Avvento 2010

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Avvento 2010

Messaggio da miriam bolfissimo » ven nov 26, 2010 9:43 am

Immagine Miei carissimi tutti, pace e bene! il cammino d’Avvento di nostro Signore è un tempo di accoglienza della Sua presenza fra noi, è tempo per preparare la grotta del nostro cuore alla Sua venuta e riaccendere la luce della nostra Fede in Dio che è Amore...

...facciamo nostre le parole che ci ha donato ieri la Mamma Celeste e apriamo i nostri cuori alla misericordia di Dio: Lui ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno e riempirà i nostri cuori con la pace perché Lui è la pace e la nostra speranza!
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Unabbraccissimodibuonsantocamminodolcissimo, miriam bolfissimo ;)
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Messaggio da miriam bolfissimo » ven nov 26, 2010 9:44 am


  • La corona che plasma il tempo
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L'anno liturgico è tra le più originali e preziose creazioni della Chiesa, "un poema - come diceva il cardinale Ildefonso Schuster di tutta la liturgia - al quale veramente hanno posto mano e cielo e terra". Esso è la trama dei misteri di Gesù nell'ordito del tempo. Così, lungo il corso di ogni anno, la Chiesa rievoca gli eventi della sua nascita, della sua morte e della sua risurrezione, così che il susseguirsi dei giorni sia tutto improntato e sostenuto dalla memoria di lui. Una memoria d'altronde che, se fa volgere lo sguardo a quando quegli eventi si sono compiuti, subito fa tendere lo sguardo sul Presente, cioè sul Cristo vivente, che sovrasta e include in se stesso tutta la storia.

Facendosi uomo, il Figlio di Dio si ritrova, come ognuno di noi, "datato" e coinvolto nei confini della cronologia e, perciò, di un passato irreversibile. È l'aspetto temporale e irripetibile dei suoi misteri, che divengono l'oggetto del ricordo che li rievoca. Così nell'anno liturgico, con immensa pietà, ripassano i diversi momenti rievocati nei vangeli, e di cui è stata intessuta l'esistenza di Gesù e che non si rinnovano. E tuttavia ognuno di essi era una mediazione di grazia e concorreva a "creare" il Signore e la sua opera di salvezza.

Gesù non rinasce storicamente ogni volta che la Chiesa ne rievoca il Natale, ma quella natività fu una mediazione e un avvenimento di grazia. Come lo furono tutte le altre manifestazioni della vita terrena del Figlio di Dio: ossia, come direbbe Tommaso d'Aquino (Summa Theologiae, III, 27, prologo), "tutto quello che il Figlio di Dio incarnato fece o patì nella natura umana a lui unita" (ea quae Filius Dei incarnatus in natura humana sibi unita fecit vel passus est[7i]): tutto quello che concorse a formare il Cristo redentore.

Nello svolgimento dell'anno liturgico rimeditiamo su quei misteri, miriamo ad averne un'intelligenza più profonda, e soprattutto li ritroviamo col loro senso e con il loro valore nel Signore vivente glorioso, sul quale sono fissati gli occhi della fede e l'ardore del cuore. E in questo senso si può affermare che, narrati e tramandati d'anno in anno, non invecchiano e non si consumano mai.

Ecco perché è giusto ritenere che, mentre si dispongono e si uniscono a formare la suggestiva "corona della benignità dell'anno di Dio" - corona benignitatis anni Dei, come Paul Claudel intitola il suo splendido poema sull'anno liturgico - essi sono destinati in certo modo a rinnovarsi nella Chiesa. L'anno liturgico - scriveva il cardinale Schuster - "rappresenta come l'unità di misura della vita della Chiesa sulla terra. Questa vita a sua volta è la continuazione della vita di Gesù Cristo". Vale per esso quel che egli diceva della preghiera liturgica: "Direttamente sgorga dal cuore della Chiesa orante". I giorni che lo formano sorgono dall'amore della Chiesa ininterrottamente assorta a contemplare e a incontrare il suo Signore, istituendo con lui una cronologia o un corso annuale nuovo e inedito, a servizio di Cristo, per mezzo del quale, nel quale e per il quale tutto è stato creato.

In tal modo il tempo è riscattato dalla noia della monotonia e dall'angoscia che può incombere di fronte all'ignoto. La liturgia ambrosiana parla di "paura del tempo" (metus temporis). In realtà la Chiesa, "pellegrina sulla terra", lo vive e lo trascorre in compagnia di Gesù, che del tempo stesso è il significato e il fine. Essa è sempre in "attesa della sua venuta", sicura d'altronde che egli è già venuto ed è sempre il Veniente, convinta perciò che nessuna disgrazia o nessun incidente, per quanto possano apparire gravi, saranno mai capaci di strapparla all'amore onnipotente e provvidente del Signore.

E, con Cristo, anche i santi, di giorno in giorno, fanno compagnia alla Chiesa, a cominciare dalla Vergine Maria, che continua nella Chiesa la sua premurosa missione materna. Così, accanto al Proprio del tempo e al Tempo per annum, tutti dedicati alla contemplazione dei misteri di Cristo, ci imbattiamo felicemente nel Santorale: una luminosa ghirlanda di amici di Dio e di amici nostri, che adesso si accompagnano con noi, dopo avere prima di noi compiuto il "santo viaggio", e avervi attinto la grazia in esso celata e ora maturata nella gloria.

Senza dubbio, in questo tragitto non siamo sottratti al tempo cronologico, che da ogni parte ci avvolge. Esso non è abrogato o soppresso, ma perdura sia come fautore di crescita terrena, sia come coefficiente di declino quando nella sua implacabile corsa logora e debilita il corpo, e insieme estenua e dissipa, talora fino a devastarle, le energie dello spirito.

E, tuttavia, non dubitiamo che proprio a questo trascorrere del tempo il Signore provveda a conferire un'energia inattesa e che lo ammanti di benedizioni: lui che ha trasformato l'acqua in vino, e ridato vita ai corpi infermi o già pervasi dalla morte, e superato i limiti dello spazio, apparendo a porte chiuse; lo stesso che sa continuamente trasmutare la materia delle nostre offerte e rendercela come Eucaristia.

