vangelo! Come cristiani "vantiamo" un deficit di conoscenza del Vangelo davvero abissale... ma come possiamo essere discepoli di Gesù senza conoscerne il pensiero, le verità da Lui proclamate nel suo cammino in mezzo agli uomini...

    Gesù entra di nuovo, ogni domenica, dentro le nostre assemblee liturgiche ad insegnare, a raccontare le cose di Dio: abbiamo lo stupore che connotava le persone di cui ci è riferito «erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi»?

    Un'idea comune che registro è quella di pensare che la parola da ascoltare sia quella che dice il prete nell'omelia perché la Parola letta precedentemente è sempre la stessa e già la si è sentita... No! Non incorriamo in questo plateale errore: riconosciamo che il Maestro è Gesù e nessun altro! È Lui solo che guarisce i cuori con la sua Parola!

    Tant'è che nell'assemblea sinagogale nella quale Gesù prende la parola coloro che sono affetti dal "male" sono profondamente scossi dalla provocatorietà del Rabbi di Nazareth: «un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci!». Si, Gesù butta all'aria i progetti di male e insinua il farmaco del bene... Siamo toccati dalla Parola di Gesù?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 06, 2012 8:32 am

      • V Domenica del Tempo Ordinario. 5 febbraio 2012
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Dal libro di Giobbe 7, 1-4. 6-7
Giobbe parlò e disse: «L'uomo non compie forse un duro servizio sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d'un mercenario? Come lo schiavo sospira l'ombra e come il mercenario aspetta il suo salario, così a me sono toccati mesi d'illusione e notti di affanno mi sono state assegnate. Se mi corico dico: “Quando mi alzerò?”. La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all'alba. I miei giorni scorrono più veloci d'una spola, svanisco­no senza un filo di speranza. Ricordati che un soffio è la mia vita: il mio occhio non rivedrà più il bene».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 9, 16-19.22-23
Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo. Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch'io.



Dal vangelo secondo Marco 1, 29-39
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini. perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.




    • Medico ell’uomo
    Basta scorrere le pagine del vangelo di Marco ed è un imbattersi dentro una continua lotta di Gesù contro ogni tipo di male, fisico e morale: Dio non accetta che l'uomo viva schiavo del potere delle tenebre! Dio non vuole il male ma il male imperversa... miete vittime incolpevoli e immeritevoli...

    Il libro di Giobbe, di cui ci è offerta una pericope nella prima lettura di questa domenica, descrive perfettamente la condizione di disagio esistenziale dell'uomo «A me sono toccati mesi d'illusione e notti di affanno mi sono state assegnate»; sembra che l'unica compagna fedele della vita sia la sofferenza... come risollevarsi?

    Gesù è il dischiudersi della speranza: non c'è malattia o malessere che non sia oggetto di cura e di redenzione da parte di Dio! Meglio: non c'è uomo sofferente che possa sentirsi lontano dal Signore: «Tutta la città era riunita davanti alla porta». È interessante che l'evangelista Marco scriva "tutta la città"... vuoi dire che non c'è uomo che non abbia bisogno della cura del Figlio di Dio...

    «Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni»: molti, non tutti... perché? Credo che anche la sofferenza debba essere considerata una via che conduce al Signore. Gesù guarisce chi ha attraversato il deserto del male e si è reso abbandonato all'amore di Dio. Chi ancora non si è abbandonato ha bisogno di compiere qualche passo ulteriore... È un gran mistero la malattia: aborrita da Dio, eppure via preferenziale per giungere davanti alla porta del Salvatore... gli ammalati sono tutti davanti alla casa di Gesù, devono solo bussare...

    «Tutti ti cercano!», gli riferiscono gli apostoli. Lui decide di andarsene in altro luogo... Ciò che sta a cuore a Gesù è suscitare la ricerca, spingere alla vita anche chi vede la morte davanti agli occhi... Cercare Gesù è la vera guarigione!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 13, 2012 9:02 am

      • VI Domenica del Tempo Ordinario. 12 febbraio 2011
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Dal libro del Levitico 13,1-2.45-46
Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse: «Se qualcuno ha sulla pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli. Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: “Impuro! Impuro!”. Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 10,31 - 11,1
Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza. Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.



Dal vangelo secondo Marco 1, 40-45
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.




    • Nessuno è impuro!
    Una lotta strenua contro ogni tipo di male, quella di Gesù: prima la liberazione dal demonio nella sinagoga di Cafarnao, poi la guarigione della suocera di Pietro nella sua casa e oggi la purificazione di un povero lebbroso sulla strada. Gesù fa passare ogni luogo perché tutti possano incontrarlo e godere del suo potere contro le forze del male.

    Un lebbroso. Manco si sa più che cosa sia la lebbra. Un tempo mieteva uno sfacelo di vittime. Oggi, grazie a Dio, è una malattia arginata... non sconfitta. La lebbra, comunque, consuma il corpo. È una sorta di corruzione anticipata... è come marcire da vivi... Un male terribile, contagioso, rabbrividente.

    Nel mondo ebraico, oltre che essere una terribile malattia aveva pure un risvolto religioso: rendeva impuri! Chi aveva contratto la lebbra non poteva entrare in rapporto con il sacro. Non solo: non poteva entrare in rapporto con gli uomini perché li avrebbe resi impuri pure loro... Una esclusione radicale da tutti e da tutto!

    Il lebbroso di cui riferisce il vangelo di oggi salta tutti i protocolli e va incontro a Gesù. Sa che è un uomo diverso dagli altri. Osa: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Non chiede la guarigione... chiede la purificazione! Cioè la possibilità di entrare ancora in relazione con Dio e con gli altri! Il desiderio di poter ancora sperare nell'ascolto e nella compassione di Dio. Gesù non lo delude: è qui per questo! Essere un Dio vicino, prospiciente all'uomo sofferente, chino sulle sue ferite! «Lo voglio, sii purificato!»: non ci deve essere il minimo sospetto che Dio non si muova a compassione dei suoi figli! Di tutti, indistintamente!

