Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Raccolta di preghiere e testi religiosi d’Autore, a cura di miriam bolfissimo

Moderatore: Staff

Rispondi
Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mer lug 22, 2009 10:24 am


  • Vestìti di nuovo
[/size]

«Spogliatevi dell'uomo vecchio, quello del precedente comportamento che si corrompe inseguendo seducenti brame, rinnovatevi nello spirito della vostra mente e rivestitevi dell'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità della verità». (Ef 4,22-24)

L'abito non fa il monaco. Eppure la persona umana si «riveste» di abitudini che esprimono le sue convinzioni, applicano nel concreto dei suoi comportamenti i valori in cui crede e per cui intende vivere, e li comunicano agli altri. In questo senso Paolo invita a spogliarsi dell'uomo vecchio la cui caratteristica principale è la passiva incapacità di governare e orientare le passioni. Il rinnovamento interiore delle convinzioni, del modo cioè con cui si valutano le cose, si prendono decisioni, si assumono o rifiutano stili di vita, è qui rappresentato dalla scelta di rivestire l'uomo nuovo. Questo «uomo nuovo» è colui che riconosce di fronte a Dio la propria condizione di creatura; non solo: egli sa anche che Colui che l'ha creato lo chiama a una specifica forma di santità, lo rende «giusto» secondo la propria volontà di salvezza, manifestata nell'uomo nuovo per eccellenza, Gesù Cristo. È di Cristo, infatti, che noi dobbiamo propriamente rivestirci (cfr. Rm 13,14).
  • Diego Coletti, in Avvenire 22 luglio 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » ven lug 24, 2009 10:15 am


  • Prima di sera
[/size]

«Se vi adirate, non peccate; il sole non tramonti sulla vostra collera. Non fate posto al diavolo». (Ef 4,26-27)

L'esperienza insegna che non è umanamente possibile mantenere il cuore in uno stato di pace perfetta e con tutti. L'ira, il risentimento, l'aggressività fanno sempre capolino anche nel migliore dei rapporti interpersonali. Paolo lo sa; e sa anche che l'unico rimedio possibile è quello di non perseverare nei contrasti inevitabili che scuotono la pace della comunità. Non ci è dato di essere sempre sereni. Ci è possibile, invece, impedire che il turbamento sopravviva al tramonto e continui anche il giorno dopo. Il perdono sollecito, la pronta riconciliazione sono la sconfitta del diavolo, che tenta di rendere stabile l'inimicizia e di radicare l'odio nel cuore dell'uomo. Non bisogna dare spazio alle sue macchinazioni: subito, «entro sera», venga ricostruita la pace. Il Signore non ci chiederà se non ci siamo mai adirati, ma se abbiamo «sempre» e «subito» rifatto la pace.
  • Diego Coletti, in Avvenire 23 luglio 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » ven lug 24, 2009 10:16 am


  • Nella luce
[/size]

«Eravate infatti tenebre, ma ora siete luce nel Signore: comportatevi da figli della luce, il frutto della luce è ogni sorta di bontà, di giustizia e di sincerità». (Ef 5,8-9)

Il passo incerto e impaurito di chi brancola nelle tenebre: con questa immagine Paolo rappresenta la situazione dell'uomo vecchio, quello che non vede la luce del vangelo. Il tema della luce è particolarmente frequente negli scritti giovannei: «Dio è luce e in lui non vi sono affatto tenebre. Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non operiamo la verità. Se invece camminiamo nella luce, come lui è nella luce, noi siamo in comunione gli uni con gli altri e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato» (1Gv 1,5-7). E ancora: «Chi afferma di essere nella luce e odia suo fratello è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello dimora nella luce ["]. Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre e cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi» (1Gv 2,9-11). La metafora è chiara: la luce è l'amore di Dio. Dunque vive nella luce solo chi ama come lui, con ogni bontà, giustizia e verità.
  • Diego Coletti, in Avvenire 24 luglio 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » sab lug 25, 2009 7:58 am


  • Riscattare il tempo
[/size]

«Considerate dunque attentamente il vostro modo di comportarvi, non da stolti, ma da uomini saggi, che profittano del tempo presente, perché i giorni sono malvagi. Non siate quindi sconsiderati, ma cercate di capire quale sia la volontà del Signore». (Ef 5,15-17)

La stoltezza e l'incoscienza, che accompagnano tragicamente la storia dell'umanità, rendono «cattivi» i giorni in cui viviamo. Eppure al cristiano è affidata la missione di «riscattare» il tempo presente (questo è il significato del termine tradotto con il verbo «profittare»): egli deve, cioè, contrastare la stoltezza con la nuova sapienza che gli deriva dall'obbedire al vangelo; e superare l'incoscienza con l'applicazione costante della sua intelligenza al discernimento della volontà di Dio nelle circostanze concrete della vita. Infatti, secondo la nota espressione di Paolo VI, «è in gioco il futuro dell'umanità, a meno che non vengano suscitati uomini saggi». Per questo l'uomo rinnovato dallo Spirito del Risorto deve vigilare attentamente sulla propria condotta. Non è in gioco soltanto la sua individuale salvezza, ma molto di più: la redenzione della storia e la salvezza dell'umanità intera.
  • Diego Coletti, in Avvenire 25 luglio 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 27, 2009 8:39 am