Allo stesso modo, egli sa convertire e plasmare anche il tempo, che si china docile al comando di Gesù, chiamato da sant'Ambrogio (De fide, i, 9, 58) "autore e creatore del tempo" (temporis auctor et creator). Non sarebbe allora fuori luogo denominare l'anno liturgico il sacramento dei "tempi beati" (beata tempora): quelli che lo stesso vescovo di Milano vedeva iniziare dall'Ora di Terza, quando Cristo "ascese sulla croce" (ascendit crucem). Ecco perché - usando le parole di Davide nel salmo 84 - si può affermare che chi percorre l'anno liturgico "passa per la valle del pianto, e la cambia in una sorgente", e che lungo il cammino "cresce il suo vigore, finché compare davanti a Dio in Sion".
  • Inos Biffi in L'Osservatore Romano, 24 novembre 2010
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Messaggio da miriam bolfissimo » ven nov 26, 2010 9:59 am


  • Una presenza da accogliere
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“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14): il lieto messaggio del Natale verrà ancora una volta rinnovato nella celebrazione liturgica, segno dell’inesauribile volontà, da parte di Dio, di abitare in mezzo al suo popolo. Nel contesto della nostra società, che ha fatto dello sviluppo dell’informazione globalizzata uno dei suoi tratti distintivi, il Verbo, la Parola fatta carne, ci appare come la forza comunicativa ed educativa del Padre.

Il mistero del Natale potrebbe essere interpretato oggi come il mistero dell’agire comunicativo ed educativo di Dio: esso da un lato illumina la profonda vocazione dell’essere umano alla relazione, allo stabilirsi di un contatto profondo con i suoi simili e con l’assoluto; dall’altro provoca e chiama a conversione. Siamo tentati infatti - talora anche nella Chiesa - di ridurre la comunicazione a sviluppo tecnologico, a moltiplicazione di strumenti informativi; anche l’educazione, in una simile visione, si limita al travaso di nozioni e conoscenze. Lo strapotere tecnologico genera spesso un’illusione di comunicazione; mentre nel Natale “un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”: nella povertà e semplicità di quel bimbo, Dio ci rivela che comunicare ed educare autenticamente significa creare comunione, relazione profonda, e ci mostra che tale possibilità è aperta a tutti, ricchi e poveri, piccoli e sapienti, indipendentemente dalle loro risorse materiali.

Solo da questa consapevolezza profonda sarà possibile recuperare la dimensione umana del lavoro, della scienza e della tecnica, della vita e della comunicazione sociale. Lo richiama anche il tema del prossimo Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona: “Signore, da chi andremo?”. Egli solo ha parole di vita, che illuminano e danno senso al nostro parlare. Egli è la ricchezza, il tesoro a cui tornare continuamente ad attingere. In tale prospettiva il sussidio, in sintonia con la tematica congressuale, offre un aiuto per cogliere e valorizzare il legame tra Eucaristia e vita quotidiana. Molto opportunamente, dunque, il sussidio pastorale per l’Avvento si incentra sul tema “Una presenza da accogliere”: l’umile e semplice accoglienza del Verbo, modellata sulla silenziosa e paziente attesa della Vergine Maria, è la condizione indispensabile per quel rinnovamento di evangelizzazione e di serio impegno educativo che attende le Chiese che sono in Italia.

E certamente la famiglia è uno degli ambiti privilegiati dove il Verbo vuole “mettere la sua tenda”, e dove a nostra volta siamo chiamati ad accoglierlo. La vita della famiglia ha bisogno di ritrovare gli atteggiamenti essenziali che rischiano di essere persi nella frenesia di un’esistenza troppo condizionata dalla ricerca del denaro, di un benessere crescente, da paure e insicurezze incontrollate. La liturgia ha molto da offrire alla vita di famiglia: aiuta a recuperare il silenzio, l’ascolto, il canto, la festa semplice, il valore dei simboli, la concentrazione sui piccoli gesti, l’apertura all’orizzonte del mistero di Dio, che vuole abitare anche nelle nostre fragilità e sofferenze. E d’altra parte la liturgia esige di avere una risonanza nella famiglia, richiede che sia promossa progressivamente la partecipazione dei gruppi familiari, partendo dalle persone più sensibili e attente, fino a ritrovare chi per un periodo anche lungo si è allontanato dalla fede.
  • Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI nel sussidio liturgico pastorale della CEI
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Ospite

Messaggio da Ospite » ven nov 26, 2010 4:23 pm

Carissima Miriam, in condivisione col messaggio della recina della regina della Pace, la riflessione di Padre Livio sull'ultimo messaggio e sulla preparazione all'avvento Qui

Per il Commento di Marija al Messaggio e alcune testimonianze e consigli per questo periodo d'attesa e di grazia Qui



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Ospite

Messaggio da Ospite » dom nov 28, 2010 1:24 pm

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L'esperienza di Martin, il calzolaio che aspettava Gesù, ci può illuminare su questo atteggiamento di vigilanza:
Martin, avvicinandosi il Natale desiderava preparare qualcosa per Gesù. Gli preparò un paio di scarpe, una torta, e mise da parte dei risparmi che potevano servire a Gesù per i suoi poveri. Quando era tutto pronto si mise ad aspettarlo. Improvvisamente qualcuno fuori gridò: "Al ladro, al ladro..." Una donna afferrava un bambino che le aveva rubato una mela. Martin, si addolorò e pensò: "Adesso, se arriva la polizia o lo prende, come passerà il Natale?". Prese i risparmi che aveva messo da parte per Gesù e li diede alla donna, pregandola di lasciar andare il bambino.
Nuovamente incominciò ad aspettare Gesù e per la finestra si accorse di un paio di piedi che camminavano scalzi sulla neve. "Chi sarà?", si domandò. E uscì a cercare il proprietario di quei piedi. Era un giovane: "Vieni, entra in casa mia, riscaldati un poco", gli disse. Afferrò le scarpe che aveva fatto per Gesù e gliele diede.
Si disse felice: "Per Gesù mi rimane ancora la torta". Già il sole tramontava e vide un anziano che camminava curvo sulla strada. "Povero vecchietto, forse non avrà mangiato niente tutto il giorno". Lo invitò ad entrare nella sua casa, non gli restava che la torta, pazienza, pensò tra sè, offrendo la torta al povero, accoglierò Gesù un'altra volta. Dopo che anche l'anziano se ne andò, il povero Martin, si sentiva felice e nello stesso tempo triste, aveva preparato tutto per Gesù, ma lui non era arrivato: pazienza! Durante la notte fece un sogno: nel sogno gli si presentò Gesù e gli disse: "Martin, mi stavi aspettando?" Sì, ti ho atteso tutto il giorno..." Ma io sono venuto a visitarti per ben tre volte. Grazie dei tuoi regali! E Martin vide che Gesù aveva nelle sue mani i risparmi e la torta, ai suoi piedi le scarpe". Si svegliò felice: Gesù era venuto a visitarlo".