    Vorrei che giungesse a tutti questa notizia che è "IL VANGELO": Dio ama tutti! Non c'è nessuno al mondo che deve sospettare il contrario! Non c'è nulla che possa escludere dall'amore di Dio!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 20, 2012 10:11 am

      • VII domenica del Tempo Ordinario. 19 febbraio 2012
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Dal libro del profeta Isaia 43,18-19.21-22.24b-25
Così dice il Signore: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi. Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe; anzi ti sei stancato di me, o Israele. Tu mi hai dato molestia con ì peccati, mi hai stancato con le tue iniquità. Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso, e non ricordo più i tuoi peccati».



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1, 18-22
Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è «sì» e «no». Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì». Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono «sì». Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria. È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.



Dal vangelo secondo Marco 2, 1-12
Gesù entrò di nuovo a Cafarnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Alzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua». Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».




    • Il prezzo del peccato
    Da discepoli stiamo seguendo Gesù. L'evangelista Marco di domenica in domenica ci inserisce sempre di più nel mistero di questo Uomo per farcene comprendere la sua dimensione divina più profonda. Gesù non è semplicemente il taumaturgo che compie miracoli allontanando lo spauracchio della malattia e dell'infermità: Egli è il Salvatore, il Redentore, Colui che rialza l'uomo dalla caduta più rovinosa in assoluto, il peccato!

    Questo è il senso del racconto che oggi ascoltiamo nel vangelo: il vero male che atterra e distrugge l'uomo è il peccato! La malattia stessa è segno della fragilità e della limitatezza dell'uomo, ferito dalla colpa. Non si incorra nell'errore di considerare la malattia come la punizione di una colpa personale, ma la malattia è certamente segno di una scelta dell'umanità di opporsi a Dio e crearsi una propria autonomia. Il fatto è che senza Dio, l'uomo si ammala e muore...

    Da qui la geniale costruzione letteraria del miracolo raccontato da Marco: Gesù, nel momento in cui si trova davanti la barella con un paralitico, non compie immediatamente il miracolo della guarigione fisica ma pronuncia parole di perdono dei peccati! Una bestemmia per i farisei e gli scribi presenti: solo Dio può rimettere i peccati! Appunto: Gesù, non è solo l'uomo capace di curare malattia e infermità! È Dio che redime l'uomo dalla sua prostrazione radicale dovuta al peccato!

    Troppo facile, dice in sostanza Gesù, guarire da una malattia! Una cura medica approfondita spesso e volentieri riesce ad ovviare anche a patologie apparentemente inguaribili... È la radice del male che è necessario estirpare: il peccato! Cioè: la lontananza da Dio, la ribellione al suo amore, l'opposizione alla sua paternità!

    L'umanità è ferita proprio a causa del peccato: è da qui che Gesù vuoi partire per ridare splendore al progetto di bene di Dio!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 27, 2012 10:11 am

      • I domenica di Quaresima. 26 febbraio 2012
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Dal libro della Genesi 9,8-15
Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra». Dio disse: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne».



Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 3,18-22
Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua. Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.



Dal vangelo secondo Marco 1,12-15
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».




    • Ritorno all'essenziale
    Le ceneri sul capo le abbiamo ricevuto mercoledì. A simboleggiare il desiderio di metterci in uno stile di penitenza e di conversione. È soltanto un segno, è vero. Ma il segno ci costringe a ricordare che se noi e il mondo andiamo in cenere è solo perché da soli non siamo capaci di dare vigore alla vita che ci è stata donata!

    Non possiamo accettare che la vita vada in cenere... è troppo preziosa perché la sciupiamo e la polverizziamo! La vita ci è donata perché possiamo godere appieno della visione di Dio. Ma chi è il responsabile dello svilimento della vita? Noi! Solo noi! Non possiamo incolpare nessuno! Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità! Il prete, quando mercoledì ci siamo accostati per ricevere le ceneri, ci ha detto "Ricordati che sei cenere e in cenere ritornerai": a significare che non possiamo confidare in noi stessi! Se contiamo solo su noi stessi, il destino è scritto: cenere! Polvere...

    La quaresima serve a prendere coscienza del niente che siamo per andare alla ricerca del tutto che è Gesù! Svuotandoci di noi stessi per quaranta giorni siamo messi nelle condizioni di accogliere la vita nuova della risurrezione! È la vita di Gesù che ci salva! Dobbiamo perdere la nostra per assumere la sua! Questo è il senso delle penitenze che la Chiesa propone durante il cammino quaresimale: mettere da parte, buttar via, marginalizzare tutte quelle cose che apparentemente riempiono i nostri vuoti ma che sono solo vane compensazioni...

    Non temiamo di darci delle sferzate nelle abitudini apparentemente più innocue e inoffensive quali la televisione, internet, le serate goliardiche, il mangiare esagerato, il bere smodato... Togliamo tutte queste cose: ci resta la felicità di vivere!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 05, 2012 9:14 am

      • II domenica di Quaresima. 4 marzo 2012
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Dal libro della Genesi 22,1-2.9a.10-13.15-18
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8,31b-34
Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!



Dal vangelo secondo Marco 9,2-10
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.




    • Perseverare per capire
    La prima domenica di quaresima ha sempre come vangelo di riferimento la pericope delle tentazioni di Gesù: la comunità radunata nell'eucaristia domenicale è esortata ad entrare nella logica di un tempo che ha la caratteristica della lotta tra il bene e il male, tra l'assumere le logiche di Dio o quelle del mondo. La seconda domenica di quaresima, invece, ha sempre come vangelo di riferimento il racconto della trasfigurazione di Gesù sul monte: ogni cristiano è chiamato a disporsi a vedere l'inimmaginabile, a prepararsi allo choc della morte e risurrezione di Gesù.