  • Per riconoscenza
[/size]

«Intrattenendovi tra voi con salmi, inni e canti ispirati, cantando e salmeggiando nel vostro cuore al Signore, ringraziando sempre per tutti il Dio e Padre nel nome del Signore nostro Gesù Cristo». (Ef 5,19-20)

Ecco il quadro della comunità cristiana in preghiera: le varie forme di adorazione e di lode (inni, salmi, cantici") non partono solo dalle labbra, ma dal cuore. Le parole della preghiera impegnano la vita e la orientano all'obbedienza della fede; un'obbedienza che non è fondata sulla paura di un eventuale castigo se si trascura il «dovere» di pregare, né sul calcolo della convenienza per quanto si «guadagna» di fronte a Dio con le proprie osservanze cultuali; un'obbedienza che nasce, invece, dalla gratitudine. Nel nome di Cristo Gesù, facendo cioè continuamente memoria del suo amore gratuito e preveniente, si esprime la riconoscenza per «ogni cosa», accolta come dono del Padre. Questa riconoscenza è la forma generale della vita cristiana, il fondamento della fede, il motivo della gioia e della speranza, la fonte sempre viva e zampillante della carità.
  • Diego Coletti, in Avvenire 26 luglio 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mer lug 29, 2009 10:25 am


  • Senza riserve
[/size]

«Questo mistero è grande: io lo dico riferendomi al Cristo e alla Chiesa». (Ef 5,32)

Lo sguardo di Paolo si volge alla fonte e al modello dell'amore coniugale: il grande mistero, il miracolo divino della dedizione reciproca incondizionata e senza riserve si realizzano nel rapporto tra Cristo e la Chiesa. Cristo nutre e cura la sua Chiesa, che è il suo corpo mistico. La Chiesa vive in uno stato di continua offerta di sé al Cristo, suo sposo, con il quale è «una cosa sola» in modo talmente profondo che l'unione coniugale descritta in questi termini fin dal libro della Genesi ne è solo un pallido riflesso. «I due diventano una sola carne» (Gn 2,24): ai coniugi cristiani è affidata la missione di testimoniare, per la forza dello Spirito che ricevono nel sacramento del matrimonio, la verità di questo reciproco amore che unisce, in Cristo, Dio e l'umanità redenta. La loro unione diventa mistero di salvezza e segno di speranza per tutti, «in riferimento al Cristo e alla Chiesa».
  • Diego Coletti, in Avvenire 28 luglio 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mer lug 29, 2009 10:26 am


  • La via e la fonte
[/size]

«In definitiva, rafforzatevi nel Signore e con la sua potenza. Vestite l'intera armatura di Dio per contrastare le ingegnose macchinazioni del diavolo». (Ef 6,10-11)

L'invito al dono reciproco nell'amore coniugale e nei rapporti familiari, la proposta di rifondare le relazioni sociali sulla fraternità e sulla collaborazione non indicano una via facile, di tutto riposo; non promettono una pace a buon mercato. L'uomo nuovo in Cristo deve sapere di essere chiamato a una sfida mortale contro le insidie del maligno. Questi tenta in ogni modo di impedire che si instauri tra le persone il clima voluto da Dio, perché in esso si riducono drasticamente gli spazi del peccato e dell'egoismo. Non bastano le risorse umane per opporsi a quelle insidie: la forza e il vigore devono essere attinti «nel Signore» e nella sua potenza. Se non ci si nutre di costante preghiera, di assidua meditazione della parola di Dio, di vita sacramentale e soprattutto eucaristica non si riuscirà a far fronte agli impegni della vita cristiana, nella famiglia e nella società.
  • Diego Coletti, in Avvenire 29 luglio 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » ven lug 31, 2009 3:18 pm


  • Nessun impaccio
[/size]

«E anche per me, affinché mi sia concessa libertà di parola per annunciare coraggiosamente il mistero del vangelo, per il quale sono un ambasciatore in catene, e per osare di parlarne con franchezza, come è mio dovere». (Ef 6,19-20)

Paolo si avvia alla conclusione. Chiede una preghiera per sé, indicandone anche espressamente l'intenzione: la sua condizione di prigioniero non diventi uno schermo che impedisca la franchezza dell'annuncio. Anche in catene l'apostolo non pensa al proprio vantaggio o alla liberazione: gli basta poter trovare la «parola franca» per continuare il suo ministero di ambasciatore del mistero nascosto da secoli e ora svelato tramite il vangelo di Gesù. Non esiste condizione umana che possa impedire l'annuncio della fede. Certe situazioni, anzi, che potrebbero sembrare contrarie al libero e facile esercizio dell'apostolato, possono venir trasformate, con la grazia di Dio invocata nella preghiera, in circostanze inaspettatamente favorevoli alla seminagione della parola di Dio. L'ininterrotta storia del martirio cristiano lungo i secoli ne è la prova indubitabile.
  • Diego Coletti, in Avvenire 30 luglio 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » ven lug 31, 2009 3:25 pm


  • Sincero amore
[/size]

«Dio Padre e il Signore Gesù Cristo accordino ai fratelli pace e amore con fede. La grazia sia con tutti coloro che amano il Signore nostro Gesù Cristo con sincero amore». (Ef 6,23-24)