Mentre aspettiamo l'arrivo di una persona cara, ci prepariamo all'avvenimento: puliamo la casa, mettiamo tutto in ordine, ci mettiamo il vestito più adatto, prepariamo qualcosa di buono per accogliere l'amico; ci facciamo trovare pronti sulla porta di casa per esprimere immediatamente il piacere di quell'incontro. Se ci fosse un ritardo inaspettato, crescerebbe la trepidazione: passeremo dalla finestra, per sbirciarne l'arrivo, al telefono, pensando perché non comunica il ritardo?, alla porta, sperando di sentire il suono del campanello. Il Signore è già in cammino verso di noi, lo è da sempre: sta alla porta e bussa, attende che qualcuno gli apra. Motivo della sua visita? Offrirci la possibilità di rinnovare e consolidare il nostro rapporto di amicizia e di comunione con lui e con il Padre.
In questo tempo Dio si pone ancora in cammino verso di noi, è Lui che viene, è Lui che prende l'iniziativa verso di noi, è una nuova occasione di salvezza, è un nuovo avvento straordinario.



Come vivere vigilanti questa attesa, dunque? Ci prepariamo all'incontro con Gesù, accogliendo i fratelli. Gesù viene, non sappiamo quando, ma certamente egli sempre viene nel povero, nel piccolo: "Qualunque cosa hai fatto al più piccolo dei miei fratelli, l'hai fatta a me". Ogni gesto d'amore fatto al fratello è fatto a Gesù.
Buona settimana e speriamo anche tu possa sognare Gesù con i doni fatti ai fratelli.


(Tratto dal web)

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 29, 2010 9:58 am

  • ImmagineCelebrazione dei Vespri per l'inizio del Tempo di Avvento,
    sabato 27 novembre 2010

    Omelia del Santo Padre Benedetto XVI
Cari fratelli e sorelle,

con questa celebrazione vespertina, il Signore ci dona la grazia e la gioia di aprire il nuovo Anno Liturgico iniziando dalla sua prima tappa: l’Avvento, il periodo che fa memoria della venuta di Dio fra noi.

Ogni inizio porta in sé una grazia particolare, perché benedetto dal Signore. In questo Avvento ci sarà dato, ancora una volta, di fare esperienza della vicinanza di Colui che ha creato il mondo, che orienta la storia e che si è preso cura di noi giungendo fino al culmine della sua condiscendenza con il farsi uomo. Proprio il mistero grande e affascinante del Dio con noi, anzi del Dio che si fa uno di noi, è quanto celebreremo nelle prossime settimane camminando verso il santo Natale.

Durante il tempo di Avvento sentiremo la Chiesa che ci prende per mano e, ad immagine di Maria Santissima, esprime la sua maternità facendoci sperimentare l’attesa gioiosa della venuta del Signore, che tutti ci abbraccia nel suo amore che salva e consola.

Mentre i nostri cuori si protendono verso la celebrazione annuale della nascita di Cristo, la liturgia della Chiesa orienta il nostro sguardo alla meta definitiva: l’incontro con il Signore che verrà nello splendore della sua gloria. Per questo noi che, in ogni Eucaristia, “annunciamo la sua morte, proclamiamo la sua risurrezione nell’attesa della sua venuta”, vigiliamo in preghiera. La liturgia non si stanca di incoraggiarci e di sostenerci, ponendo sulle nostre labbra, nei giorni di Avvento, il grido con il quale si chiude l’intera Sacra Scrittura, nell’ultima pagina dell’Apocalisse di san Giovanni: “Vieni, Signore Gesù!” (22,20).

Cari fratelli e sorelle, il nostro radunarci questa sera per iniziare il cammino di Avvento si arricchisce di un altro importante motivo: con tutta la Chiesa, vogliamo celebrare solennemente una veglia di preghiera per la vita nascente. Desidero esprimere il mio ringraziamento a tutti coloro che hanno aderito a questo invito e a quanti si dedicano in modo specifico ad accogliere e custodire la vita umana nelle diverse situazioni di fragilità, in particolare ai suoi inizi e nei suoi primi passi.

Proprio l’inizio dell’Anno Liturgico ci fa vivere nuovamente l’attesa di Dio che si fa carne nel grembo della Vergine Maria, di Dio che si fa piccolo, diventa bambino; ci parla della venuta di un Dio vicino, che ha voluto ripercorrere la vita dell’uomo, fin dagli inizi, e questo per salvarla totalmente, in pienezza. E così il mistero dell’Incarnazione del Signore e l’inizio della vita umana sono intimamente e armonicamente connessi tra loro entro l’unico disegno salvifico di Dio, Signore della vita di tutti e di ciascuno. L’Incarnazione ci rivela con intensa luce e in modo sorprendente che ogni vita umana ha una dignità altissima, incomparabile.

L’uomo presenta un’originalità inconfondibile rispetto a tutti gli altri esseri viventi che popolano la terra. Si presenta come soggetto unico e singolare, dotato di intelligenza e volontà libera, oltre che composto di realtà materiale. Vive simultaneamente e inscindibilmente nella dimensione spirituale e nella dimensione corporea. Lo suggerisce anche il testo della Prima Lettera ai Tessalonicesi che è stato proclamato: “Il Dio della pace – scrive san Paolo – vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (5,23). Siamo dunque spirito, anima e corpo. Siamo parte di questo mondo, legati alle possibilità e ai limiti della condizione materiale; nello stesso tempo siamo aperti su un orizzonte infinito, capaci di dialogare con Dio e di accoglierlo in noi. Operiamo nelle realtà terrene e attraverso di esse possiamo percepire la presenza di Dio e tendere a Lui, verità, bontà e bellezza assoluta. Assaporiamo frammenti di vita e di felicità e aneliamo alla pienezza totale.