    Gesù è di più di quello che ogni discepolo crede, non lo sì è mai capito a sufficienza, c'è sempre un oltre che non si conosce e che nel corso della vita Egli manifesta. È l'esperienza anche di Abramo: dapprima ritiene che l'obbedienza a Dio significhi rinunciare a tutto ciò che possiede di buono e di bello accettando la richiesta di immolare il figlio Isacco. In seguito intuisce che Dio non è un famelico persecutore dell'uomo ma il Salvatore amante della vita, colui che benedice in eterno l'umanità di generazione in generazione.

    Pietro, Giacomo e Giovanni che assistono alla trasfigurazione di Gesù «non sapevano che cosa dire, perché erano spaventati»: abituati ad un rapporto feriale con il Rabbì di Nazareth non immaginavano la sua trascendenza, non coglievano il suo essere "di più". Avranno bisogno di tempo per capire, non devono avere la pretesa di conoscere già tutto di Gesù: «essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire». La Trasfigurazione di Gesù svela e vela insieme, mostra e nasconde «non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro»: devono attendere per capire... devono continuare ad «ascoltarlo»...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 12, 2012 10:26 am

      • III domenica di Quaresima. 11 marzo 2012
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Dal libro dell'Esodo 20, 1-17
In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricordati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».



Dalla prima lettera di Paolo apostolo ai Corinzi 1,22-25
Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.



Dal vangelo secondo Giovanni 2,13-25
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.




    • Sferzate di Gesù
    Non so se siano più dolorose le sferzate date da Gesù con la frusta o quelle inferte dalle sue parole... comunque sia, la strigliata di Gesù al Tempio, per la sua perentorietà, giunge fino a noi, cristiani del secondo millennio, mettendo alla prova la struttura portante della nostra fede! Su quali basi si radica la nostra professione di fede?

    Raramente il Vangelo ci presenta un Cristo a tinte così forti, con tratti incredibilmente burberi: soltanto quando ha a che fare con uomini "religiosi" si scatena in tutto il suo sdegno! A Gesù sta a cuore che coloro che si professano discepoli siano effettivamente tali e non devino gli altri dal "giusto cammino". I frequentatori assidui del Tempio, luogo sacro per eccellenza del popolo d'Israele, subiscono le invettive più feroci: hanno fatto «della casa del Padre un mercato». La fede ha bisogno di mantenersi dentro una condizione di carattere prettamente spirituale: il culto dei sacrifici, assolutamente corrispondente alla tradizione, si deve sì mantenere, ma come forma ed espressione dello stile di vita!

    Anche nelle nostre Chiese Gesù entra e sferza le nostre coscienze e le interroga sul culto che celebriamo... dietro ai riti che ogni domenica come comunità compiamo, c'è un ansia autentica di conversione? La Quaresima che stiamo vivendo ci sta aiutando ad emendare il nostro peccato?

    Gesù ci invita a distruggere i templi del sacro. Non ci devono essere spazi delimitati in cui vivere la fede: tutta la vita, in ogni ambito, deve avere a che fare con Dio! Il culto che si celebra alla domenica in Chiesa è il modello di quello che va celebrato nel quotidiano... Dio non è un idolo da venerare! Dio è il vivente! O lo si incontra in ogni situazione nella quale ci imbattiamo o non c'è! Gesù non ha bisogno di "uomini di chiesa" ma di testimoni...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 19, 2012 9:17 am

      • IV domenica di Quaresima. 18 marzo 2012
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Dal secondo libro delle Cronache 36,14-16.19-23
In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Quindi incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. Il re [dei Caldei] deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremia: «Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni». Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore pronunciata per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!”».



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 2,4-10
Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.



Dal vangelo secondo Giovanni 3,14-21
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».




    • La Verità della Croce
    Domenica scorsa l'esortazione a distruggere il "nostro tempio", quello fatto da "mani d'uomo", quello costruito con i nostri sforzi corrispondendo non tanto alla volontà di Dio ma al bisogno di un dio a nostra misura... C'è da destrutturare la nostra religiosità fatta di abitudini e ritualismi, anestetici al male ma incapaci di radicale sanazione dal male!

    Gesù ci invita a puntare lo sguardo su di Lui, innalzato sulla croce: lì c'è la verità suprema su chi è Dio e su chi è l'uomo! Dio è Colui che perde la propria vita per l'uomo... l'uomo è colui che da la morte all'uomo per dio... Guardando a Gesù vediamo la disponibilità di Dio a morire pur di non nuocere all'uomo... Gesù innalzato sulla croce permette a chi lo contempla con occhi puri dì venire alla verità: che cosa fa Dio di fronte alla violenza dell'uomo! Che cosa fa l'uomo dì fronte alla disarmante non-violenza di Dio? Qui sta la salvezza, non ci piove!

    «La luce è venuto nel mondo, ma gli uomini hanno a/nato più le tenebre che la luce»: quanto ci era stato annunciato fin dalla nascita si compie in pienezza! La Croce è il massimo della luce che possa irradiarsi sul cuore dell'uomo: solo un occhio malvagio rifiuta l'evidenza della novità evangelica del Crocifisso.

    «Chi fa la verità viene verso la luce»: spettacolare questo versetto. La verità non si "sa", ma si "fa"! Il vangelo non lo si conosce ma lo si pratica! È dal vivere da discepoli che si "va verso" la luce! Si tratta di un cammino esistenziale veritativo... Si può conoscere perfettamente la verità del Vangelo, raccontarla e spiegarla - anche il diavolo la conosce perfettamente - ma non c'entra nulla con la santità! Nel cammino penitenziale quaresimale l'attenzione per il Crocifisso deve essere posto al primo punto dell'ordine del giorno...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 26, 2012 8:27 am

      • V domenica di Quaresima. 25 marzo 2012
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Dal libro del profeta Geremia 31, 31-34
Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore –, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.