L'effusione della pienezza dei beni messianici, elencati nei termini di pace, amore e fede, è l'augurio conclusivo rivolto da Paolo ai fedeli di Efeso. Egli sa che la comunità è animata da un amore incorruttibile per Gesù: questo è il segno della grazia che ha raggiunto il cuore dei credenti, e insieme è la risposta alla grazia che dilata lo spirito umano perché possa accogliere una misura di grazia sempre maggiore. Nulla di esterno alla libertà dei credenti potrà corrompere questo amore. Solo il peccato ha la tragica forza di opporsi al dono della grazia, di rendere impossibile l'accoglienza della pace del Signore, di interrompere il circuito della carità e di spegnere lentamente ma inesorabilmente anche la fede. Il sincero amore - le ultime due parole della lettera - è la sintesi estrema di quanto è richiesto all'uomo nuovo per rimanere nella vita e nella gioia che gli vengono donate da Cristo.
  • Diego Coletti, in Avvenire 31 luglio 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 10:55 am


  • Dinamica di vita
[/size]

«Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi,… tenendo continuamente presente l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra costanza nel Signore nostro Gesù Cristo». (1Ts 1, 2-3)

Il ringraziamento cristiano – che è dello Spirito nel cuore di chi prega – non ha limiti di tempo e di spazio, vede Dio al fondo di ogni persona/evento. La comunità di Tessalonica emerge, dalla parola di Paolo, nella dinamica della sua vita, che provoca quella delle nostre comunità: è operosa nella fede, impegnata nella carità, ferma nella costanza. Il fulcro della vita cristiana balza dal primo testo del Nuovo Testamento con le esigenze forti e concrete della sequela di Cristo: impegno umano che risponde a un dono. La fede, accoglimento del battesimo, immette nella sequela di Cristo, nel suo rapporto col Padre, nell’amore dello Spirito. La carità, morte a se stessi perché viva l’altro, apre a dimensioni illimitate: «è il genio cristiano, un oceano» ( Paolo VI). La speranza, tensione paziente lungo il cammino umano spesso impervio, apre alla realizzazione di una umanità, percepita da tutti incompiuta, che tende alla piena maturità di Cristo. Siamo condotti, dalle prime parole di Paolo a una comunità amata, al cuore profondo della vita in Cristo, in cui tutte le dimensioni del vivere sono accolte e saziate.
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 1 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 10:58 am


  • Dentro la parola
[/size]

«Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo infatti non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene». (1Ts 1, 4-5)

Fratelli amati dal Signore – così Paolo chiama i suoi primi evangelizzati –, i Tessalonicesi e noi con loro, sono stati scelti da Dio: l’incontro col Vangelo non muove da alcuna iniziativa umana, per quanto sapiente è pura grazia. Infatti si diffonde non solo tramite la parola ma in un modo intimo, intensamente persuasivo, anche dove può suscitare contrasti e opposizioni. Un modo che è energia di Spirito Santo, potenza capace di suscitare una profonda convinzione, di coinvolgere nell’incontro con la persona di Gesù Cristo. L’annuncio, che passa per l’uomo, e richiede tutta la sua passione, non è però opera d’uomo, ma di Dio, si attua nella forza dello Spirito, travalica ogni mediazione umana, anche la più apparentemente efficace, immette nella vita di Cristo. Il richiamo di Paolo al suo comportamento tra i Tessalonicesi è richiamo allo Spirito, che solo evangelizza. È richiamo a tutti i battezzati, a tutti gli evangelizzatori, che divengono tali nella misura in cui si fanno piccoli, spariscono entro la Parola che annunciano.
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 2 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:00 am


  • L’imitazione
[/size]

«Voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia». (1Ts 1, 6-7)

Il testo originale recita: «Voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore…». Paolo enuncia il tema dell’imitazione di Cristo, che richiama quello della sequela. Essa immette nella morte/risurrezione di Cristo, perciò comporta la croce. La parola del Vangelo è stata accolta dai Tessalonicesi e viene abitualmente accolta da chiunque si apra al suo ascolto, nella tribolazione, nella prova, anzi in mezzo a grandi prove. Il dono del Vangelo si accompagna alla tribolazione, via ineliminabile nell’imitazione di Cristo. E pure, e non è un paradosso, la Parola è accolta con la gioia dello Spirito Santo. Egli rende gioiosa la prova, perché fa percepire in essa la presenza di Cristo morto e risorto e unisce a Lui. Solo nel morire alle pretese umane, che proliferano in abbondanza, si incontra Gesù Cristo. Paolo paragona il suo esempio a quello del Signore, e non è una gesto di presunzione: egli si sa, si riconosce imitatore di Cristo ( 1Cor 11,1). Imitazione che non è solo sottomissione, perché Gesù di Nazaret è il Risorto, vivente nello Spirito. Imitarlo è lasciarsi trasformare dall’annuncio fino ad aderire a lui.
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 4 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:02 am


  • La seminagione
[/size]

«Per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Mesopotamia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne». (1Ts 1,8)