Dio ci ama in modo profondo, totale, senza distinzioni; ci chiama all’amicizia con Lui; ci rende partecipi di una realtà al di sopra di ogni immaginazione e di ogni pensiero e parola: la sua stessa vita divina. Con commozione e gratitudine prendiamo coscienza del valore, della dignità incomparabile di ogni persona umana e della grande responsabilità che abbiamo verso tutti. “Cristo, che è il nuovo Adamo – afferma il Concilio Vaticano II – proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione ... Con la sua incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo” (Gaudium et spes, 22).

Credere in Gesù Cristo comporta anche avere uno sguardo nuovo sull’uomo, uno sguardo di fiducia, di speranza. Del resto l’esperienza stessa e la retta ragione attestano che l’essere umano è un soggetto capace di intendere e di volere, autocosciente e libero, irripetibile e insostituibile, vertice di tutte le realtà terrene, che esige di essere riconosciuto come valore in se stesso e merita di essere accolto sempre con rispetto e amore. Egli ha il diritto di non essere trattato come un oggetto da possedere o come una cosa che si può manipolare a piacimento, di non essere ridotto a puro strumento a vantaggio di altri e dei loro interessi.

La persona è un bene in se stessa e occorre cercare sempre il suo sviluppo integrale. L’amore verso tutti, poi, se è sincero, tende spontaneamente a diventare attenzione preferenziale per i più deboli e i più poveri. Su questa linea si colloca la sollecitudine della Chiesa per la vita nascente, la più fragile, la più minacciata dall’egoismo degli adulti e dall’oscuramento delle coscienze. La Chiesa continuamente ribadisce quanto ha dichiarato il Concilio Vaticano II contro l’aborto e ogni violazione della vita nascente: “La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura” (ibid., n. 51).

Ci sono tendenze culturali che cercano di anestetizzare le coscienze con motivazioni pretestuose. Riguardo all’embrione nel grembo materno, la scienza stessa ne mette in evidenza l’autonomia capace d’interazione con la madre, il coordinamento dei processi biologici, la continuità dello sviluppo, la crescente complessità dell’organismo. Non si tratta di un cumulo di materiale biologico, ma di un nuovo essere vivente, dinamico e meravigliosamente ordinato, un nuovo individuo della specie umana. Così è stato Gesù nel grembo di Maria; così è stato per ognuno di noi, nel grembo della madre. Con l’antico autore cristiano Tertulliano possiamo affermare: “E’ già un uomo colui che lo sarà” (Apologetico, IX, 8); non c’è alcuna ragione per non considerarlo persona fin dal concepimento.

Purtroppo, anche dopo la nascita, la vita dei bambini continua ad essere esposta all’abbandono, alla fame, alla miseria, alla malattia, agli abusi, alla violenza, allo sfruttamento. Le molteplici violazioni dei loro diritti che si commettono nel mondo feriscono dolorosamente la coscienza di ogni uomo di buona volontà. Davanti al triste panorama delle ingiustizie commesse contro la vita dell’uomo, prima e dopo la nascita, faccio mio l’appassionato appello del Papa Giovanni Paolo II alla responsabilità di tutti e di ciascuno: “Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libertà vera, pace e felicità” (Evangelium vitae, 5). Esorto i protagonisti della politica, dell’economia e della comunicazione sociale a fare quanto è nelle loro possibilità, per promuovere una cultura sempre rispettosa della vita umana, per procurare condizioni favorevoli e reti di sostegno all’accoglienza e allo sviluppo di essa.

Alla Vergine Maria, che ha accolto il Figlio di Dio fatto uomo con la sua fede, con il suo grembo materno, con la cura premurosa, con l’accompagnamento solidale e vibrante di amore, affidiamo la preghiera e l’impegno a favore della vita nascente. Lo facciamo nella liturgia - che è il luogo dove viviamo la verità e dove la verità vive con noi - adorando la divina Eucaristia, in cui contempliamo il Corpo di Cristo, quel Corpo che prese carne da Maria per opera dello Spirito Santo, e da lei nacque a Betlemme, per la nostra salvezza. Ave, verum Corpus, natum de Maria Virgine! Amen.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 29, 2010 10:04 am

  • ImmagineI domenica di Avvento, 28 novembre 2010

    Angelus del Santo Padre Benedetto XVI
Cari fratelli e sorelle!

Oggi, prima domenica di Avvento, la Chiesa inizia un nuovo Anno liturgico, un nuovo cammino di fede che, da una parte, fa memoria dell’evento di Gesù Cristo e, dall’altra, si apre al suo compimento finale. E proprio di questa duplice prospettiva vive il Tempo di Avvento, guardando sia alla prima venuta del Figlio di Dio, quando nacque dalla Vergine Maria, sia al suo ritorno glorioso, quando verrà “a giudicare i vivi e i morti”, come diciamo nel Credo. Su questo suggestivo tema dell’“attesa” vorrei ora brevemente soffermarmi, perché si tratta di un aspetto profondamente umano, in cui la fede diventa, per così dire, un tutt’uno con la nostra carne e il nostro cuore.

L’attesa, l’attendere è una dimensione che attraversa tutta la nostra esistenza personale, familiare e sociale. L’attesa è presente in mille situazioni, da quelle più piccole e banali fino alle più importanti, che ci coinvolgono totalmente e nel profondo. Pensiamo, tra queste, all’attesa di un figlio da parte di due sposi; a quella di un parente o di un amico che viene a visitarci da lontano; pensiamo, per un giovane, all’attesa dell’esito di un esame decisivo, o di un colloquio di lavoro; nelle relazioni affettive, all’attesa dell’incontro con la persona amata, della risposta ad una lettera, o dell’accoglimento di un perdono… Si potrebbe dire che l’uomo è vivo finché attende, finché nel suo cuore è viva la speranza. E dalle sue attese l’uomo si riconosce: la nostra “statura” morale e spirituale si può misurare da ciò che attendiamo, da ciò in cui speriamo.