Dalla lettera agli Ebrei 5,7-9
Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.



Dal vangelo secondo Giovanni 12,20-33
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsaida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.




    • Nuova ed eterna alleanza
    «Verranno giorni - oracolo del Signore -, nei quali con la casa d'Israele e con la casa di Giuda concluderò un'alleanza nuova»: così profetizzava Geremia. E così è avvenuto in Gesù! Dio non parla mai a vanvera, a tempo debito realizza i suoi propositi! «Non sarà come l'alleanza che ho concluso con i loro padri... sarà un'alleanza nuova: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore».

    Dio non vuole far dipendere la sua comunione con l'uomo dall'uomo: decide di vincolarsi all'uomo gratuitamente e per sempre! Solo per amore! Si tratta della «nuova ed eterna alleanza» che ogni giorno celebriamo nel memoriale eucaristico: nel Figlio Unigenito, Gesù, costantemente il Padre rinnova il suo patto d'amore con l'umanità per «la remissione dei peccati».

    «Adesso l'anima mia è turbata, che cosa dirò? Padre, salvami da quest'oraì Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome»: Gesù sa che il suo amore offerto sull'altare della Croce sarà il segno tangibile attraverso il quale Dio scriverà nei cuori dell'uomo la sua volontà di amore eterno! Gesù offre se stesso come tempio nel quale celebrare la «gloria di Dio»! La sua anima è turbata, ma non arretra affatto dalla sua obbediente dedizione alla causa del Padre.

    «C'erano anche alcuni Greci per la festa. Questi si avvicinarono a Filippo e gli domandarono: "Signore, vogliamo vedere Gesù"»: è una buonissima intenzione quella di vedere Gesù, ma potrebbe essere semplice curiosità. Anzitutto: per vedere veramente chi è Gesù si è rimandati al mistero della morte: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo, se invece muore, produce molto frutto». E poi, non ci si può accontentare di vedere Gesù: è necessario servirlo. Come? Seguendolo sulla stessa via della croce: «Se uno mi vuole servire, mi segua».
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 02, 2012 8:27 am

      • Domenica delle Palme. 1 aprile 2012
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Dal libro del profeta Isaia 50,4-7
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 2,6-11
Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.



Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco 14,1 - 15,47
  • Cercavano il modo di impadronirsi di lui per ucciderlo
Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Azzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».
  • Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura
Gesù si trovava a Betania, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un'azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».
  • Promisero a Giuda Iscariota di dargli denaro
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all'udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.
  • Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
  • Uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà
Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l'altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo, dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!».
  • Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue dell'alleanza
E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: X«Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
  • Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai
Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: “Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.
  • Cominciò a sentire paura e angoscia
Giunsero a un podere chiamato Getsemani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po' innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell'ora. E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
  • Arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta
E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.
  • Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d'uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d'uomo”». Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa' il profeta!». E i servi lo schiaffeggiavano.
  • Non conosco quest'uomo di cui parlate
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l'ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest'uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.
  • Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?
E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
  • Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
  • Condussero Gesù al luogo del Golgota
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Golgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
  • Con lui crocifissero anche due ladroni
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.
  • Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
  • Gesù, dando un forte grido, spirò
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!». Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
  • Giuseppe fece rotolare una pietra all'entrata del sepolcro
Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch'egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all'entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.




    • Dramma o tragedia
    Inauguriamo oggi la Settimana Santa. I sette giorni che non solo narrano ma compiono la rivoluzione di Dio. In una settimana Dio ha creato il mondo e in una lo ricrea. Il mondo non è un giocattolo con il quale divertirsi per qualche tempo e poi passare ad altro, ma è l'oggetto principale dell'amore di Dio: non avverrà mai che sia abbandonato a se stesso! Se si è allontanato dall'Amore che lo ha creato, Dio viene a riprenderlo e a rimetterlo in gioco...

    Lo scopo della Settimana Santa è quello di raggiungere ancora l'uomo, di stanarlo dalla sua condizione di peccato e restituirlo alla sua bellezza primigenia. Gesù, a nome del Padre, rivela il desiderio che ogni uomo viva nella gioia piena della vita, senza più la minima paura della morte...

    Per raggiungere anche le situazioni più infangate Gesù sceglie la strada dei perduti, dei rifiutati, dei derelitti... «pur essendo nella condizione di Dio... svuotò se stesso assumendo una condizione di servo»: in questo abbassamento c'è tutto lo stile discreto di Dio che non agisce con la bacchetta magica ma entra nelle situazioni più degradate e le accompagna fuori dal buio verso la luce della Pasqua.

    Gesù mostra come la vita sia il teatro dove è possibile recitare la partitura di un dramma o quella di una tragedia: tutto dipende da chi si ha come regista... se la vita è "recitata" a prescindere da Dio non potrà che essere una tragedia! Se, al contrario, concederemo a Gesù di scriverci il canovaccio della storia, la salvezza, pian piano si farà spazio in noi!

    L'emblema della tragedia è ravvisabile nell'«amico» Giuda che non ha accettato di essere parte di un progetto di redenzione più grande del suo peccato... l'emblema del dramma è identificabile in Pietro: sleale, pusillanime, rinnegatore... eppure «pietra d'angolo» nella costruzione della Chiesa perché toccato dallo sguardo di Gesù!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar apr 10, 2012 8:52 am

      • Domenica di Pasqua. 8 aprile 2012
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Dagli Atti degli Apostoli 10, 34a. 37-43
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 3, 1-4
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

oppure:

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 5, 6b-8
Fratelli, non sapete che un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.



Dal vangelo secondo Giovanni 20, 1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

alla sera:

Dal vangelo secondo Luca 24, 13-35
In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino» . Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.