La Parola accolta dai Tessalonicesi non si limita a loro, diviene subito parola donata a largo raggio, senza distinzione di luoghi e di spazi: i Tessalonicesi l’hanno fatta risuonare dappertutto. Se può esserci nell’espressione una punta di enfasi suscitata dall’entusiasmo di Paolo, rimane la realtà di un annuncio che si propaga: il Vangelo corre. Allo stesso modo la fede, appena sorta nei neo evangelizzati, diviene a sua volta parola, annuncio. Così è, così deve essere per ognuno che riceva il dono del Vangelo: deve divenire a sua volta evangelizzatore. Non ci sono soltanto Mesopotamia e Acaia, Europa e Africa, c’è una umanità che, più o meno consapevolmente, attende il Vangelo, ci sono credenti di altre religioni che aspettano il dialogo con un vero seguace di Cristo, o sono comunque disposti a un confronto con la sua parola. Che è Cristo stesso. Paolo, nella gioia di una seminagione che vede fiorente, afferma di non avere nemmeno più bisogno di raccontare come si è diffusa la Parola a Tessalonica. Quanti di noi siamo discepoli di Cristo abbiamo urgente bisogno di divenire imitatori dei nostri lontani fratelli Tessalonicesi…
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 5 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:04 am


  • Via dagli idoli
[/size]

«Sono infatti (i credenti di Macedonia e Acaia) a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio». (1 Ts 1,9)

I neo convertiti raccontano la loro conversione: incontro con gli evangelizzatori, passaggio dagli idoli a Dio. Il verbo greco usato indica il movimento della conversione: distacco da e moto verso qualcosa. Qui il distacco è dagli idoli, il moto verso Qualcuno. Gl’idoli si oppongono a D io ( Gal 4,8), sono nulla ( 1 Cor 8,4 ). Volgersi dagli idoli a Dio è passare dal non essere alla realtà, dalla morte alla vita, dalla vanità al Dio vivente ( At 14,15 ). Il distacco dagli idoli è effetto dell’annuncio. Il Vangelo strappa dagli idoli e chiama a Dio. Al nostro mondo occidentale, opulento e inquieto, che accanto a milioni di poverissimi vive una sovrabbondanza di beni e affoga l’inappagamento di pensieri deboli in relativismi deludenti e in permissivismi sfrenati, questa parola di Paolo risuona con un vigore capace di scuotere ogni coscienza. Siamo tutti, in qualche misura, immersi in idoli: culto del corpo, della forza, del denaro, del potere, del piacere, culto di sé fino ai deliri di onnipotenza e alle malattie psichiche relative. Su tutti, l’idolo gigante di un io che, esasperato nell’ansia di affermazione di sé e di consenso, non trova pace. Fino a che non si arrenda all’Altro.
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 6 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:06 am


  • Il liberatore
[/size]

«Per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene». (1Ts 1, 9-10)

Con una formula di professione di fede del Kerigma primitivo, forse eco-frammento della catechesi orale, Paolo mostra il nucleo centrale dell’annuncio. È il cuore, la sintesi folgorante della vita cristiana: servire, in comunione d’amore con lui, il Dio vivo e vero, fonte della vita, attendere il Figlio Gesù, che Dio ha risuscitato dai morti per la salvezza dell’uomo dal giudizio. Dimentico del passato, il cristiano vive impegnato nel presente e spalancato al futuro, dal quale irraggia anche sull’oggi la luce di Gesù, il liberatore dal giudizio. Esso mette in luce, nell’incontro con Cristo, ogni piega di realtà nascosta. E si attua già ora, nel tempo: guerre, violenze, ingiustizie, le mille facce del male, dell’odio che prolifera nel «recinto chiuso dei poteri» ( E. De Luca) sono già giudizio, espressione dell’ira di Dio. Ma anche la liberazione è già in atto: in ogni azione non violenta, coraggiosa contro il male, in ogni mite tenacia in difesa del fratello oppresso o rifiutato, nello sforzo ostinato per superare le discriminazioni tra gli umani, nell’accoglienza del povero, del piccolo - «nasce tra i clandestini l’ultimo Gesù» ( E. De Luca) - opera il Liberatore.
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 7 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:07 am


  • Duro lavoro
[/size]

«Dopo aver sofferto e subito oltraggi…, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte… Lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi vi abbiamo annunziato il vangelo di Dio». (1Ts 2, 2.9)

Agli oltraggi dei prepotenti fa scudo l’ardimento degli apostoli. L’annunzio del Vangelo è una lotta. La notizia buona non è notizia facile, è forza d’urto che agisce su chi la comunica e chi la riceve, coinvolge la vita in una dinamica di rottura permanente. Il Vangelo è un dono, va donato. Non ha prezzo, si offre come si riceve. Evangelizzare è lavoro, ma non comporta che si pesi sui fratelli. Paolo, fabbricatore di tende per non dipendere dalle comunità che costituisce, fin dalla sua prima lettera richiama la sua condizione di lavoratore. Il lavoro duro, che spoglia di sé, crea lo spazio dove risuona l’annunzio. Solo così esso è vero. Provocazioni per ogni battezzato/evangelizzatore. La persecuzione ha tanti volti: rigetto violento, corretta indifferenza, tentativo di cattura di chi annuncia per fini altri dall’accoglienza del Vangelo… Resistere a insidie persuasive, opporsi con mite fermezza alle aggressioni, è dare e insieme far proprio l’annuncio. Dovere del cristiano: «Tenere per sé la Parola che deve essere comunicata, è nascondere il grano» ( Gregorio Magno ).
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 8 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:09 am