Ognuno di noi, dunque, specialmente in questo Tempo che ci prepara al Natale, può domandarsi: io, che cosa attendo? A che cosa, in questo momento della mia vita, è proteso il mio cuore? E questa stessa domanda si può porre a livello di famiglia, di comunità, di nazione. Che cosa attendiamo, insieme? Che cosa unisce le nostre aspirazioni, che cosa le accomuna? Nel tempo precedente la nascita di Gesù, era fortissima in Israele l’attesa del Messia, cioè di un Consacrato, discendente del re Davide, che avrebbe finalmente liberato il popolo da ogni schiavitù morale e politica e instaurato il Regno di Dio.

Ma nessuno avrebbe mai immaginato che il Messia potesse nascere da un’umile ragazza quale era Maria, promessa sposa del giusto Giuseppe. Neppure lei lo avrebbe mai pensato, eppure nel suo cuore l’attesa del Salvatore era così grande, la sua fede e la sua speranza erano così ardenti, che Egli poté trovare in lei una madre degna. Del resto, Dio stesso l’aveva preparata, prima dei secoli. C’è una misteriosa corrispondenza tra l’attesa di Dio e quella di Maria, la creatura “piena di grazia”, totalmente trasparente al disegno d’amore dell’Altissimo. Impariamo da Lei, Donna dell’Avvento, a vivere i gesti quotidiani con uno spirito nuovo, con il sentimento di un’attesa profonda, che solo la venuta di Dio può colmare.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 29, 2010 10:06 am

  • ImmagineO Signore, che ci inviti a vegliare e a stare pronti per la tua venuta definitiva,
    fa’ che non ci lasciamo sedurre e distrarre dalle cose del mondo.

    Concedici di comprendere la precarietà della vita
    e la grazia di trascorrerla uniti a te.

    Ti chiediamo soprattutto di non permettere
    che veniamo colti impreparati quando verrà l’ora del nostro giudizio.

    • Nicola Gori
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da Stefania De Rienzo » lun nov 29, 2010 6:54 pm

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  • O Signore, che ci inviti a vegliare e a stare pronti per la tua venuta definitiva,
    fa’ che non ci lasciamo sedurre e distrarre dalle cose del mondo.

    Concedici di comprendere la precarietà della vita
    e la grazia di trascorrerla uniti a te.

    Ti chiediamo soprattutto di non permettere
    che veniamo colti impreparati quando verrà l’ora del nostro giudizio.
Ed anche in verità vi dico: Se due di voi sulla terra s’accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. Poiché dovunque due o tre son radunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro. - Matteo 18:19,20

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Messaggio da miriam bolfissimo » mer dic 01, 2010 10:50 am

...in condivisione, per rimettersi in cammino...
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Ospite

Messaggio da Ospite » gio dic 02, 2010 9:53 am

Giovedì 2 Dicembre 2010

      • “Chi fa la volontà del Padre mio,
        entrerà nel regno dei cieli"
      [/color][/b]

      Gesù, tu ci inviti ad essere disponibili verso tutti,
      non con azioni straordinarie, ma soprattutto
      nei gesti semplici della vita quotidiana
      che tante volte sono più difficili di un’azione eroica!
      Come piccoli mattoni, sono il mezzo con cui edificare
      la nostra “casa sulla roccia”.
      Scusa per quando attendiamo dagli altri qualcosa in cambio,
      perdendo di vista il tuo esempio.
      Senza la gratuità con cui ci hai servito e amato,
      la minima difficoltà spazzerà via questa “casa”
      come se fosse costruita sulla sabbia.
      Signore, vogliamo restare aggrappati alla roccia salda
      che sei Tu.

        • Immagine

Tratto da: Sussidio per la preghiera caritas diocesana veronese
Ultima modifica di Ospite il ven dic 03, 2010 11:00 am, modificato 1 volta in totale.

Ospite

Messaggio da Ospite » ven dic 03, 2010 10:58 am

Venerdì 3 Dicembre 2010


      • “Gesù guarisce due ciechi che credono in lui”
      [/color][/b]
      [/size]
      Quante volte nella vita vaghiamo ciechi senza una meta!
      O buon Gesù rimettici sulla strada giusta permettendoci
      di “vedere” in modo nuovo.
      Aiutaci ad avere gli occhi della fede, perché senza la nostra
      disponibilità e convinzione resteremo schiavi del peccato.
      Da qui deve iniziare la nostra conversione,
      il nostro essere tuoi testimoni in mezzo agli altri.
      Vogliamo gridare il nostro essere cristiani a chi ci circonda,
      nelle parole con cui ci esprimiamo
      e negli atteggiamenti di tutti i giorni.
      Signore, apri i nostri occhi perché possiamo vedere
      le meraviglie della tua misericordia.

        • Immagine

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Messaggio da Ospite » sab dic 04, 2010 11:46 am

Sabato 4 Dicembre 2010


      • “Vedendo le folle, ne sentì compassione”
      [/color][/b][/size]

      Signore Gesù ti ringrazio
      per questa prima settimana di avvento che mi hai donato,
      ti chiedo perdono se a volte mi sono dimenticato di Te.
      I tuoi apostoli compivano miracoli con l’aiuto del tuo Santo Spirito,
      fà che io possa vedere i miracoli che grazie a Te
      avvengono nella mia vita.
      Tu ti accorgi e soccorri le persone che sono in difficoltà,
      ti prego perché anch’ io possa vedere ed aiutare
      le persone che mi sono vicino.
      Ti prego di donarmi la fede che possa permettermi
      di compiere grandi opere nel tuo nome..

        • Immagine

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Messaggio da Ospite » dom dic 05, 2010 10:08 am

  • Domenica 5 Dicembre 2010

      • II Domenica di Avvento

    Immagine


      • “Ravvedetevi, il Regno dei cieli è vicino”
    Troppe volte, la mia lingua
    è stata pungente e velenosa e ho deriso gli amici e i familiari alle spalle.
    Sono stato molto bravo a parole, ma poi non sono stato capace di
    mantenere gli impegni presi. Scusa, Signore. Sono specializzato nello
    scaricare tutte le mie colpe addosso agli altri, mentre mi ritengo perfetto,
    e sostengo che sono gli altri a dover cambiare!
    Oggi rinuncio a giudicare gli altri e per ogni “morso velenoso”
    della mia lingua mi impegno a chiedere scusa alla
    persona che ho ferito e a riparare con un gesto di cortesia.
[/size]

Immagine
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Messaggio da Giammarco De Vincentis » dom dic 05, 2010 10:26 am

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 06, 2010 9:39 am

  • ImmagineII domenica di Avvento, 5 dicembre 2010

    Angelus del Santo Padre Benedetto XVI
Cari fratelli e sorelle!