    • Oggi è il senso della nostra fede!
    Siamo cristiani perché crediamo che Cristo è risorto! Non c'è altra motivazione! Non siamo cristiani perché vogliamo essere più buoni o perché andiamo a messa tutte le domeniche ma perché crediamo che Gesù ha sconfitto la morte e l'eternità non è più una semplice aspirazione ma una realtà!

    La Pasqua è, quindi, l'oggetto di fede principale dei cristiani: non possiamo permetterci di essere superficiali e non sapere che cosa celebriamo! È l'apostolo Pietro che ci racconta per filo e per segno l'avvenimento: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea; come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazareth, il quale passò beneficando e risanando tutti... noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute... lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse a testimoni prescelti da Dio... ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti».

    Quando ci chiedono che cosa crediamo, generalmente, iniziarne a fare dei giri di parole incredibili e non arriviamo mai a dire chiaramente l'oggetto della nostra fede: Gesù, uomo come noi, vissuto circa 2000 anni fa, è stato crocifisso ingiustamente sulla croce, ma tre giorni dopo, come aveva predetto, è risuscitato presentandosi carne ed ossa ai suoi discepoli increduli, facendosi toccare e mangiando con loro. Ha promesso che a tutti coloro che lo avrebbero seguito sarebbe stato accordato il medesimo destino!

    Fratelli e sorelle: ci troviamo oggi per far festa a Gesù che è risorto e a noi che risorgiamo grazie a lui! Non moriamo più! Ogni paura e timore devono essere superati in forza di questa certezza! Ma davvero crediamo che Cristo è risorto? San Paolo ci mette in guardia: «Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede!».
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 16, 2012 8:10 am

      • II domenica di Pasqua. 15 aprile 2012
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Dagli Atti degli Apostoli 4, 32-35
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.



Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 5, 1-6
Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.



Dal vangelo secondo Giovanni 20, 19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.




    • Mettere il dito
    É trascorsa una settimana da che Gesù è risorto. C'è ancora in noi la gioia di quell'annuncio? E alle persone che abbiamo incontrato in questi giorni abbiamo partecipato la nostra esultanza? Devo dirvi che, in più occasioni, ho avuto modo di ripetere "Cristo è risorto!" e sono davvero contento! A fronte di tanto sconforto, di tante amarezze, dì tante disillusioni, mi sembra che solo questa certezza sia in grado di dare la speranza necessaria... il resto sono semplici palliativi...

    É ovvio che all'annuncio non corrisponde immediatamente la conversione di chi ascolta... il dubbio, la paura dì fidarsi, le resistenze più intestine, non permettono all'uomo di godere prontamente della pace offerta dal Risorto. La pagina del vangelo di oggi ci mostra le rimostranza di Tommaso... è passata una settimana, ma non c'è verso di abbattere le resistenze e abbandonarsi serenamente alla Buona notizia...

    Nessun biasimo per Tommaso! È una icona splendida del cuore di ogni uomo. Siamo tutti così! E Dio che ci ha voluti così! La fede non è un meccanismo che scatta d'istinto: è libertà, è ragionevolezza, è passione! Tommaso non è uno che fa le cose facili. È uno che ci vuoi veder dentro chiaro! Gesù non disdegna di incontrarlo, di mostrare la verità dolorosa della Croce, dì esortarlo a mettere dentro «il dito» nella tangibilità di Dio!

    E poi l'esortazione: «non essere incredulo, ma credente!». Ebbene sì: avrà ancora momenti nei quali si troverà a dubitare... Non è un incontro che scioglie ogni dubbio! C'è da perseverare nella ricerca, senza mai accontentarsi dei risultati raggiunti! È come l'amore... la stessa identica cosa... se non si rinnova costantemente l'amore, pur avendo avuto originariamente un incontro significativo, tutto si sfuma! Ogni giorno con le mani sul Corpo di Gesù...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 23, 2012 7:45 am

      • III domenica di Pasqua. 22 aprile 2012
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Dagli Atti degli Apostoli 4, 32-35
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.



Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 5, 1-6
Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.



Dal vangelo secondo Giovanni 20, 19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.




    • Pace a voi
    «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho»: sono parole davvero pesanti... non riesco a bypassarle con leggerezza! Mi interpellano! Sembra che penetrino nel mio cuore e mi chiedano, con prepotente insistenza: "ma ci credi o no?"... "Credi al fatto che Gesù sia apparso vivo, con il suo corpo, ai discepoli dopo aver attraversato l'ignominiosa tortura della croce?"... "Credi che anche tu lo tocchi vivo nel suo Corpo e nel suo Sangue ogni giorno che celebri l'Eucaristia?"...

    Gesù non è un fantasma! Non è un pensiero psicotico indotto da persone squilibrate per disturbare la quiete della vita! Gesù è il Vivente! Colui «che sta in mezzo» ad ogni assemblea di fratelli che sì riunisce nel suo nome, nell'ascoltare la sua Parola e nello Spezzare il Pane! Gesù irrompe nella vita dì ogni uomo e chiede spazio! ...è talmente ingombrante che non possiamo far finta di non accorgerci della sua presenza! Disturba... sì, disturba!

    Gesù è risorto! Percorre le nostre strade! Ci incrocia e ci mostra le sue mani e i suoi piedi feriti: è l'insistenza dell'amore che non bada al rifiuto! Se l'amore è una scelta e non un sentimento, inevitabilmente paga il prezzo del rifiuto e della morte... ma l'amore non muore mai!

    La Chiesa, la comunità cristiana, è testimone di questo amore ricevuto. Amata ad oltranza, la Chiesa è testimone dell'amore nel servizio reso ai fratelli più bisognosi. Quel briciolo d'amore che da credenti si riesce a donare non è altro che la resa di quello ricevuto... È inutile che ci si continui a nascondere dietro al dito: senza l'amore gratuito che riceviamo da Gesù nessuno riesce a dare qualcosa di significativo agli altri. Nessuno dà niente per niente... solo Gesù e coloro che accettano di farsi suoi testimoni fedeli. Abbiamo riconosciuto l'amore di Gesù!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » sab apr 28, 2012 8:08 am

      • IV domenica di Pasqua. 29 aprile 2012
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Dagli Atti degli Apostoli 4, 8-12
In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».