  • Nudo annuncio
[/size]

«Come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo, così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione… E neppure abbiamo cercato la gloria umana, … pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo». (1 Ts 2, 4-7)

La parola degli apostoli dipende dalla scelta che Dio ha fatto di loro. Essi ne sono tramite, tenuti ad assoluta fedeltà al Vangelo, a piacere a Dio — che sa il cuore dell’uomo —, cioè a servire Cristo ( Gal 1,10), non a piacere agli uomini, ai quali la parola di salvezza è rivolta. Piacere a Dio può comportare dispiacere agli uomini, per il loro bene profondo. L’annuncio richiede chiarezza, esclude tortuosità, adulazione. Esclude la ricerca, insidiosa, spesso inconsapevole, di gloria umana: consensi, riscontri gratificanti da parte di coloro a cui il Vangelo è rivolto. Paolo non ha voluto esercitare il peso (così l’originale) dell’autorità di apostolo di Cristo, chi dona il Vangelo serve, non domina, vuol essere collaboratore della gioia di chi l’accoglie ( 1 Cor. 1,23 ). Essenzialità dell’annuncio, che deve essere spoglio, nudo, per risuonare forte e vero, raggiungere l’uomo interiore e aprirlo all’incontro con la buona notizia: che «non è soltanto una Parola, ma è una Persona, Cristo stesso, risorto, vivo» ( Benedetto XVI).
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 9 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:13 am


  • Con tenerezza
[/size]

«Siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettere non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete divenuti cari». (1 Ts 2, 7-8)

Gli apostoli sono amorevoli (letteralmente miti, affabili) come una madre – il termine usato è nutrice, e indica la madre nel suo gesto più materno –, che ha cura, letteralmente scalda (di affetto) i suoi figli. Immagine tenerissima, richiamo all’ uccello che cova: «Parole che si pronunciano solo nell’incanto di un amore che nasce» (B. Rigaux). Chiaro e franco nel dare l’annuncio, l’evangelizzatore è pieno di un amore che ha tutti i toni della maternità: nutrimento, protezione, sollecitudine, dolcezza… Paolo, affezionato ai suoi Tessalonicesi, avrebbe desiderato, gioito nel dar loro, con il Vangelo, la stessa vita (il respiro, l’alito vitale), tutto se stesso. Motivo unico del dono totale è l’amore. «Segno d’amore sarà la cura di donare la verità e di introdurre nell’unità,… dedicarsi senza riserve all’annuncio di Gesù Cristo» (Paolo VI, EN). «La verità sta – il cristiano direbbe si esprime – nella tenerezza» (E. Pound ): rispetto di ogni coscienza, attenzione a non ferire, non turbare, a risvegliare a una realtà già intima all’uomo. «Vive in fondo al cuore la freschezza più cara» ( G.M. Hopkins ).
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 11 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:16 am


  • Degna risposta
[/size]

«Come un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi. Vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che chiama al suo regno e alla sua gloria». (1 Ts 2, 11-12)

Alle cure d’amore di una madre per i figli va pari l’educazione del padre: sono i due atteggiamenti degli apostoli. Gli evangelizzati sono chiamati figli ( Cor 4.14-15), per la generazione alla fede suscitata dal dono dell’annuncio. Gli apostoli incoraggiano, cioè sollecitano amichevolmente, scongiurano di comportarsi – in senso letterale di camminare –, in modo degno di Dio. In risposta alla vocazione ricevuta, alla scelta da lui fatta di chiamare al Vangelo. Solo l’autorivelazione di Dio in Gesù muove alla sequela di Cristo, apre all’accoglienza del suo messaggio di salvezza, all’attesa della partecipazione piena alla sua comunione. Alla chiamata di Dio deve seguire una risposta degna. Nessuna norma etica è suggerita, ma l’impegno è immenso: un’accoglienza espressa in gesti di vita convenienti al Dio che rende partecipe l’uomo della gloria del regno: realtà escatologica anticipata per accenni dalla vita in Cristo, splendore di un compimento glorioso di cui si hanno presagi in ogni profusione di bellezza, e in ogni briciola d’amore incontrato e donato sul cammino dei passi umani.
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 12 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:17 am


  • Potenza rivelatrice
[/size]

«Rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la Parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come Parola di Dio, che opera in voi che credete». (1Ts 2, 13)