Il Vangelo di questa seconda domenica di Avvento (Mt 3,1-12) ci presenta la figura di san Giovanni il Battista, il quale, secondo una celebre profezia di Isaia (cfr 40,3), si ritirò nel deserto della Giudea e, con la sua predicazione, chiamò il popolo a convertirsi per essere pronto alla imminente venuta del Messia. San Gregorio Magno commenta che il Battista “predica la retta fede e le opere buone … affinché la forza della grazia penetri, la luce della verità risplenda, le strade verso Dio si raddrizzino e nascano nell’animo onesti pensieri dopo l’ascolto della Parola che guida al bene” (Hom. in Evangelia, XX, 3, CCL 141, 155). Il Precursore di Gesù, posto tra l’Antica e la Nuova Alleanza, è come una stella che precede il sorgere del Sole, di Cristo, di Colui, cioè, sul quale – secondo un’altra profezia di Isaia – “si poserà lo Spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore” (Is 11,2).

Nel Tempo dell’Avvento, anche noi siamo chiamati ad ascoltare la voce di Dio, che risuona nel deserto del mondo attraverso le Sacre Scritture, specialmente quando sono predicate con la forza dello Spirito Santo. La fede, infatti, si fortifica quanto più si lascia illuminare dalla Parola divina, da “tutto ciò che – come ci ricorda l’apostolo Paolo – è stato scritto prima di noi… per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza” (Rm 15,4). Il modello dell’ascolto è la Vergine Maria: “contemplando nella Madre di Dio un’esistenza totalmente modellata dalla Parola, ci scopriamo anche noi chiamati ad entrare nel mistero della fede, mediante la quale Cristo viene a dimorare nella nostra vita. Ogni cristiano che crede, ci ricorda sant’Ambrogio, in un certo senso concepisce e genera il Verbo di Dio” (Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 28).

Cari amici, “la nostra salvezza poggia su una venuta”, ha scritto Romano Guardini (La santa notte. Dall’Avvento all’Epifania, Brescia 1994, p. 13). “Il Salvatore è venuto dalla libertà di Dio… Così la decisione della fede consiste… nell’accogliere Colui che si avvicina” (ivi, p. 14). “Il Redentore – aggiunge – viene presso ciascun uomo: nelle sue gioie e angosce, nelle sue conoscenze chiare, nelle sue perplessità e tentazioni, in tutto ciò che costituisce la sua natura e la sua vita” (ivi, p. 15).

Alla Vergine Maria, nel cui grembo ha dimorato il Figlio dell’Altissimo, e che mercoledì prossimo, 8 dicembre, celebreremo nella solennità dell’Immacolata Concezione, chiediamo di sostenerci in questo cammino spirituale, per accogliere con fede e con amore la venuta del Salvatore.



In questo tempo di Avvento, in cui siamo chiamati ad alimentare la nostra attesa del Signore e ad accoglierlo in mezzo a noi, vi invito a pregare per tutte le situazioni di violenza, di intolleranza, di sofferenza che ci sono nel mondo, affinché la venuta di Gesù porti consolazione, riconciliazione e pace. Penso alle tante situazioni difficili, come i continui attentati che si verificano in Iraq contro cristiani e musulmani, agli scontri in Egitto in cui vi sono stati morti e feriti, alle vittime di trafficanti e di criminali, come il dramma degli ostaggi eritrei e di altre nazionalità, nel deserto del Sinai. Il rispetto dei diritti di tutti è il presupposto per la civile convivenza. La nostra preghiera al Signore e la nostra solidarietà possano portare speranza a coloro che si trovano nella sofferenza.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 06, 2010 9:42 am

  • ImmagineSignore Gesù, ancora oggi, Giovanni il Battista grida nel deserto,
    sebbene le nostre città e strade siano piene
    di rumori e attrazioni da vedere e scoprire.

    Fa’ che in questo tempo di avvento ciascun uomo impari
    ad ascoltare i problemi e i bisogni del prossimo,
    preparando così la vera strada verso la venuta del Signore Gesù.

    • Letizia Battaglino
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 06, 2010 9:47 am

...in comunione con il Santo Padre...
  • ImmagineO Maria, Madre dolcissima di Dio e Madre nostra,
    in questo tempo di attesa del Tuo dilettissimo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo
    affidiamo al Tuo Cuore Immacolato ed Addolorato
    tutte le situazioni di violenza, di intolleranza, di sofferenza che ci sono nel mondo,
    affinché la venuta di Gesù porti consolazione, riconciliazione e pace.


Con tutto il mio piccolo cuore, miriam bollissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da Ospite » lun dic 06, 2010 9:47 am

Lunedì 6 Dicembre 2010


      • “Oggi abbiamo visto cose straordinarie”
      [/color][/b][/size]

      Tutti chiediamo di essere “guariti”, di essere allontanati dalle difficoltà
      della vita, fisiche o morali. Questo non è sempre possibile, mentre
      è sempre possibile affidarsi alla misericordia di Dio ed essere testimoni
      nel mondo d’oggi della forza del Suo amore.

      Signore, aiutami ad aprire il mio cuore verso
      Gesù e verso gli altri e ad ascoltare con lo stesso cuore la Parola di Dio.



      “Apri il cuore di ogni focolare
      domestico alla fede, all’accoglienza
      della Parola di Dio, alla testimonianza
      cristiana, perché diventi sorgente
      di nuove e sante vocazioni”.