Dalla prima lettera di san Giovanni Apostolo 3,1-2
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.



Dal vangelo secondo Giovanni 10, 11-18
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».




    • Pastore e pecore
    Gesù è il Buon Pastore. Le traduzioni più fedeli al testo greco parlano di Gesù come il Pastore Bello. È interessante notare che, in sostanza, la bellezza e la bontà siano strettamente collegate. Non c'è una bontà brutta né tanto meno una bellezza cattiva: o sono tutte e due o non sono entrambe! Gesù, quindi, è bello in quanto gratuitamente affascina e attrae ed è buono in quanto generosamente dà la vita per i suoi amici. Una vita donata è sempre bella!

    La Chiesa oggi celebra la Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni: non a caso è stata scelta la IV domenica dì Pasqua dove si parla di Gesù come Pastore... «Il buon pastore dà la propria vita per le pecore»; da qui nasce la certezza che vale la pena dare la vita per la causa del Vangelo! Chi accetta radicalmente la sfida della Croce scopre la bellezza e la sensatezza della vita come servizio! C'è da pregare perché dalla conoscenza di Gesù come Pastore Buono e Bello nasca in tanti battezzati il desiderio di imitarlo in questa stessa condizione!

    «lo sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me»: non si riconosce il Pastore se non c'è una frequentazione assidua di Lui! Lui ci conosce e ci ama, ma se noi non lo conosciamo non avvertiamo il suo amore! Sono assalito da questo dubbio; lo conosciamo Gesù? Seguiamo le sue orme? Mangiamo nei suoi pascoli? Siamo in grado di riconoscere la sua voce?

    E di conseguenza. Il parroco è incaricato dal vescovo ad essere segno del Buon Pastore nella comunità in cui è inviato. Che rapporto c'è tra il pastore della comunità di Rovellasca e le pecore ad esso affidate? Si conoscono? Sì vogliono conoscere? È pastore o mercenario? Gesù è pastore e non mercenario perché dice: «do la mia vita per le pecore». Che cosa deve fare un pastore dentro una comunità per dare la vita? Aiutatemi a capire... e pregate...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 07, 2012 8:37 am

      • V domenica di Pasqua. 6 maggio 2012
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Dagli Atti degli Apostoli 9, 26-31
In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo. Allora Barnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso. La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.



Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 3, 18-24
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.



Dal vangelo secondo Giovanni 15, 1-8
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».




    • La necessità della Chiesa
    Domenica scorsa, il vangelo ci ha ricordato che Gesù è il nostro pastore e noi il suo gregge. Nel momento in cui si sta con lo stesso pastore è inevitabile essere parte dello stesso gregge. La Chiesa non è un club di persone che si trova assieme in virtù delle stesse convinzioni e degli stessi hobbies, ma in forza della sequela dello stesso "Amico"! Chi dice di amare e seguire Gesù è di perciò stesso Chiesa! Non c'è un atto successivo all'amore per Gesù che ci costituisce Chiesa!

    Questa precisazione per fugare ogni idea distorta di Chiesa che la rende alternativa a Gesù. Tant'è che, qualora uno volesse celebrare la propria appartenenza a Cristo, non potrebbe che farlo dentro la comunità che vive in comunione con Lui. In questo senso è comprensibile ciò che è capitato a san Paolo - come ci è raccontato dalla pagina dagli Atti degli Apostoli che oggi leggiamo nella celebrazione - quando, una volta convertito a Cristo, voleva aggiungersi ad una comunità: non era sufficiente la sfolgorante apparizione del Risorto a farne di lui un discepolo! Ci voleva un'approvazione della comunità!

    E non deve essere stato facile: «Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo»! Qualcuno potrebbe ironizzare sulle solite formalità della Chiesa; in realtà, la certificazione della veridicità dell'appartenenza di un discepolo è quanto mai necessaria per evitare personalismi e astrusità che niente hanno a che fare con l'esperienza equilibrata del Signore risorto.
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 14, 2012 8:29 am

      • VI domenica di Pasqua. 13 maggio 2012
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Dagli Atti degli Apostoli 10, 25-27. 34-35. 44-48
Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!». Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga». Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.



Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 4, 7-10
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.



Dal vangelo secondo Giovanni 15, 9-17
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».



    • Famiglia: palestra dell'amore
    «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga»: non è splendida questa disarmata constatazione che Pietro fa nel momento in cui scopre che Gesù non è riservato a pochi intimi ma a chiunque si pone in ascolto dello Spirito! Mi sembra davvero straordinario il passaggio che in questa espressione viene sancito: si tratta della dimensione cattolica, cioè della offerta universale della salvezza, a prescindere da ogni tipo di appartenenza. Non ci sono i bravi che meritano Cristo e i cattivi che ne sono esclusi! A tutti è dato modo dì essere suoi amici!

    È vero, tuttavia, che l'amicizia con Gesù non è una realtà astratta, che c'è a prescindere da tutto, come se non implicasse alcun impegno o responsabilità. Nel Vangelo di oggi Gesù definisce il parametro entro il quale vivere per essere effettivamente uniti a Lui: «se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore». Il rapporto con Gesù richiede una reciprocità! L'osservanza dei comandamenti è la conditio sine qua non per essere realmente amici di Gesù!