Paolo ringrazia Dio: i Tessalonicesi, ricevendo la Parola annunziata, hanno accolto non una parola di uomini, ma … una Parola di Dio. Dal testo originale, che non ha come , emerge tutta la forza della Parola. Il Vangelo è Parola di Dio perché fa capo al Figlio di Dio, e perché mediante il suo annuncio Dio chiama alla salvezza. La Parola è di Dio: egli l’ha immessa nella storia per farla esprimere dalla parola degli uomini, perché la trasmettano con i condizionamenti di tempi, culture, linguaggi diversi. Ma è sua: il vangelo di Dio e di Cristo. In chi l’accoglie come tale, opera, dispiega la sua potenza rivelatrice, trasforma, rende testimoni di Cristo. «La Parola del Signore ha tutta la potenza del Dio vivente che ha risuscitato Cristo dai morti. La stessa operazione, con la stessa intensità e la stessa forza dinamica continuamente crescente, è in atto in noi quando ci poniamo di fronte al Padre e invochiamo che il suo Spirito di rivelazione ci consenta di capire la sua Parola in modo che il Logos eterno, creatore e salvatore, si realizzi in noi» ( G. Dossetti).
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 13 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:20 am


  • Amicizia divina
[/size]

«Quanto a noi, fratelli, per poco tempo privati della vostra presenza di persona, ma non con il cuore, speravamo ardentemente, con vivo desiderio, di rivedere il vostro volto». (1Ts 2, 17)

Lontano da Tessalonica, Paolo è privo dei suoi figli. È stato per loro padre e madre, ora se ne sente orfano, in un vuoto doloroso in cui affonda la densità dei sentimenti che lo lega a loro. Eppure la privazione è breve, di persona (alla lettera: di ciò che cade sotto gli occhi), non di cuore, ma basta a dargli un senso di abbandono, di solitudine. Manca la presenza fisica, non la comunione interiore, che però essa invoca. Paolo si protende verso i suoi, la sua prima Chiesa, con desiderio struggente. La stessa tensione lo animerà verso ogni sua comunità (Rm 1,9-11 ). Le prime Chiese ci additano l’intensità di una comunione sempre cercata e mai raggiunta. Il Vangelo crea un ambiente di fraternità, suscita rapporti di intimità unici, fino ad accendere il desiderio del volto di chi è caro. In un mondo disunito, in una «vita liquida», nella frenesia di un correre precario, verso mete mobili, la Chiesa, che «nasce da un’amicizia divina» deve parlare «il linguaggio dell’amicizia», (Paolo VI), essere comunione. Solo così «si unisce a tutti gli uomini, condivide le loro gioie e i loro dolori, portando loro la pace e la luce del Vangelo» (A.G., 12).
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 14 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:21 am


  • Vita in crescita
[/size]

«In mezzo a tutte le nostre necessità e tribolazioni ci sentiamo consolati a vostro riguardo, a motivo della vostra fede. Ora sì ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore». (1Ts 3, 7-8)

Tutte le costrizioni, le tribolazioni vissute affondano, in Paolo e negli apostoli, nella consolazione recata loro dalla fede dei Tessalonicesi. Fine della missione è trasmettere e rafforzare la fede. Il buon esito della missione agisce in modo analogo sui missionari. Effetto abituale della Parola annunziata: rimbalza su chi l’annunzia, agisce su di lui come sui neo-evangelizzati. È la circolazione di grazia operata dal Vangelo. L’evangelizzazione comporta la tribolazione, generare alla fede è doloroso come generare alla vita. Ma dà la consolazione della vita. «Le radici degli alberi sono amare, ma portano frutti dolcissimi» (Giovanni Crisostomo ). Paolo rivive, se i suoi rimangono saldi nel Signore. Un tono di calda umanità anima il suo respiro di sollievo, approdo di una lunga sofferenza. Fede è stare saldi nel Signore, in una adesione a Lui che è vita in crescita (se rimanete saldi) entro la stabilità di un rapporto mai finito. Dono da chiedere con umiltà, che può venir meno, perché «nella fede viene messo in gioco quanto abbiamo di più nostro e di più intimo, il nostro cuore, la nostra intelligenza, la nostra libertà» (Benedetto XVI).
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 15 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:24 am


  • Irresistibile amore
[/size]

«Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio, noi che con viva insistenza… chiediamo di poter vedere il vostro volto e completare ciò che manca alla vostra fede?». (1Ts 3, 9-10)

La gioia di Paolo per la fede dei Tessalonicesi si fa preghiera, ringraziamento. È una gioia più che umana: davanti al nostro Dio. Paolo si protende verso i neoevangelizzati per continuare a farli maturare nella fede: mai compiuta, chiamata a una crescita continua. La fede è dono, luce dello Spirito, percezione del mistero, al di là di ogni sostegno. «È la radice delle facoltà nuove dell’uomo nuovo in Cristo» (G. Dossetti). Ma quanto più cresce, tanto più espone a rischi. Non è mai scontata, è difficile. Lo provano i santi. L’insidia è data oggi dagli aspetti negativi della nostra civiltà: violenza, corruzione, cinismo, disprezzo della vita, perdita di senso, ricerca spasmodica di surrogati alienanti. Mentre l’avanzare di altre religioni impegna i cristiani a una testimonianza umile e forte. La missione è tribolazione, ma anche gioia della fede donata a chi non l’ha, e di chi l’accoglie. È comunione, desiderio di condivisione del Vangelo nel calore di una comunità di fratelli amati, dai volti cari e desiderati. È amore. Nessuno resiste all’amore, alla gioia che irradia.
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 18 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:26 am


  • Desiderio e gioia
[/size]

«Voglia Dio stesso, Padre nostro, e il Signore Gesù Cristo, guidare il nostro cammino verso di voi. Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti…, per rendere saldi i vostri cuori, irreprensibili nella santità davanti a Dio Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi». (1Ts 3, 11-13)