      Giovanni Paolo II
        • Immagine

Tratto da: Sussidio per la preghiera caritas diocesana veronese

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Messaggio da Ospite » mar dic 07, 2010 9:57 am

Martedì 7 Dicembre 2010


      • “Il Padre vuole che neppure uno perisca”
      [/color][/b][/size]

      Signore aiutami a non passare accanto a nessuno
      con un volto indifferente,
      con un cuore chiuso e con un passo affrettato.
      Aiutami a far sì che la mia persona ispiri fiducia:
      a chi soffre, a chi si lamenta, a chi è alla ricerca di un po’ di luce.
      Liberami dal mio egocentrismo
      perché io possa esserti utile, possa amare
      e riesca a percepirTi in ogni persona
      che Tu mi farai incontrare.
      Grazie perchè ogni volta che perdo la strada
      tu buon pastore, vieni a cercarmi e mi metti sulle tue spalle.

        • Immagine

Tratto da: Sussidio per la preghiera caritas diocesana veronese

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Messaggio da Ospite » mar dic 07, 2010 9:06 pm

  • Mercoledì 8 Dicembre 2010


    • “Ecco io sono la serva del Signore”
    [/color][/b]

    O Maria, che alla chiamata dell’angelo, hai prontamente detto “Sì”
    per una missione così impegnativa, aiutami a far dimorare anche in
    me il figlio di Dio. Tante volte per pigrizia o per scarsa convinzione
    dico “No”. Tante volte non sento la voce di Gesù che mi chiama a compiere
    azioni secondo la sua volontà. Tante volte preferisco chiudere
    gli occhi dinanzi alle scelte da prendere, cercando di evitarle.
    Aiutami perciò, o Maria, ad essere sempre e subito pronto nel compiere
    le mie azioni e le mie scelte. Aiutami ad ascoltare la chiamata
    del Signore.
      • Immagine

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Omaggio all'Immacolata Papa Benedetto XVI

Messaggio da Ospite » gio dic 09, 2010 2:36 pm

Immagine


Siamo tutti figli di Dio, “una grande famiglia” senza distinzione di nazionalità, di colore o di lingua: con queste parole, ieri pomeriggio, Benedetto XVI ha reso il tradizionale omaggio alla statua dell’Immacolata di Piazza di Spagna, a Roma. Il messaggio di Maria, ha ribadito il Papa, è quello di fiducia e speranza per il mondo intero. Al suo arrivo, il Santo Padre è stato accolto dal cardinale vicario, Agostino Vallini, dal sindaco della città, Gianni Alemanno, e da tantissimi fedeli.
Benedetto XVI ricorda: quello che si riceve dalla Madre di Dio è sempre molto di più rispetto a quello che si offre. Perché Maria ci parla con la Parola di Dio e il suo messaggio è Gesù:

"Maria ci dice che siamo tutti chiamati ad aprirci all’azione dello Spirito Santo per poter giungere, nel nostro destino finale, ad essere immacolati, pienamente e definitivamente liberi dal male. Ce lo dice con la sua stessa santità, con uno sguardo pieno di speranza e di compassione, che evoca parole come queste: 'Non temere, figlio, Dio ti vuole bene; ti ama personalmente'".

È rivolto a tutti il messaggio di Maria, continua il Papa, “anche a chi non ci pensa, a chi non ricorda neppure la Festa dell’Immacolata, a chi si sente solo e abbandonato”, perché lo sguardo di Maria “è lo sguardo di Dio su ciascuno”:

"Anche se tutti parlassero male di noi, lei, la Madre, direbbe bene, perché il suo cuore immacolato è sintonizzato con la misericordia di Dio. Così lei vede la Città: non come un agglomerato anonimo, ma come una costellazione dove Dio conosce tutti personalmente per nome, ad uno ad uno, e ci chiama a risplendere della sua luce. E quelli che agli occhi del mondo sono i primi, per Dio sono gli ultimi; quelli che sono piccoli, per Dio sono grandi".

La Madre di Dio è Colei che conosce più di tutti la potenza della grazia divina, afferma Benedetto XVI, e sa che nulla è impossibile a Dio, “capace addirittura di trarre il bene dal male”:

"Ecco, cari fratelli e sorelle, il messaggio che riceviamo qui, ai piedi di Maria Immacolata. È un messaggio di fiducia per ogni persona di questa Città e del mondo intero. Un messaggio di speranza non fatto di parole, ma della sua stessa storia: lei, una donna della nostra stirpe, che ha dato alla luce il Figlio di Dio e ha condiviso tutta la propria esistenza con Lui!"

Il nostro destino, allora, è proprio questo: essere santi come Dio Padre, essere immacolati come Gesù:

"…essere figli amati, tutti adottati per formare una grande famiglia, senza confini di nazionalità, di colore, di lingua, perché uno solo è Dio, Padre di ogni uomo".

Infine, il Papa chiede a Maria il conforto per i malati, il coraggio per i giovani, il sostegno per le famiglie, affinché tutti abbiano la forza di “rigettare il male e scegliere il bene”, anche quando questo “costa e comporta l’andare contro-corrente”.


Per il Messaggio Audio Qui

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Messaggio da Ospite » gio dic 09, 2010 3:15 pm

  • Giovedì 9 Dicembre 2010


    • “Chi ha orecchi, ascolti”
    [/color][/b]

    O san Giovanni Battista, tu che sei il più grande uomo nato
    da donna, ma allo stesso tempo anche il più piccolo del regno
    dei cieli, aiutami a diventare piccolo per entrare nel Regno promesso.
    Aiutami ad operare sempre nella pace e nella giustizia, in
    modo che anch’io, con la mia semplicità e sobrietà, possa guadagnarmi
    pienamente un posto nel regno dei cieli, dove tutti
    siamo uguali e preziosi agli occhi di Dio.
[/size]
        • Immagine
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Messaggio da Ospite » ven dic 10, 2010 7:45 am

  • Venerdì 10 Dicembre 2010


    • “A chi paragonerò questa generazione ?”
    [/color][/b]

    Signore, aiutami ad abbattere
    il mio orgoglio,
    a porgere l’orecchio , a riconoscere
    la tua presenza in ogni uomo,
    ad accoglierlo senza pregiudizi e false convinzioni,
    a non giudicarlo , poiché Tu sei unico e onnipotente
    giudice sopra ogni altro.
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        • Immagine
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Messaggio da miriam bolfissimo » ven dic 10, 2010 10:54 am

...in comunione con il Santo Padre...
  • ImmagineGrazie, o Madre Immacolata, di essere sempre con noi!