    Dapprima si parla di comandamenti, poi, Gesù lì sintetizza in uno solo: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». L'amore è il tratto distintivo degli amici di Gesù. Non un amore standardizzato come quello dei rotocalchi, fatto di smancerie e di leziosità! Ma un amore avente come termine di paragone il suo «come io ho amato»! Come ci ha amato Gesù! «Dando la vita per gli amici»! Ecco qui l'identità del discepolo: dare la vita... Mi sembra una bellissima coincidenza il fatto che in questa domenica, quasi a commento di questa pagina del Vangelo, celebriamo la Festa della Famiglia: dove più che nella famiglia si declina l'amore nella sua connotazione del dare la vita? È ancora così? Crediamo che ci si possa sacrificare per il marito, la moglie e i figli?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 21, 2012 9:02 am

      • Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo. 20 maggio 2012
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Dagli atti degli Apostoli 1,1-11
Nel primo racconto, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 1-13
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.



Dal vangelo secondo Marco 16, 15-20
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.




    • Tendere al cielo
    Chi di noi non ha mai sognato di poter andare in alto per vedere le cose da un punto di vista diverso da quello limitato di sempre! Mi ricordo la gioia, quando da piccolo, andavo in cima alla montagna dietro a casa mia e vedevo tutta intera la spianata del mio paese... poi, la corsa trepidante sulle scale della cupola di San Pietro, per vedere Roma e le sue meraviglie... poi, dal finestrino dell'aereo, la bellezza dei contorni della terra ferma e la percezione della finitezza della terra...

    Credo che questa ambizione di salire sempre dì più sia nelle pieghe del nostro cuore perché corrisponde al destino proprio di Gesù! Gesù, dopo aver camminato per i sentieri del mondo, è stato elevato al cielo perché fosse evidente la sua signoria sulla storia: il vero potere sulla terra lo si esercita staccandosi da essa... Fintanto che ce ne si è invischiati non si ha sufficiente capacità di giudizio.

    Gesù sale al cielo per guidare la Chiesa: i discepoli sono nella storia ad agire per conto ed in nome di Gesù! Loro compito è ascoltare chi vede le cose dall'alto e giudica secondo giustizia. La forza dei discepoli è tutta nel Signore che siede alla destra del Padre. Senza di Luì non è possibile fare nulla!

    «Essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano»: da quel giorno la Chiesa vive la missione e sperimenta l'opera salvifica di Gesù, L'essere andato in alto non ha significato prendere le distanze dal mondo ma averne ancora più cura! Lo stesso avviene anche per i santi. Dopo aver speso la vita nella pratica del Vangelo salgono in cielo per intercedere a nostro favore.

    Siamo chiamati tutti ad andare in alto, a tendere alla santità, ma c'è da sporcarsi con le cose della terra. È l'impegno sulla terra che addestra alla vita in cielo!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 28, 2012 8:39 am

      • Domenica di Pentecoste. 27 maggio 2012
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Dagli Atti degli Apostoli 2, 1-11
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti; abitanti della Mesopotamica, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati 5, 16-25
Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.



Dal vangelo secondo Giovanni 15, 26-27; 16, 12-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».




    • Effusione permanente dello Spirito
    Da un po' di anni a questa parte, la Pentecoste è la solennità cristiana che più mi affascina. Purtroppo, nella mentalità di fede popolare le grandi feste cristiane riconosciute sono essenzialmente due: il Natale e la Pasqua! Già il fatto di mettere il Natale prima della Pasqua è uno stravolgimento delle priorità, ma la non considerazione totale della Pentecoste è davvero avvilente...

    La Pentecoste è l'avvenimento che ha reso la Pasqua comprensibile alla mente e al cuore degli uomini: senza lo Spirito non ci sarebbe la fede! È lo Spirito santo che "accende la luce ai sensi" e permette loro di attivarsi per rendere possibile l'esperienza del Risorto all'uomo di ogni lingua, popolo e nazione!

    È scorretto pensare che la Pentecoste sia solo l'evento strepitoso accaduto quando i discepoli e Maria erano riuniti nel Cenacolo e delle fiammelle si sono postate sulle loro teste proiettandoli alla missione: negli Atti degli Apostoli si raccontano almeno altre quattro effusioni dello Spirito! Questo ad indicare che la Pentecoste non sia un evento del passato ma un avvenimento reiterabile!

    É bello notare che la discesa dello Spirito avviene sempre nel momento in cui i discepoli sono riuniti in preghiera... nel momento in cui i discepoli si pongono in effettivo ascolto della Parola e in atteggiamento di docilità, lo Spirito non attende a fare irruzione e portare il vento della conversione e il fuoco della missione!

    La Pentecoste non è un fatto che si realizza a comando... è il segno della geniale gratuità di Dio che entra in azione nel momento in cui meno ce lo si aspetta... Quante Pentecoste abbiamo ricevuto dall'inizio della Chiesa ad oggi! Tutti i grandi passi fatti dai cristiani lungo la storia sono sempre stati frutto dell'intervento grazioso dello Spirito! E chissà quanto ancora lo Spirito ha da dirci... Dobbiamo metterci in preghiera!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 04, 2012 8:12 am

      • Santissima Trinità. 3 giugno 2012
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Dal libro del Deuteronomio 4, 32-34. 39-40
Mosè parlò al popolo dicendo: «Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l'uomo sulla terra e da un'estremità all'altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l'hai udita tu, e che rimanesse vivo? O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un'altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi? Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n'è altro. Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 14-17
Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.



Dal vangelo secondo Matteo 28, 16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».




    • Missione continua
    «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»: ecco il mandato di Gesù ai suoi discepoli! Gesù ha tracciato il cammino ora bisogna continuarlo senza sosta! Non ci sono scuse che tengano: "non sono all'altezza", "non so parlare", "non ho fede a sufficienza"... Tutte scuse inutili! Gesù va oltre ogni ostacolo, non sta a misurare la santità degli uomini! Chiede di andare e testimoniare la sua opera! Non contano gli strumenti... "È Lui che fa...", diceva saggiamente in nostro caro san Luigi Guanella!