La gioia di Paolo per la fede dei Tessalonicesi si trasforma in preghiera al Padre perché con Gesù Cristo gli apra la via verso di loro. E in preghiera a Gesù, perché crescano nella carità, fra loro e verso tutti, sovrabbondino in essa (Fil 1,9). Nell’attesa della pienezza definitiva. La carità, «risposta al dono dell’amore col quale Dio ci viene incontro» (Benedetto XVI), rende saldo il cuore nella fede, apre alla santità, prepara alla venuta di Gesù nella gloria. È frutto della fede, che sfocia nell’amore per vicini e lontani. Solo un cuore espropriato di sé e abitato da Cristo può vivere la carità e perseverare in essa fino all’incontro definitivo con Lui. La preghiera di Paolo è un ringraziamento pieno di desiderio e di gioia. L’immagine di una Chiesa consumata nella carità, che egli quasi presenta al Signore con umile fierezza, ci rende partecipi della passione apostolica, ci coinvolge nella grazia dell’annuncio d’amore ricevuto, da ridonare con la vita fino al giorno del Signore.
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 19 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 11:31 am


  • Nome e luogo
[/size]

«Vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio e così già vi comportate, ­possiate progredire sempre di più… Questa infatti è la volontà di Dio, la vostra santificazione». (1 Ts 4, 1- 3)

L'inizio della parenesi dell’apostolo è un discorso pieno di confidenza tra amici accomunati dalla fede. Paolo si rivolge ai Tessalonicesi nel nome presenza di Gesù, luogo del suo dialogo con loro. Essi hanno già appreso come piacere a Dio, già vivono la sequela, nota l’apostolo con incoraggiante finezza, ma il cammino non conosce soste. La volontà di Dio è la fonte del suo progetto di salvezza che si attua in Gesù. Per essa Egli ha dato se stesso per i nostri peccati (Gal 1,4), per essa Dio ci ha resi suoi figli in Cristo, per manifestarne il mistero (Ef 1, 6.9). Essa chiede che i cristiani siano santi. Santo è Dio solo, ma l’abisso tra la sua santità e la piccolezza umana è stato colmato da Cristo. Scelti in Lui per essere santi (Ef 1,4), nel dono dello Spirito si è aperta la nostra capacità di risposta. I modi della santificazione sono infiniti come lo Spirito che riluce in ogni coscienza e sono feriali come la vita: viverne in Cristo ogni passo, coglierne anche nelle ore buie la grazia nascosta, « trovare deliziosa la parte che ci assegna Gesù » (S. Teresa di G. B.).
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 20 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 3:25 pm


  • Cammino senza fine
[/size]

«Riguardo all’amore fraterno,… voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e questo lo fate... Ma vi esortiamo, fratelli, a progredire ancora di più e a fare tutto il possibile per vivere in pace, occuparvi delle vostre cose e lavorare con le vostre mani». (1Ts. 4, 9-11)

Dio solo può insegnare l’amore: i Tessalonicesi vi sono stati educati da Lui. Ad amare si impara amando, la carità è un dinamismo continuo. Paolo esorta i suoi primi evangelizzati a progredire in essa. La parenesi non è moralistica, il cristianesimo non è dottrina ma la vita del Signore Gesù. Dal rapporto con Lui scaturisce la parola di consolazione e di pace, appello alla vita nuova che nasce dall’annuncio. Le esortazioni di Paolo sono richiami del Signore, voce mite e vigorosa che invita al cammino senza fine dell’amore fraterno: rispetto degli altri, ricerca della pace, operosità. Richiami provocatori per noi. «La comunità ecclesiale (è) chiamata a essere casa ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l’intera famiglia umana» ( Benedetto XVI). Come viviamo la carità, pratichiamo l’accoglienza, l’ospitalità verso immigrati, uomini di altre razze, culture, religioni? Siamo spalla o «terra chiusa» per quelli che si rifugiano da noi senza più radici, che «da qualunque distanza arriveranno a noi a milioni di passi?» (E. De Luca).
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 21 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 3:28 pm


  • Totale fiducia
[/size]

«Non vogliamo lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù Cristo è morto e risorto, anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui quelli che sono morti». (1 Ts 4, 13-14)

Al timore dei Tessalonicesi che i cristiani già morti non possano partecipare alla venuta del Signore, Paolo oppone la speranza nel Risorto. Non devono essere tristi come quelli che non credono in Cristo, «speranza della gloria» (Col 1,27). Non è chiesto di non soffrire per la morte dei propri cari, ma di soffrire nella speranza. Quelli che sono morti in Gesù, in comunione con Lui, partecipano della sua risurrezione. La passione della morte non è eliminata, ma superata, se vissuta in Gesù, «primizia di coloro che sono morti» (1Cor 15,20). Sono tristi e non hanno speranza l’espressione ha un suono di morte - quelli «che non conoscono Dio» (1Ts 4,5). Chi avverte la morte vicina, «deve sentirsi scarnificato nelle parole e nei sentimenti,… sentire tutta la grandezza e l’oscurità di quel momento… (Ma) la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio» (C.M. Martini). Il Vivente, che in Cristo ha vinto la morte. Speranza, dono capace di investire la vita, che le sue ore più intense spalancano a un altro orizzonte, percepito vicino, di gioia/pace definitive.
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 22 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 3:30 pm