    Veglia sempre sulla nostra Città: conforta i malati, incoraggia i giovani, sostieni le famiglie.

    Infondi la forza per rigettare il male, in ogni sua forma,
    e di scegliere il bene, anche quando costa e comporta l’andare contro corrente.

    Donaci la gioia di sentirci amati da Dio, benedetti da Lui, predestinati ad essere suoi figli.

    Vergine Immacolata, dolcissima Madre nostra, prega per noi!


Con tutto il mio piccolo cuore, miriam bollissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da Ospite » sab dic 11, 2010 9:09 am

  • Sabato 11 Dicembre 2010


    • “Il Figlio dell’uomo deve soffrire”
    [/color][/b]

    Donami, Signore, di stare alla tua presenza,
    di ascoltarti con ardore e di annunciarti con umile coraggio!
    Dammi fuoco nel cuore, Signore, perché io non mi chiuda
    nell'indifferenza dentro quello che ho da fare o da godere,
    ma abbia palpiti, ascolto e gesti d'amore per ognuno che incontro.
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Messaggio da Ospite » sab dic 11, 2010 11:19 pm

  • Domenica 12 Dicembre 2010

      • III Domenica di Avvento
      • Immagine


      • “Sei tu colui che deve venire
        o dobbiamo aspettare un altro?”
    Ti vogliamo ringraziare, Signore, per i segni della Tua presenza
    e del Tuo amore che nascondi nelle grandi e nelle piccole cose
    di ogni giorno, ma che noi spesso non vediamo
    troppo distratti dal mondo per accorgerci
    di quanto ogni cosa del mondo ci parli di Te.
    Aiutaci, Signore, ad attendere con gioia la tua venuta,
    perché solo chi attende è capace di amare gli altri.
    Chi ha troppa fretta o chi è troppo pigro,
    in realtà, ama solo se stesso.
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 13, 2010 9:50 am

  • ImmagineIII domenica di Avvento, 12 dicembre 2010

    Angelus del Santo Padre Benedetto XVI
Cari fratelli e sorelle!

In questa terza domenica di Avvento, la Liturgia propone un passo della Lettera di san Giacomo, che si apre con questa esortazione: “Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore” (Gc 5,7). Mi sembra quanto mai importante, ai nostri giorni, sottolineare il valore della costanza e della pazienza, virtù che appartenevano al bagaglio normale dei nostri padri, ma che oggi sono meno popolari, in un mondo che esalta, piuttosto, il cambiamento e la capacità di adattarsi a sempre nuove e diverse situazioni. Senza nulla togliere a questi aspetti, che pure sono qualità dell’essere umano, l’Avvento ci chiama a potenziare quella tenacia interiore, quella resistenza dell’animo che ci permettono di non disperare nell’attesa di un bene che tarda a venire, ma di aspettarlo, anzi, di prepararne la venuta con fiducia operosa.

“Guardate l’agricoltore – scrive san Giacomo –: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina” (Gc 5,7-8). Il paragone con il contadino è molto espressivo: chi ha seminato nel campo, ha davanti a sé alcuni mesi di paziente e costante attesa, ma sa che il seme nel frattempo compie il suo ciclo, grazie alle piogge di autunno e di primavera. L’agricoltore non è un fatalista, ma è modello di una mentalità che unisce in modo equilibrato la fede e la ragione, perché, da una parte, conosce le leggi della natura e compie bene il suo lavoro, e, dall’altra, confida nella Provvidenza, perché alcune cose fondamentali non sono nelle sue mani, ma nelle mani di Dio. La pazienza e la costanza sono proprio sintesi tra l’impegno umano e l’affidamento a Dio.

“Rinfrancate i vostri cuori”, dice la Scrittura. Come possiamo fare questo? Come possiamo rendere più forti i nostri cuori, già di per sé piuttosto fragili, e resi ancora più instabili dalla cultura in cui siamo immersi? L’aiuto non ci manca: è la Parola di Dio. Infatti, mentre tutto passa e muta, la Parola del Signore non passa. Se le vicende della vita ci fanno sentire smarriti e ogni certezza sembra crollare, abbiamo una bussola per trovare l’orientamento, abbiamo un’ancora per non andare alla deriva. E qui il modello che ci viene offerto è quello dei profeti, cioè di quelle persone che Dio ha chiamato perché parlino in suo nome. Il profeta trova la sua gioia e la sua forza nella Parola del Signore, e, mentre gli uomini cercano spesso la felicità per strade che si rivelano sbagliate, egli annuncia la vera speranza, quella che non delude perché è fondata sulla fedeltà di Dio.

Ogni cristiano, in forza del Battesimo, ha ricevuto la dignità profetica: possa ciascuno riscoprirla e alimentarla, con un assiduo ascolto della Parola divina. Ce lo ottenga la Vergine Maria, che il Vangelo chiama beata perché ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore (cfr Lc 1,45).
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 13, 2010 9:51 am

  • ImmagineSignore Gesù, anche noi, come Giovanni il Battista
    siamo chiamati ad essere non solo discepoli,
    ma veri testimoni e annunciatori della tua venuta e della buona novella
    tra i tanti affanni, pesi e ostacoli della vita quotidiana,
    in questa società che pare essere sempre più individualista.

    Aiutaci ad essere veri e autentici messaggeri,
    sull’unica via da Te preparata: quella dell’amore.

    • Letizia Battaglino
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da Ospite » lun dic 13, 2010 10:02 am

Lunedì 13 Dicembre 2010


      • “Il battesimo di Giovanni da dove veniva?”
      [/color][/b][/size]

      Siamo troppo complicati
      e spesso complichiamo troppo le cose, Signore.
      Ci nascondiamo in domande e in ragionamenti
      che non portano a niente senza trovare la forza
      di spalancarti il cuore e di amarti davvero.
      Fidarsi è difficile, fidarsi è un passo nell’ignoto.
      Dubitare è ben più semplice perché il dubbio
      lascia sempre aperta una via di fuga.
      Aiutaci ad abbattere le barriere del dubbio
      e a fidarci di Te.



      Preghiamo perché la nostra fede cresca con noi fino ad
      essere più forte di ogni nostro dubbio e di ogni nostra
      esitazione.


        • Immagine

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