    Andiamo, fratelli! Non rimaniamo fermi! Non piangiamoci addosso lamentandoci per il fatto che il mondo non si interessa più di Dio! La questione seria è quanto interessa a noi! Siamo noi che dobbiamo sentirci ardere il cuore dal desiderio di annunciare Gesù!

    Facciamo discepoli! Bellissima questa espressione! Non si dice convertite gli uomini, cambiate i loro cuori, discutete con gli atei, dimostrate la verità agli scettici... Si chiede di orientare gli uomini a seguire Gesù! A lasciarsi coinvolgere da una proposta! Cristiani lo si diventa solo seguendo Gesù... gradatamente...

    Battezziamo! Immergiamo gli uomini nella fede che abbiamo! Il nostro entusiasmo deve essere un fiume in piena che invade il mondo così che tutti siano travolti dall'amore di Dio!

    Insegniamo! Certo, per insegnare bisogna prima sapere... Attenzione però: il sapere non sia squisitamente intellettuale ma sia legato al cuore, all'affetto! Quanti insegnamenti abbiamo ricevuto da nonni e nonne poco scolarizzati ma ricchi di sapienza evangelica! Lui è con noi! Magnifica certezza! Sta sempre davanti, aprendo strade insperate...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 11, 2012 9:04 am

      • Corpus Domini. 10 giugno 2012
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Dal libro dell'Esodo 24, 3-8
In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!». Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d'Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare. Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».



Dalla lettera degli Ebrei 9, 11-15
Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d'uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo - il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio - purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente? Per questo egli è mediatore di un'alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l'eredità eterna che era stata promessa.



Dal vangelo secondo Marco 14, 12-16. 22-26
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.




    • «Prendete! Questo è il mio corpo»
    Quante volte Luca avrà sentito queste parole «Prendete, Questo è il mio corpo»... Sono le parole di Gesù nell'ultima sua cena con i discepoli. Sono le parole che il prete pronuncia in ogni celebrazione eucaristica. Sono l'espressione viva di un Dio che non cessa di mettersi nelle mani degli uomini per accompagnarli e servirli!

    Don Luca, oggi, le pronuncerà per la prima volta! Non si tratta dì una formula magica... Si tratta del testamento del Maestro! Sono parole che Gesù lascia in eredità ai suoi discepoli chiedendo di diventarne, a loro volta, memoria... Nel momento in cui il prete dice le parole di Gesù è implicato nel medesimo destino!

    Don Luca dice a ciascuno di noi: «Questo è il mio corpo: prendetelo!». La vita del prete deve essere una vita regalata! Messa a disposizione per la "fame" del mondo.,. Tutti devono poterne "mangiare"! E il miracolo dello Spirito: uomini così meschini portati a dire l'indicibile e a fare l'impossibile...

    Al di là dell'amicizia che possiamo avere con don Luca, non ci deve sfuggire la vera portata della sua scelta! Essere preti non è una semplice aspirazione personale: è, piuttosto, la risposta generosa e disarmata alla richiesta di Gesù! Don Luca non è altro che un credente che non ha potuto rimanere indifferente all'appello di Gesù a "dare la vita" per il Vangelo!

    Don Luca, allora, sta davanti a noi non come un alieno, come un alternativo, ma come uno che al suo battesimo ha dato un senso e una direzione! Non sono di meno — non lo devono essere — anche tutti coloro che si sposano nella Chiesa! «Prendete! Questo è il mio corpo» non è la sola spiritualità del prete, ma anche quella delle mogli, dei mariti, delle mamme, dei papà... Insieme, preti e sposi, impegnati ad essere Corpus Domini...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 18, 2012 8:37 am

      • XI domenica del Tempo Ordinario. 17 giugno 2012
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Dal libro del profeta Ezechiele 17, 22-24
Così dice il Signore Dio: «Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto, imponente; lo pianterò sul monte alto d’Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà. Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. Io, il Signore, ho parlato e lo farò».



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 5, 6-10
Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo - camminiamo infatti nella fede e non nella visione - siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.



Dal vangelo secondo Marco 4, 26-34
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.




    • Il seme che germoglia
    «Sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi»: san Paolo non fa giri di parole! Per essere graditi a Dio c'è da sforzarsi... Graditi non vuoi dire amati! È chiaro che l'amore di Dio è fuori dubbio e totalmente gratuito! Graditi vuoi dire corrispondenti al suo volere e, quindi, pienamente realizzati.

    C'è da sforzarsi semplicemente perché abbiamo a che fare con i nostri limiti e le nostre nefandezze di poveri peccatori... Non solo: abbiamo a che fare pure con la nostra fragile e scarsa fede! Credere che valga la pena lottare per qualcosa di più grande, credere che al capolinea della nostra vita avremo a che fare con il giudizio di Dio, non è per niente scontato...

    Per trovare le ragioni per cui lottare ed impegnarsi è necessario avere la certezza che la storia, la nostra storia, ha un senso! Si tratta dì un senso non immediatamente fruibile, ma che giorno per giorno si dipana e si svela... Gesù ci parla del Regno di Dio come di un seme: «Il regno dì Dio è come un uomo che getta il seme sul terreno, dorma o vegli, dì notte o di giorno, il seme germoglia e cresce».

    Questo annuncio è capace di infondere una grande speranza, nel momento in cui arriva a toccare il nostro cuore! Il seme del bene, dell'amore, della giustizia, della verità, sta crescendo... Ora è sotto terra ... ma al momento opportuno sarà pianta ricca di frutti! Noi lavoriamo perché il terreno nel quale è seminato possa essere concimato e irrorato: il resto non è di nostra competenza...

    Sono convinto che vada riscoperto il primato di Dio: abbiano preso troppo in mano noi le vicende della storia, quasi che tutto dipendesse da noi... Non possiamo che deluderci e sentirci dei falliti! Riprendiamo coscienza che noi siamo "umili servitori nella vigna del Signore" e la mano di Dio non tarderà di stupirci...
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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