  • In ogni gesto
[/size]

«Voi, fratelli, non siete nelle tenebre… Siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. Non dormiamo dunque…, ma vegliamo e siamo sobri». (1 Ts 5, 5-6)

I cristiani non appartengono alle forze del male, sono figli della luce, ricevuta nel battesimo e alimentata dalla fede, e figli del giorno, vigilanti in attesa del giorno del Signore (Rm 13,12-13). Non possono far parte delle tenebre e della notte. La luce, Cristo, va attesa vegliando, nella sobrietà: forza per aprirsi al tempo di Dio, tempo di amore all’uomo, di accoglienza del più povero: non iniziativa umana ma misura spirituale, che comporta l’ebbrezza dello Spirito. Alla rapace potenza di sopraffazione del tempo cronologico il cristiano oppone l’attesa vigilante di Cristo, «il sentimento di chi aspetta un amico… Vivere per qualcuno che ci è vicino al punto che i nostri occhi seguono i suoi, gli leggiamo in viso e nel cuore» (J.H. Newman). Vigilanza, attesa di Gesù, sguardo al suo ritorno qui e ora. Ogni fratello l’ anticipa, consente di realizzare, amandolo, l’amore/attesa di lui che viene. E si fa precedere da ogni «qualcuno che ci è vicino». Vigilanza, occhio spalancato sul giorno del Signore che verrà ed è già qui, in ogni gesto compiuto per i fratelli, in ogni luce accesa nelle situazioni più oscure, tenuta alta nella speranza.
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 23 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 3:34 pm


  • Responsabile fatica
[/size]

« Vi preghiamo, fratelli, di avere riguardo per quelli che faticano tra voi, che vi fanno da guida nel Signore e vi ammoniscono; trattateli con molto rispetto e amore, a motivo del loro lavoro. Vivete in pace tra voi». ( 1Ts 5, 12- 13)

L’ufficio di governare viene dal Signore, è un servizio a lui e ai fratelli. Faticare, guidare, ammonire sono doveri dei responsabili della comunità. Faticare comporta impegno, stanchezza, sostegno da parte della forza di Dio (Col 1.29). Guidare significa prendersi cura, una responsabilità d’amore nei confronti delle persone affidate alla propria dedizione. Anche ammonire, compito intimamente legato all’annuncio, è espressione d’amore (1Cor 4,14), e richiede amore e sapienza (Col 3,16). Complesso e delicato, il compito dei responsabili della comunità deve essere riconosciuto e apprezzato dai suoi membri. Paolo raccomanda ai Tessalonicesi di stimare e amare quelli che presiedono, di circondarli di stima affettuosa. Per il loro lavoro, cioè quanto essi fanno non per se stessi, ma per il Signore. Provocazioni per tutti i cristiani: per chi presiede, perché ami e serva dimentico di sé; per chi è guidato, perché ami e stimi chi si affatica per lui. La pace è il frutto maturo di una comunità in cui tutti cercano di servire solo la buona notizia.
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 25 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Avatar utente
miriam bolfissimo
Messaggi: 17774
Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
Contatta:

Anno Paolino 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 01, 2009 3:37 pm


  • Armonia e bene
[/size]

«Vi esortiamo, fratelli, ammonite chi è indisciplinato, fate coraggio a chi è scoraggiato, sostenete chi è debole, siate magnanimi con tutti… Cercate sempre il bene tra voi e con tutti». (1Ts 5, 14-15)

La comunità richiede una vita ordinata, armoniosa. Perciò gli indisciplinati vanno richiamati agli impegni della vita cristiana, quelli che hanno paura incoraggiati, i deboli nella fede sostenuti (Rm 14,1). Occorre poi essere pazienti, magnanimi con tutti. La magnanimità esprime la bontà di Dio (Rm 2,4): frutto dello Spirito (Gal 5,22 ), è la prima manifestazione dell’amore (1Cor 13,4). Di questi atteggiamenti non solo i capi ma tutta la comunità è responsabile. Nessuno può defilarsi davanti all’impegno del bene comune. L’ultima raccomandazione riguarda la ricerca del bene. Deve essere perenne e universale, perseguita all’interno e all’esterno della comunità (Gal 6,10). Emerge un ritratto di comunità cristiana che interpella tutti. Comunione di fratelli con e in Cristo, la responsabilità di ognuno è testimonianza di Lui. Occorre una continua crescita nella fede che rende la comunità una famiglia di cui Cristo è il centro. Il bene, vittoria contro le forze centrifughe che insidiano la vita comune, è frutto dello Spirito, frenato dagli instabili nella fede, dagli incerti, che ne scoraggiano gli slanci, dai deboli, che ne ignorano l’audacia. La magnanimità è la pazienza dell’amore che lotta con quieta forza per diffondere Cristo-pace.
  • Emanuela Ghini, in Avvenire 26 agosto 2009
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Rispondi

Torna a “PICCOLA BIBLIOTECA RELIGIOSA... per riflettere insieme”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 4 ospiti